Le mostre al Palazzo delle Esposizioni

La retrospettiva di Cesare Tacchi e Human + il futuro della nostra specie

Ecco un’occasione per fermarsi a guardare un recentissimo passato e proiettarsi sul futuro. Cominciamo dalla seconda scelta, cioè la rassegna Human + Il futuro della nostra specie, aperta fino al primo luglio. Diventeremo tutti dei robot o grazie alle manipolazioni genetiche delle creature metà umane e metà robotizzate?

È un’ipotesi inquietante e affascinante. Fascinosa perché la mente umana viaggia alla ricerca di nuovi modi di essere e relazionarsi, ma disturbante perché si possono creare dei mostri, persone teleguidate e incapaci di libertà autentica. Certo, film fumetti e fantasy ci hanno abituato ad un futuro in cui tutto sembra possibile in una evoluzione infinita di mezzi, ma l’uomo-scienziato “creatore” saprà trovare un limite e non superarlo, impedendo la massificazione umana più di quanto già avvenga attualmente?

Sono domande che ciascuno si può fare visitando senza fretta la mostra disposta in cinque sezioni: “abilità aumentate”, “incontrare gli altri”, “creare l’ambiente”, “I limiti della vita”, per giungere all’ultima, decisiva, “umano o sovrumano”? La domanda conclusiva è la seguente: l’uomo vuole essere Dio o sostituirsi a lui, e se sì, quale tipo d’uomo, uno solo, alcuni o tutti? In 40 opere – installazioni, foto, sculture, film – realizzate da artisti, designer, scienziati, l’inchiesta diventa fondamentale. Un viaggio, in definitiva, alla scoperta del mondo, di sé, del futuro.

Un occhio invece all’immediato passato e abbiamo la retrospettiva su Cesare Tacchi, fino al 6 maggio (catalogo Palaexpo). Pittore, scultore, disegnatore e molte altre cose, l’artista romano scomparso il 14 marzo 2014 è stato un vulcano, nonostante un carattere silenzioso e riservato o forse proprio grazie a questo. Oltre 100 opere, dagli esordi alla fine, ne disegnano l’itinerario. Affascinanti sono i dipinti estroflessi e imbottiti, le “Tappezzerie”: una rassegna di persone sedute o distese in atteggiamenti amicali o amorosi, coppie felici che trasmettono una idea di serenità animando la superficie, facendocela sentire viva: un corpo anch’essa.

Poi, rivisitazioni dell’arte, come la suggestiva Primavera che “rivede” la tavola del Botticelli con allegria, e una dimestichezza che conquista.  Ma Tacchi prosegue nel cammino, e sottrae la figura umana, concentrandosi su cose, oggetti. Ecco infatti la grande Cornice che non incornicia nulla, ma colloquia con chi le sta oltre. In un certo senso si può avvicinare alle grandi tele colorate di Rothko, che sembra non dicano niente e invece sono colloqui silenziosi con noi. Il percorso di Tacchi attraversa varie tappe ben documentate nella mostra.

Le ultime opere sono ricche di una potenzialità espressiva struggente. Il Bassorilievo dipinto del 2011 è un trittico dove lui, l’artista, si ritrae da giovane e di profilo. È come una immagine dell’archetipo dell’uomo che esplora l’inconoscibile. Tacchi ha tutto sperimentato e anche distrutto, ma in questo lavoro emblematico è rimasto curioso e aperto fino all’ultimo. Da non perdere.

 

 

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