La sfida della comunione nella Famiglia francescana

Il quarto contributo della tavola rotonda è proposto dal Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori che racconta il Capitolo Internazionale delle stuoie, un evento di comunione vissuto dalle tre Famiglie francescane del Primo Ordine assieme alla Famiglia del Terz’Ordine regolare nel 2009, che ha visto ad Assisi e Roma la partecipazione di oltre 2000 frati, in rappresentanza di tutti i frati francescani sparsi nel mondo
Carballo
Correva l’anno 1209, Francesco d’Assisi arrivava con un gruppo di frati ai piedi del Signor Papa Innocenzo III, perché questi approvasse la sua forma vitae, la vita dell’Evangelo che già vivevano con semplicità e allegria e che desideravano vedere confermata con l’autorità della Chiesa. Ottocento anni più tardi, nell’aprile del 2009, i frati sono tornati ad incontrarsi, per celebrare una nuova “Pentecoste francescana”: il secondo Capitolo Internazionale delle stuoie.

 

Il primo avvenne nel 1218. Così lo racconta san Bonaventura nella Legenda Maior: “Quando, con l’andar del tempo, i frati erano ormai diventati molto numerosi, il premuroso pastore incominciò a radunarli nel luogo di Santa Maria della Porziuncola per il Capitolo generale, in cui poteva assegnare a ciascuno di loro una porzione di obbedienza nel regno dei poveri, secondo la misura voluta da Dio. Alla Porziuncola vi era penuria d’ogni cosa; ma, benché qualche volta vi convenisse una moltitudine di oltre cinquemila frati, non mancò mai l’aiuto della Bontà divina, che procurava il sufficiente per tutti e a tutti concedeva la salute del corpo e sovrabbondante gioia di spirito”.

 

Durante il Capitolo i frati di ogni lingua, razza e regione (cf. Gal 3, 28), giovani e anziani, ministri e servi, senza barriere di obbedienze né di tradizioni, uniformati dello stesso ideale evangelico, dall’unico carisma e dagli stessi ideali, hanno celebrato la grazia delle origini.

 

 “Da Ottocento anni”

Ciò che abbiamo vissuto nel 2009 in Assisi è stato un momento ecclesiale storico e una occasione di grazia per tutta la Famiglia francescana. Ci riuniva l’anniversario dell’approvazione della Regola (1209) e il momento di fondazione dell’Ordine dei Frati Minori. Così come in quell’anno dell’approvazione, per tutta la comunità cristiana avvenne una concretizzazione del dono dello Spirito Santo in un modo esplicito di seguire Cristo, l’occasione del 2009 ha rappresentato, non solo per noi che siamo stati sedotti dalla forma di vita di vivere il Vangelo nello stile di Francesco, ma anche per tutti i credenti, una grazia particolare che continua ad annunciare a tutti la profezia della comunione.

 

Il Capitolo delle stuoie del 2009 ci ha dato la possibilità di incontrare una vitalità nuova del carisma che contiene il testo della Regola, il carisma di Francesco d’Assisi; ma senza fermarci in lui, bensì per risalire all’autore del carisma: lo Spirito che chiama alla sequela di Gesù in una forma determinata. L’incontro voleva suscitare nei partecipanti un movimento dinamico: dei frati lì riuniti per la Regola, dalla Regola al carisma di Francesco, e attraverso il carisma, fatto carne negli ottocento anni di vita dei Frati Minori, alla sequela fedele di Gesù di Nazareth.

 

Di fatto il programma dell’evento desiderava fare questo stesso percorso, dopo averci accolto in questo luogo santo dedicato a Santa Maria degli Angeli: la testimonianza, il digiuno e la penitenza, e la gratitudine.

Tutto l’incontro ci ha parlato della forza di questo ceppo vecchio e nuovo che ha otto secoli di storia e di cammino evangelico. Le relazioni dei relatori, le celebrazioni della fede, i gesti semplici ma ricchi dei partecipanti, i volti di tanti fratelli.

 

Tutto esprimeva la gioia della vocazione e le speranze delle nostre fraternità.

Sopra tutto però, il Capitolo desiderava manifestare un regalo di Dio, per aiutarci a prendere coscienza della nostra comunione in ciò che è essenziale e il nostro rispetto in ciò che non lo è e in ciascuna delle tradizioni di questa grande famiglia. Non ci avrà parlato lo Spirito del Signore, vero Ministro generale, a continuare e ad approfondire sempre più, nell’essere una presenza del Vangelo nella Chiesa e nel mondo, per essere una parabola di comunione nella minorità?

