Lavoro e studio alle caste alte?

Una discussa legge sta per essere approvata dalle due Camere del Parlamento indiano. Lo scopo appare quello di rispondere alle proteste di una parte della classe media appartenente alle classi alte. Un’entrata in campagna elettorale per il premier Modi

Un altro passo molto discusso da parte del governo Modi in India. Nei giorni scorsi il Parlamento indiano, il Lok Sabha, ha approvato una legge che riserva il 10% dei posti di lavoro nel settore pubblico e nelle scuole agli appartenenti alle caste alte della società indiana. Si tratta di una mossa destinata a creare numerose controversie e che, in qualche modo, cerca di limitare quanto la Costituzione indiana assicura alle cosiddette Other backward classes (Obc), i gruppi sociali più discriminati, in particolare i dalit (fuori casta) e certi tribali. Questi ultimi, che costituiscono il 40% dell’intera popolazione del Paese asiatico, avevano e continuano ad avere anche ora una quota riservata pari al 27% sia dei posti di lavoro che di quelli di studio. L’assegnazione di una quota riservata pari al 10% nella scuola e nel lavoro a gruppi sociali più elevati ma meno abbienti – il cui nucleo familiare non superi un guadagno annuo pari a 800 mila rupie, in pratica 9.500 euro – finisce per restringere i numeri per i gruppi più discriminati socialmente che la Costituzione indiana intendeva tutelare. Infatti, si calcola che quasi il 98% dei gruppi familiari non superino la quota prevista (quella delle 800 mila rupie annue) come tetto per ottenere i benefici previsti dalla nuova legge. Il numero di indiani che potrebbero, quindi, avvalersi della nuova legge per trovare lavoro o un posto all’università sarebbe quindi altissimo.

Il disegno di legge è stato il risultato di una serie di manifestazioni realizzate negli anni scorsi da settori della società appartenenti ad alcune delle caste medio-alte che denunciavano di sentirsi seriamente danneggiati dalla politica di riservare posti sia di lavoro in ambito pubblico che di studio, all’interno delle università, solo ai fuori casta e alle popolazioni tribali. La legge che si sta approvando, afferma il governo, desidera ridisegnare l’equilibrio della distribuzione dei posti di lavoro e di quelli di studio universitario in modo più equo e più consono allo sviluppo sociale. Rischia, tuttavia, di limitare i posti alle caste più discriminate che richiederebbero, a loro volta, un nuovo ordinamento in loro favore, perpetuando in tal modo la tensione sociale.

Narendra Modi

La situazione è molto complessa. Infatti, nonostante la politica di riservare posti lavoro e studio a gruppi socialmente discriminati, i dati mostrano che molti dei posti riservati a tale categoria non vengono assegnati perché i candidati che hanno i titoli per concorrere, o non riescono a superare gli esami o non possono realmente dimostrare di averne diritto a concorrere. Questo resta vero da decenni e più volte ha fatto riflettere sulla necessità di difendere le categorie più deboli ma rivedendo tutta la legislazione al riguardo. Inoltre, vari partiti all’opposizione accusano il governo Modi di avere, di fatto, proposto la legge e di averla votata – il Bharatya Janata Party ha la maggioranza assoluta e non ha quindi alcun problema a far approvare questo disegno di legge – prima di lanciare la campagna elettorale. Una legge di questo tipo aiuterebbe Modi, senza dubbio, ad assicurarsi le simpatie di una larga fascia di popolazione, in un momento in cui sembra aver perso il consenso plebiscitario che aveva contraddistinto la sua vittoria elettorale, a livello nazionale, quattro anni fa e quelle locali fino alle elezioni tenutesi nel corso del 2018 dove ha conosciuto le prime sconfitte.

Inoltre, gli attivisti dei settori più discriminati stanno mettendo in luce come l’impostazione della normativa favorisca gruppi sociali che non hanno mai subito forme di discriminazione. Lenin Raghuvanshi, noto attivista sociale a favore dei dalit (i fuori casta), in una intervista concessa all’agenzia AsiaNews, ha affermato che di fatto nessun partito nel Lok Sabha (la camera bassa) ha sollevato una replica politica adeguata alla nuova proposta di legge. Il suo partito, il Dravida Munnetra Kazhagam (Dmk), dello stato del Tamil Nadu, potrebbe essere l’unico a opporsi all’approvazione di quote per le caste elevate e denunciare la mossa come un fallimento della politica e dei politici. Raghuvanshi spiega che la ragione per cui i posti riservati sono stati considerati una soluzione politica d’integrazione sociale è perché essi cercano di risolvere pratiche discriminatorie basate sull’appartenenza di casta. Il sistema delle caste, ancora molto forte nella struttura sociale indiana, è basato, fra l’altro, su un trattamento differenziato e sulla discriminazione strutturale nella società, che si riflette oggi, in particolare, nel settore dell’educazione e dell’impiego. È questo problema sociale che, decenni orsono in occasione dell’indipendenza, l’India voleva risolvere ed era necessario trovare le modalità per farlo. In passato è stato fatto attraverso varie misure costituzionali che offrono posti riservati in base allo svantaggio sociale e educativo. Ad ogni modo, lo scopo della legge attuale è offrire uguali opportunità ai settori economicamente deboli tra le caste elevate.

La legge ha due aspetti da sottolineare. Il primo è che essa afferma che lo Stato può offrire «quote riservate nella nomina o nei posti a favore di qualsiasi settore economicamente debole dei cittadini delle classi non menzionate nella clausola 4 (cioè le classi alte, ndr), in aggiunta alle riserve esistenti»; il secondo è che l’entità delle quote riservate «sarà soggetta a un massimo del 10% di posti per ogni categoria». Sfortunatamente la legge fallisce il test di buon senso su entrambi i fronti. Nella storia non c’è traccia di alcuna discriminazione strutturale nei confronti dei settori economicamente deboli delle caste elevate. Un altro aspetto problematico della legge è la definizione di ciò che costituisce debolezza economica. La legge afferma che «i settori “economicamente deboli” saranno quelli che lo Stato notificherà di volta in volta». È assolutamente non chiaro come i governi dei singoli Stati o quello centrale di Delhi potranno emettere notifiche e come queste possano, poi, essere soggette a verifiche da parte del potere giudiziario.

Il disegno di legge passato ora all’esame del Raj Sabha (la camera alta) sarà comunque destinato a far discutere, ma sembra aver aperto la porta della campagna elettorale, anche se in maniera non ufficiale.

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