La stanza segreta

A Gualdo Tadino, in Umbria, "Capolavori della figurazione contemporanea dalla Collezione Massimo Caggiano”. Una delle raccolte d’arte contemporanea più significative e rappresentative soprattutto per l’Italia (ma non solo) degli ultimi trent’anni di pittura e scultura d’immagine

Un tempo i grandi collezionisti certi quadri li tenevano ben nascosti in casa, alcuni coperti da una tenda da far vedere solo agli intimi. Massimo Caggiano è uno di questi, ma diverse sue opere le ha spostate da casa sua alla Chiesa monumentale di San Francesco a Gualdo Tadino. Perché tutti possano gioire di lavori molto originali. Figurativi, prima di tutto: una tendenza nell’arte che ultimamente ha ripreso quota, senza peraltro essere mai morta del tutto.

Con un particolare: per Caggiano la figura umana è aspetto e manifestazione del Divino. Perciò volti e corpi sono sia sguardo verso il mondo esterno e sia dentro l’anima. “Volti e corpi come armonia dell’Essere e al contempo inquietudine dei secoli XX e XXI”, come scrive Catia Monacelli, direttore del Polo museale cittadino.

L’antologia delle opere esposte diventa dunque un viaggio verso un caleidoscopio di emozioni, di incontri con sensibilità diverse, un invito alla bellezza di dipinti e sculture che tutti insieme formano il poliedro in cui si muove l’espressione artistica.

Capita così di osservare in Presso le antiche acque di Stefano di Stasio (Napoli, 1948), il dialogo fra il mito e la storia sacra: da una parte la lotta di Giacobbe con l’angelo, dall’altra Diana e Atteone.

Un dipinto neo-figurativo che filtra originalmente il barocco e De Chirico. Più oltre si spinge Gianluca Martucci (San Giorgio a Cremano, 1979) con la tela Attraverso il fiore: una delicata poesia amorosa in cui un ramo fiorito di pesco s i innalza dal busto al viso dell’uomo concentrato nel pensiero. E se Livio Scarpella (Ghedi, 1969) scolpisce una terracotta- Nero con conchiglia-,  di una donna, icona di una quasi-Gioconda africana dolorosa del XXI secolo, lo spagnolo Dino Valls dipinge un polittico intitolato Psicostasia, nel 2005.Un’opera conturbante nel misterioso simbolismo di corpi adolescenziale e giovanili, di occhi arrossati pieni di luce che ci osservano e rimandano al gusto iberico del martirio e della apocalissi,sospeso  tra surrealismo e  mistica.

Altre volte, l’arte ritrova il gusto del sorriso nella tela – che sa molto di un Murillo modernizzato – Gli allegri Inventori (1992) di Carlo Bertocci,classe 1946, di due monelli liberi e giocosi.

Oppure si copre della poesia del crepuscolo, si direbbe giorgionesco, nell’altra tela dello stesso Bertocci La sera (2000): due ragazzi che giocano o inventano sullo sfondo di un cielo pieno di calore, quasi a dire che in quelle menti giovani la luce non è mai oscurata dalla notte.

Succede che il cèko Jan Knap (1949) si slanci nella primavera d’un prato dove la madre culla il piccolo  fra angioletti in una sorta di sacra famiglia “infantilizzata” o che Eleonora Cigoli (1974) reinterpreti il Tondo Doni di Michelangelo con  i colori metallici dei manieristi, mentre il Bambino scoppia di felicità.

L’ultima parte della rassegna è dedicata ai ritratti. Gusto classico  e gusto contemporaneo, idealizzazione e reale. Uno dei più belli è Neofita dello spagnolo Carlos Forns Bada, classe 1956. Il viso del ragazzo dai grandi occhi sbalorditi nell’ascolto di una rivelazione luminosa dice tutto. E se la  gran testa richiama il Picasso “mediterraneo”, l’originalità sta nel volto scolpito da un colore chiaro. A dire che nella vita occorre tener cari i momenti di luce. Fino al 27.10 (catalogo Carlo Cambi Editore).

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