 

Non è questo il punto centrale della Regola? Non era questo ciò che era più vicino e caro al cuore di Francesco?

Le aspettative che si sono aperte con questa esperienza di comunione non saranno solo per i Frati Francescani delle diverse obbedienze, le Clarisse o i Francescani secolari, bensì per tutta la Chiesa ed il mondo, bisognoso della profezia della fraternità e della minorità. Sicuramente quello che abbiamo celebrato ha avuto, continua ad avere ed avrà un’influenza anche nel futuro.

 

Quali risultati concreti possiamo rintracciare dopo la celebrazione di questi ottocento anni di vita evangelica secondo la forma vitae che abbiamo professato nella Regola? Forse non si hanno segni concreti, né nuovi risultati, bensì un nuovo spirito. Non dobbiamo cercare niente di nuovo, perché abbiamo tutto il necessario, abbiamo il Vangelo, la Regola, le mediazioni delle obbedienze e le nostre tradizioni; ma possiamo trovare un modo nuovo di viverle: in comunione e rispetto, in complementarietà e diversità, in interdipendenza e collaborazione stretta. Il fatto stesso di essere vicini, fratelli riuniti, il conoscersi, il celebrare insieme la fede negli altari del francescanesimo, nello scambiarci esperienze, il fare festa per il dono della vocazione… tutto parla di un futuro nuovo e di comunione.

Una comunione che va convertendosi per noi in una sfida.

 

La sfida della comunione

Siamo vincolati dal medesimo testo della Regola e dallo stesso dono carismatico che illuminò la vita di Francesco; abbiamo celebrato con gioia ed allegria questi ottocento anni di storia di vita evangelica; siamo chiamati a vivere, nel concreto e con modalità creativamente fedeli, una comunione ancora più profonda ed evangelica.

Effettivamente, il segreto del futuro della vita religiosa e francescana si incontra nella comunione. Per questa ragione desidero descrivere qui alcune caratteristiche di questa spiritualità della comunione.

 

Senza dubbio la Chiesa ed il mondo rivolgono a noi Francescani una chiamata a rendere concreta la comunione attraverso una spiritualità ben comprensibile ed una visibile prassi di vita. Questa spiritualità di comunione è innanzitutto, e secondo le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II, “uno sguardo del cuore verso il mistero della Trinità che abita in noi e la cui luce deve essere riconosciuta anche nel volto dei fratelli che sono al nostro fianco… è la capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, e accoglierlo e valorizzarlo, come… un dono per me” (NMI 43). E continuava il Papa richiamando l’attenzione di tutta la Chiesa: “Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a poco serviranno gli strumenti esterni della comunione. Si convertiranno in mezzi senza anima, maschere di comunione più che modi di espressione e crescita” (ibid.).

 

Questa stessa chiamata viene diretta a noi. Non possiamo cadere nella tentazione, davanti a un mutamento dei tempi e di radicali trasformazioni al quale è sottomessa la vita religiosa in generale e il francescanesimo in particolare, di continuare a indicare come prioritario ed essenziale quello che è stato il frutto delle circostanze e delle vicissitudini della storia. Non c’è più bisogno di rinforzare le nostre sicurezze estrinseche per essere un segno profetico di comunione nella Chiesa. Si richiede lo sforzo fatto esperienza di tutto quanto è per noi centrale ed essenziale nel cammino della nostra forma vitae, dobbiamo vincere ogni tentazione di divisione e contrapposizione che insidia la vita e l’impegno di ciascuna delle nostre obbedienze e tradizioni.

 

Nel rispetto della diversità possiamo trovare la chiave per poter comprendere che la differenza non è un pericolo alla comunione, bensì una ricchezza. La Famiglia francescana si vede invitata a fare un’opzione fondamentale per la spiritualità delle relazioni per essere “segno e strumento di comunione” (LG 1). Questo significa che, se non ci presentiamo nella Chiesa e davanti al mondo come fratelli, se non rendiamo visibile oggi lo spirito di Gesù che è nella Regola e che ci fa uno e diversi, e pertanto aperti, riconoscitori e rispettosi… tutto quanto facciamo, per quanto autentico, generoso e giusto che ci appaia, potrà essere solo una pratica “insignificante” e pertanto non renderà visibile l’unione desiderata da Cristo come segno di credibilità e fecondità[i].

 

La Chiesa, ce lo ha ricordato in modo molto chiaro ed esplicito, chiede“alle persone consacrate… di essere davvero esperte di comunione e di praticarne la spiritualità,come ‘testimoni e artefici di quel progetto di comunione che sta al vertice della storia dell’uomo secondo Dio’” (VC, 46). Il significato della comunione ecclesiale, nello svilupparsi come spiritualità di comunione, promuove un modo di pensare, dire ed operare che fa crescere la Chiesa in profondità ed in estensione.

