Le città del pontefice romantico

Pienza è bella sulle colline che guardano la Val d’Orcia e il monte Amiata. Incontaminata dai secoli, forse perché con la morte, nel 1464, del suo creatore, fu lasciata con quella incompiutezza che la rese di fatto intoccabile.Ma tutti gli elementi fondamentali del borgo natale Corsignano, trasformato nella città di Pio erano ormai portati a termine. La grande piazza trapezoidale – di cui si ricorderà cent’anni dopo Michelangelo per la piazza del Campidoglio romano -, la cattedrale dalla facciata ornata dall’arco trionfale classico sull’impianto gotico germanico. I palazzi che fiancheggiano il fulcro della cittadina, da quello papale con la sua loggia aprica sulla valle agli altri cardinalizi, in un’architettura di raffinato linearismo rinascimentale cara all’ideatore Bernardo Rossellino. E poi le vie e le viuzze, le fontane e i pozzi tutti convergenti alla piazza e divergenti da essa come raggi dal sole. Quanto equilibrio, che armonia di raccordi su queste colline che ormai disegnano da secoli il paesaggio intorno in un modo diverso da quello medioevale. Oggi la città risplende, nel candore degli edifici restaurati, come un punto luminoso, nostalgicamente infinito come il paesaggio che vi si distende intorno e che essa determina. È la grande idea dell’umanesimo, la città dell’uomo come centro della creazione. Papa Piccolomini, intellettuale versatile, di sensibilità che oggi definiremmo romantica per l’amore per la bellezza e la natura, il senso glorioso dell’uomo, l’aspirazione ai grandi ideali – l’unità cristiana dell’Europa di fronte all’avanzata turca – sognava e lavorava in grande. Si ritagliò perciò una città sul monte che fosse squisitamente autobiografica – il duomo all’interno ama le movenze gotiche tedesche, terra che Pio conosceva bene – ma pure simbolo di una cultura in cui l’antico e il cristianesimo combacia- no. Una concezione armonica della vita dell’uomo della natura, rispecchiata in palazzi loggiati libri e opere d’arte di bella fattura ed eleganza somma. Pienza, non solo con le costruzioni, ma con le opere raccolte nel Museo arcivescovile e nel palazzo Piccolomini ne è testimonianza tuttora eloquente. Se Pienza è il luogo della memoria e dell’utopia, Siena è quello della gloria e del messaggio. Chi entri nella Libreria del duomo e si soffermi in quell’ambiente di raffinatezza estrema con le Storie della vita del papa affrescate dal Pintoricchio e amici si troverà a colloquiare intimamente con questo singolare pontefice. Nel tripudio cromatico della decorazione all’antica si aprono teatralmente le scene principali della vita di Pio: letterato, diplomatico, cardinale e papa. Si celebra la gloria dell’Uomo in una atmosfera di festa, composta ma vivace, si narrano imprese poetiche diplomatiche ecclesiastiche: nessuna malinconia, Pio ha sognato, agito, sofferto, ma ha vinto. Intorno a lui anche l’arte a Siena ha preso una nuova direzione. Donatello, vecchio terribile, ha inventato un Battista bronzeo di gusto espressionistico – antici- pando di 500 anni questa corrente -, il Vecchietta un Tabernacolo eucaristico dove dà forza e ariosità a masse e luci, fino alle statue per la Loggia della Mercanzia dove il Federighi e ancora il Vecchietta rivivono alla senese il classicismo fiorentino: cioè unendo insieme forza ed eleganza. Che sono poi i caratteri dell’anima di Pio secondo. Se infatti a Siena, città del silenzio, ci si ferma di fronte alla Loggia che il papa fece costruire per la sua fin troppo amata famiglia, si avverte nello slancio di quelle arcate così belle un respiro vasto eppur ordinato. È la serenità di un papa che, in omaggio all’Enea virgiliano, volle chiamarsi Pius: rispettoso cioè dell’ordine naturale e soprannaturale delle cose di cui aveva colto la fonte. Il che significa l’anima primigenia e più pura del Rinascimento. Mario Dal Bello Pio II. La città, le arti. Pienza, Palazzo Piccolomini, Duomo, Battistero. La rifondazione umanistica dell’architettura e del paesaggio. Siena, Santa Maria della Scala. Palazzo Squarcialupi. La rinascita della scultura. Ricerca e restauri. Fino all’8/10 (cat. Protagon Editori). PIO II, UNA VITA 1405: nasce a Corsignano da genitori nobili caduti in povertà. 1432: al concilio di Basilea come segretario del cardinale Capranica. 1439: segretario dell’antipapa Felice V. 1442: l’imperatore Federico III lo incorona poeta laureatus. Viaggi diplomatici all’estero, romanzi amorosi. 1445: conversione. Si riconcilia col papa legittimo Eugenio IV, diventa sacerdote. Lavora per la fine dello scisma e nel 1447 Nicola V lo crea vescovo di Siena. 1456: diventa cardinale. È impegnato in missioni diplomatiche. 1458. morto Callisto III, diventa papa Pio II. Detterà le sue memorie nei XII libri dei Commentari. Inizia a trasformare Corsignano in Pienza. 1459: congresso dei principi europei a Mantova per la crociata antiturca. 1463. pubblica la celebre Bulla retractationis in cui ritratta gli errori del suo passato. 1464: muore ad Ancona in procinto di partire per la crociata.

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