Leonardo da Vinci è pop

All’annuale “Festa del Teatro” di San Miniato, il regista Michele Sinisi mette in scena la storia del Cenacolo leonardesco, una moderna e dinamica rappresentazione attraverso aneddoti, dati storici e scientifici e spunti di vita quotidiana

Nell’anno delle celebrazioni per il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci, che si stanno svolgendo un po’ ovunque e in diversi ambiti, non poteva mancare quella della Fondazione Istituto dramma popolare di San Miniato. Per il tradizionale appuntamento della “Festa del Teatro”, che, ricordiamolo, ha ispirazione in temi di natura religiosa e spirituale e, in senso più ampio, legati ai valori dell’uomo, è stato commissionato un testo ex novo a Michele Sinisi, regista e attore pugliese distintosi lo scorso anno per una bellissima messinscena de La masseria delle allodole dal romanzo di Antonia Arslan sul genocidio degli armeni.

Insieme al drammaturgo Francesco Asselta, Sinisi ha lavorato alla scrittura e all’elaborazione di un testo intorno alla figura del grande genio individuando nel celebre affresco del Cenacolo il tema ispiratore. Aneddoti, dati storici, biografici e scientifici, spunti di vita quotidiana, riflessioni ironiche, compongono Cenacolo 12+1, questo il titolo dello spettacolo che sviluppa un racconto scenico composto di dodici quadri attraverso i quali si ripercorrono le diverse epoche che hanno caratterizzato una delle opere più importanti della storia, un affresco che ha rivoluzionato e avuto influssi vastissimi sull’arte del suo tempo.

A scandire le sequenze della messinscena, segnate da cartelli con i numeri dei diversi “round”, sono una hostess di bordo in divisa fucsia, un po’ svampita e sensuale, con, all’inizio, un buffo, borioso e panciuto professore al mixer, che illustrerà in maniera sommaria le origini dell’opera agli attori impegnati distrattamente in una lezione di danza (in seguito nei panni di studenti, inservienti, soldati, suore, due prostitute, un artista e un committente, un cardinale). Si va dalla prima cena dei frati in refettorio di fronte all’affresco appena ultimato all’arrivo delle truppe napoleoniche che usano le facce degli apostoli come bersagli per ammazzare il tempo; dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale ai successivi restauri, alla relazione con l’opera trascurata e in ombra, la Crocifissione di Donato Montorfano, posta di fronte nel refettorio di Corso Magenta a Milano, lo spettacolo segue le sorti di quel capolavoro che non fu sempre destinatario di ammirazione e venerazione.

Il marchio del regista Sinisi, sempre sensibile nel tradurre la contemporaneità, e qui il sacro oggi, è ben identificabile nella commistione di generi espressivi che caratterizza il suo teatro. Dal taglio cinematografico negli attraversamenti da una scena all’altra, con entrate e uscite degli attori in più ruoli e dai diversi dialetti, ai riferimenti colti che includono citazioni da Shakespeare a Thomas Bernhard, da Mastroianni a Andy Warhol. E ancora: dall’arte installativa con la collazione in scena di enormi materassi messi a proteggere lUltima Cena sospesa in alto avvolta in cellophane (alla maniera dell’artista bulgaro/americano Christo, noto per la tecnica di impacchettamento) e che non sarà mai mostrata, alla musica rock e pop con le musiche di Jimi Hendrix e dei Coldplay; per finire con un balletto corale sulle note di Casio dei Jungle dopo che gli attori si sono posizionati ciascuno nella stessa posa degli apostoli del Cenacolo mentre la voce artificiale di Google elenca i possibili hashtag # dello spettacolo, quelle parole chiave attorno a cui ruota l’operazione 12+1.

E quell’1 misterioso del titolo scopriremo in ultimo essere Leonardo in persona che, truccato e in costume d’epoca, entra smarrito andando ad occupare il posto centrale riservato a Cristo, per infine unirsi al ballo. Se aggiungiamo a tutto questo finora descritto i costumi d’oggi e molto colorati dei personaggi, e le rutilanti luci da concerto, il risultato generale è uno spettacolo pop, nell’accezione anche di popolare, che certamente non guasta.

Si rimane, però, perplessi non tanto sull’operazione in sé – che apre l’Istituto Dramma Popolare a nuove modalità espressive e di rappresentazione rispetto alla tradizione -, ma sull’aspetto drammaturgico, sulla compattezza di un testo che ci è sembrato troppo frammentato nella mescolanza di rimandi, citazioni storiche e attuali, rendendo, di conseguenza, sfrangiata la resa dell’allestimento.

“Cenacolo 12+1”, drammaturgia Francesco M. Asselta e Michele Sinisi, regia Michele Sinisi con Stefano Braschi, Giuditta Mingucci, Stefania Medri, Donato Paternoster, Nicolò Valandro e con gli allievi del corso di perfezionamento del Teatro Di Roma Alfredo Calicchio, Gabriele Cicirello, Aurora Cimino, Giulia Eugeni, Francesca Fedeli, Marisa Grimaldo, Eugenio Mastrandrea, Camilla Tagliaferri
scene Federico Biancalani, costumi G.d.F. Studio, disegno luci e direzione tecnica Rossano Siragusano, aiuto regia Nicolò Valandro. Elsinor Centro di Produzione Teatrale per Istituto Dramma Popolare di San Miniato – in collaborazione con Teatro di Roma.

 

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