 

Ma dobbiamo intendere bene. La comunione e l’unità essenzialmente non significano ridurre l’unità a uniformità. È per questo che la spiritualità di comunione è per noi una chiamata a tener conto dei dinamismi della pluralità e della diversità. L’unità di comunione si realizza nella pluralità e nella diversità, poiché questa è la conseguenza dell’incarnazione di Dio nella nostra storia concreta. La comunione nella fede, nella stessa forma di vita che abbiamo professato nella Regola, nella testimonianza di vita evangelica, non sopprime la diversità di espressione e realizzazione; al contrario, la genera.

Come un albero che ha molti rami. Come una sinfonia che ha molte melodie.

Come il quadro che combina armonicamente molti colori. La diversità è un valore positivo. Non è il limite dell’unità, è la sua ricchezza e contenuto.

 

Per questa ragione con molta libertà, possiamo dire che le forme di vita cristiana non si comprendono da se stesse e per se stesse, le distinte obbedienze e tradizioni nella Famiglia francescana non si comprendono se non nelle mutue relazioni. A partire da questa comprensione, dobbiamo camminare nella circolarità e la reciprocità e ci aiuterà a vincere, se anche esistesse, ogni visione comparativa.

La domanda non può essere: in che cosa ci distinguiamo?, che possiamo fare noi?, che possono fare loro? La domanda è: chi siamo?, che ha desiderato per tutti san Francesco d’Assisi? Dall’identità possiamo scoprire la differenza, e questo non significa cancellare le differenze o cadere nell’egualitarismo o uniformità. Siamo o non siamo un carisma che arricchisce il cuore della Chiesa?

 

Una comunione operativa.

La spiritualità di comunione, patrimonio e compito della vita consacrata in generale e in particolare del francescanesimo, ci conduce a porre l’accento nella comunione, a partire dalla propria vita, dando forma al tessuto della partecipazione e della collaborazione. È questo il cammino che hanno sperimentato i diversi rami della Famiglia francescana, come espressione del miglioramento delle sue relazioni. Sono molte le iniziative comuni che manifestano l’unità in ciò che è essenziale nel rispetto della diversità. Sono frutti che nascono dall’incontro delle diverse necessità, per rispondere alle esigenze dei nostri destinatari del Vangelo, per essere più significativi nella Chiesa e nel mondo.

 

Desidero ora in forma succinta segnalare alcune iniziative di cooperazione interfrancescana su scala universale. Inoltre, desidero ricordare altre e numerose iniziative e forme di collaborazione e di comunione interfrancescana a livello locale e nazionale, che manifestano questo spirito di comunione.

 

Conferenza della Famiglia Francescana (CFF).

I ministri di questo ente sono i Ministri generali dell’Ordine dei Frati Minori (OFM), dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali (OFMConv), dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini (OFMCap), del Terz’Ordine Regolare (TOR), così come la Ministra generale dell’Ordine Francescano Secolare (OFS), il Presidente della Conferenza Francescana Internazionale (IFC), vale a dire l’Associazione mondiale delle Comunità del TOR/OSF.

La Conferenza desidera promuovere la comunione tra tutti e orientare e progettare iniziative comuni. I Ministri generali, membri di questa Conferenza si succedono nella presidenza. Da alcuni anni ormai si incontrano almeno due volte l’anno. La Conferenza dei Ministri generali di OFM, OFMConv, OFMCap e TOR, che già esisteva anteriormente funziona parallelamente.

 

Istituto Francescano di Spiritualità (IFS). Fa parte della facoltà teologica della Pontificia Università Antonianum (PUA) di Roma. L’Istituto offre una formazione accademica e scientifica e mette a disposizione dei futuri professori universitari, formatori e animatori, orientamenti pratici nell’ambito della teologia spirituale. Nel programma dell’Istituto si riconosce una particolare importanza alla trasmissione della spiritualità tipicamente francescana.

L’Istituto è retto dall’OFMCap e dall’OFM, giacché la maggior parte dei professori appartiene a questi due rami del Primo Ordine. Il Collegio dei professori è composto da esperti di altre comunità e da alcuni laici. Da alcuni anni all’interno dell’Istituto, e con la partecipazione di formatori delle distinte obbedienze francescane e di altri istituti religiosi francescani, sta funzionando un master per formatori francescani, organizzato dalla PUA.

