Le liste pulite che non spettano alla legge

L’annuale studio sull’indice di corruzione nei Paesi del mondo colloca l’Italia al 72° posto, mentre le norme sull'incadidabilità dei condannati hanno maglie talmente larghe da non consentire un reale ricambio della classe dirigente, che sarà scelta con una legge elettorale praticamente immutata. Commenta l'articolo
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Alle notizie allarmanti di questi giorni su lavoro, indice di povertà delle famiglie, mercati incontrollabili si sono aggiunte le annunciate dimissioni del presidente del Consiglio Monti, quasi ultimo atto di una rappresentazione dell’Italia sempre più degenerata.

Nei giorni scorsi, ad esempio, è stato pubblicato l’annuale studio sull’indice di percezione della corruzione nel mondo, a cura dell’associazione Trasparency international, che classifica più di 180 Paesi per livello di corruzione nel settore pubblico e politico. I Paesi più virtuosi sono la Danimarca, la Finlandia e la Nuova Zelanda. La meno virtuosa in assoluto risulta essere la Somalia, mentre l’Italia occupa il 72° posto, appena sotto la Macedonia e appena sopra la Bulgaria.

La rabbia della gente cresce ogni giorno di più e la politica non sembra capace di fornire risposte convincenti, tanto da far dire a taluni che quel che servirebbe sarebbe una “primavera italiana”: una rivoluzione anche qui, non violenta e pacifica, che bypassi l’agonizzante burocrazia. Insomma, una via extraparlamentare ma non insurrezionalista. Sono questi i discorsi che circolano tra le persone. La deriva della politica e i suoi effetti sono evidenti. A livello nazionale, una delle riforme più richieste, la riforma del sistema elettorale, non verrà fatta. Si andrà a votare ancora con il “porcellum”, con il rischio di affidare anche per i prossimi cinque anni la nostra democrazia alla turbolenza di una politica debole.

La legge anticorruzione – anch’essa chiesta a gran voce – è stata approvata pochi giorni or sono ma la sua applicazione sembra provocare più di uno sconcerto. Qualcuno l’ha definita “legge colabrodo” con le maglie talmente larghe da permettere comunque la ricandidatura di quasi tutti. E questo perché vale sempre la presunzione di innocenza fino all'ultimo grado di giudizio e solo una condanna definitiva ha ripercussioni su un possibile candidato. Quindi chi è sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, chi è finito fra gli imputati della trattativa Stato-mafia non risulterebbe fuori dalla lista fino a condanna definitiva. E fuori non resterebbe neanche chi è sotto la lente della giustizia per concussione, tentata concussione, abuso d’ufficio, bancarotta, truffa, intestazione fittizia, malversazione e peculato. Gli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla gestione di appalti pubblici, concorso in falso e distruzione o occultamento di documenti pubblici, o che avrebbero concesso autorizzazioni “facili” per le sale Bingo, risulterebbero incandidabili. Ma accadra però che in ogni futura campagna elettorale, da Nord a Sud, tutte queste persone potranno essere candidate. In Sicilia, dove si è appena insediata la nuova Assemblea regionale, ad ogni reato precedentemente nominato corrisponde il nome di qualche deputato attualmente in carica.

In buona sostanza questa norma, per come è stata concepita, taglierebbe fuori dalle future tornate elettorale solo, per restare sempre in Sicilia, due politici: Giuseppe Drago, condannato in via definitiva a tre anni per peculato nel settembre 2009, quando era presidente della regione Sicilia e si era appropriato di fondi della presidenza. Dovrà aspettare il 2015 per ricandidarsi ma, secondo il decreto “liste pulite” dovrebbe attendere fino al 2017, giacché il decreto dispone che «se il delitto è stato commesso con abuso dei poteri o in violazione dei doveri connessi al mandato l’interdizione aumenta di un terzo». Altro interdetto: Totò Cuffaro che, come si ricorderà, è stato condannato per favoreggiamento aggravato alla mafia con condanna definitiva dal gennaio 2011. Cuffaro è stato condannato a sette anni di reclusione. Dovrà aspettare un anno in più, prima di ripresentarsi ad eventuali elezioni.

Come si vede, al momento, questa legge anticorruzione non sembra produrre gli effetti chiesti dalla gente, sempre di più sgomenta di fronte a una crisi che non accenna a mollare la morsa e di cui nessuno – né politici né economisti – sembrano averne compreso la gravità. E monta la rabbia, le urne elettorali ne sono un altoparlante. Il successo del Movimento 5 stelle è emblematico di voglia di novità anche se poi i nuovi eletti mancano di progetti a lungo respiro. E così, alla Regione siciliana si limitano a sostenere o votare contro un provvedimento, volta per volta, e a Parma hanno eliminato il quoziente familiare che consentiva sgravi fiscali alle famiglie numerose.

Dove sono andate a finire, anche in queste nuove formazioni, la profezia e la cultura di governo? Mi sembra che manchi alla politica la parte più concreta: i profeti e gli statisti. Mi preoccupa la rabbia della gente che monta ogni giorno di più anche a causa dei sacrifici che ciascuno è comunque chiamato a fare, sia esso virtuoso o meno. Mi preoccupa l’insofferenza – ormai a un passo dall’ira – nei confronti della casta, di ogni tipo di casta: politica, banche, economia. Ma anche giornalisti e pubblica amministrazione. E quando parte la “ghigliottina” seppur solo mediatica, siamo già a un punto di forte criticità per la tenuta sociale e delle istituzioni democratiche. Tanti segnali mi persuadono che siamo giunti a un punto di non ritorno: non è più possibile pensare di coniugare il welfare con la corruzione, la democrazia con le trattative segrete e con le mafie. Dobbiamo scegliere, o forse ha già scelto per noi la storia. Insomma, che Italia abbiamo nei cuori e negli occhi? Quella della ghigliottina, del sangue mediatico versato sul popolo o una nuova democrazia, più povera economicamente, ma davvero interessata al bene comune? È il momento dell’impegno di ciascuno di noi, singolarmente e insieme. L’odio sociale, le “ghigliottine” mediatiche sono uno dei trucchi del gattopardismo: cambiare per lasciare tutto com’è!

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