 

Corso di formazione per missionari. La casa dei Frati Minori di Bruxelles, in collaborazione con i Frati Minori Conventuali e Cappuccini, accoglie ogni anno un corso di formazione per futuri missionari. Il corso ha due sessioni annuali, una in francese e l’altra in inglese, ed è organizzato dai segretari delle missioni delle tre obbedienze prima menzionate. Il corso cerca d’offrire una preparazione teorica e pratica per i frati chiamati alla missione ad gentes.

 

Conferenza Francescana Internazionale. Abbraccia le comunità e congregazioni del TOR con gli uffici internazionali in Roma. Approssimativamente i ¾ delle 400 congregazioni del TOR che esistono in tutto il mondo, sono membri attivi di questa Conferenza. Alcuni monasteri di suore contemplative del TOR sono membri associati.

 

Franciscan Internacional (FI). È un’organizzazione non governativa, ascritta all’ONU. Il suo obiettivo è quello di promuovere valori e obiettivi francescani (sostegno in favore dei poveri, impegno per la giustizia, la pace e il rispetto del creato ecc.). Insieme all’ONU interviene in stretta collaborazione con altre iniziative e gruppi affini nelle questioni cruciali per il futuro dell’umanità.

 

Missione Centrale Francescana (MZF).

La MZF, a Bonn (Germania), costituisce un organismo della Conferenza dei Ministri Provinciali dell’Europa Centrale. Oltre ad essi, ci sono altri membri “associati”, ossia Province Francescane ofm dell’emisfero sud, unite per vincoli personali o storici con la MZF. Sebbene sia una istituzione propria dell’OFM, tuttavia lavora per tutta la Famiglia francescana.

 

Altri esempi di cooperazione interfrancescana.

In America latina. Nel 1995 esistevano otto centri francescani in America latina, il cui obiettivo era di servire all’organizzazione e rinnovamento spirituale della Famiglia francescana in questo continente. Oltre al CIPFE in Uruguay, ci sono centri francescani in Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador, Guatemala, Paraguay e Perù. Ugualmente, in Cile, Colombia e Mexico, i membri della Famiglia francescana crearono una loro organizzazione, senza fondare centri specifici. In Venezuela esiste un’organizzazione della Famiglia francescana e un Centro di Formazione.

Il livello di collaborazione tra i distinti rami della Famiglia francescana e la comunione con i centri varia a secondo i paesi. Probabilmente questa cooperazione funziona meglio in Brasile. I centri esistenti organizzano seminari, ritiri, pubblicazioni, congressi, programmi di formazione in favore della giustizia, della pace e il rispetto del creato.

 

Centro Francescano di Petropolis (FFB).

Questo centro fu fondato in Brasile con il nome di CEFEPAL. I loro fondatori percepirono con chiarezza che un autentico rinnovamento era possibile a condizione di concentrare tutte le forze, conducendo tutti i rami della Famiglia francescana alla comunione e collaborazione, nonostante le differenze. Il centro si presenta come una sorgente di nuovi impulsi e idee, significative e valide per tutta la Famiglia francescana che risiede in Brasile.

 

Istituto Francescano d’Asia (FIA).L’Istituto Francescano d’Asia fu fondato nel 1980 a Manila (Filippine). Tra gli obiettivi del FIA compaiono i seguenti: la conoscenza di Francesco e Chiara, la loro visione e forma di vita, il rafforzamento del movimento francescano, la trasmissione della storia del movimento francescano, promuovere esperienze della vita francescana con la pregheira e altri impegni, la ricerca di forme di vita francescana al servizio alla Chiesa, la promozione del dialogo con le altre religioni nel continente asiatico, favorire la ricerca e la distribuzione di pubblicazioni francescane.

 

Tutte queste iniziative sono senza dubbio dei segni della presenza dello Spirito. Segni che rafforzano la nostra identità e appartenenza e al medesimo tempo manifestano la ricchezza del nostro Patrimonio comune, per il bene del mondo e della Chiesa. Il carisma francescano si presenta oggi come uno “stimolo a vivere, a immagine della Trinità nell’unità che Gesù ha desiderato e supplicato il Padre per tutti i suoi discepoli” (VC 101).

È necessario che i segni di speranza provenienti dalla comunione e dalla collaborazione interfrancescana siano valorizzati e approfonditi. La Famiglia francescana, e particolarmente noi che abbiamo professato la Regola del padre san Francesco, abbiamo davanti a noi la sfida della comunione, a favore del Vangelo, della Chiesa, della vita consacrata e dell’uomo d’oggi.

Iniziamo fratelli… in comunione.

 




[i] Cf. Gv 17, 20-26; EN, 77.

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