La posta di Città Nuova

LoppianoLab
Incontriamoci a “Città Nuova”, la nostra città

 

Dare nuova linfa all’Italia

 

Il dialogo come metodo per fare cultura, impresa, formazione. Partendo dai cittadini

 

All’appuntamento annuale di Città Nuova (vedi articolo alle pagg. 20-21) moltissimi sono gli amici del Gruppo editoriale che si uniscono al grande cantiere di LoppianoLab.

Si lavora a ritmo serrato per gruppi che si scompongono e poi si ricombinano: i giornalisti, i collaboratori, gli esperti, gli incaricati della diffusione dei libri e della rivista, gli autori delle pagine web, gli amministratori. Una compagine che, nella sua varietà, ha diversi elementi in comune. 

 

Innanzitutto il metodo di lavoro: dialogo a 360 gradi che dà spazio a tutti gli interrogativi e a tutte le critiche. L’obiettivo? Scoprirsi nodi di una rete che si può fare e che si può essere. Il senso lo spiegano Piero Coda, preside dell’Istituto universitario Sophia e Alberto Frassineti, consulente aziendale.

 

Spiega Coda che il solo fatto che alcune centinaia di persone si ritrovino a ragionare sul tema “Essere rete e fare rete per l’Italia: la cultura dell’unità al servizio del Paese” è il segno della voglia di cambiare qualcosa, oggi, nella nostra società. Attenzione, però, alle dichiarazioni di intenti che rischiano di restare tali. Frassineti suggerisce: occhio alle priorità nelle nostre scelte, al tempo perso davanti a cose inutili, ma anche attenzione massima al dialogo con chi condivide i nostri progetti, ma anche (e soprattutto) con chi la pensa in modo diverso, attenzione alla libertà che diventa violazione delle regole precedentemente concordate.

 

Molte le domande dei presenti che introducono all’attenta valutazione della presenza dei cattolici nella società italiana negli ultimi decenni. La rete di cui si parla, e siamo tutti noi, richiama i luoghi del Vangelo: mare e pescatori, reti gettate e ritirate, a volte vuote, a volte piene, reti poi abbandonate. Fino all’invito finale: tessere tra le persone rapporti veri, autentici, leali, sinceri, per dare vigore e linfa al rapporto tra donne e uomini, tra adulti e giovani, nelle associazioni, nei condomini, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro. Tanti piccoli nodi per un progetto impegnativo ma entusiasmante per l’Italia nella piena crisi dei suoi 150 anni.        

Flavia Cerino

Gaza, sempre Gaza

 

«Ho avuto modo di leggere il reportage di Michele Zanzucchi da Gaza (n. 11/2011). L’articolo mi è parso molto significativo, non solo perché ha fornito uno sguardo dal “di dentro” di una situazione che siamo sempre abituati a vedere dall’esterno, ma soprattutto perché ha mostrato come dei semplici laici cristiani sappiano applicare il comandamento dell’amore anche verso i nemici e in una situazione difficile. Suggerirei di non “spegnere i fari”, ma continuare a orientare l’attenzione del giornale verso la popolazione di quella striscia di terra. Tutto ciò, nell’attesa che anche per quella popolazione giungano i giorni della pace e della libertà».

Antonio Maio –
Benevento

 

La situazione nella Striscia di Gaza è oggi sospesa in primo luogo all’esito della “rivoluzione” che sta prendendo piede in Egitto. Molto dipenderà dall’esito delle prossime elezioni egiziane. L’attenzione di Israele sulla Striscia è a livello di massimo allarme: continuano i raid aerei quasi quotidiani, le limitazioni ferree ai passaggi, ai valichi di frontiera, la sopravvivenza e il precariato. E i cristiani continuano a essere cristiani. Cioè eroi.

 

Verità e giustizia

 

«Nell’editoriale “C’è bisogno di Economia di Comunione” (n. 13-14/2011), si afferma: “Lo spirito dell’EdC (…) è estendibile ad altri campi. Prendiamo la politica e proviamo ad applicarvi le sue cinque ragioni: ascolto, concretezza, apertura, centralità della persona umana, riscoperta della relazione. C’è bisogno di tutte e cinque queste prospettive per uscire dal buco nel quale ci siamo cacciati”. Ho colto però, nella mancanza esplicita di altre due ragioni – verità e giustizia – una linea editoriale che purtroppo mi sembra caratterizzarvi negli ultimi tempi: essere considerati di destra dai lettori di sinistra e di sinistra dai lettori di destra. Non vorrei che una certa mancanza di incisività e di chiarezza nascondesse in realtà la paura di scontentare qualche abbonato.

 

«Penso non sia più tempo di fermarsi solo alla valorizzazione dei pur importanti valori del dialogo e dell’ascolto, ma sia giunto il momento di dire chiaramente chi sono nel nostro Paese i più deboli da tutelare, di condannare in modo coraggioso l’evasione fiscale, di far emergere chiaramente la “questione morale”, di dire che i giovani italiani faticheranno molto più di altri giovani europei… Vi chiedo un poco più di concretezza, di mettere un po’ di più l’accento sulle ingiustizie e di evidenziare la verità per quanto cruda e scomoda possa essere».

A. F.

 

Caro lettore, ho dovuto riassumere la sua lettera per motivi di spazio. Ma il senso della sua missiva spero sia rimasto. La situazione è grave – lei suggerisce – e c’è bisogno non solo di ascolto e dialogo, ma anche di denuncia e di concretezza. Sono d’accordo con lei, il momento è grave e va affrontato con mezzi adeguati. Non opporrei tuttavia dialogo e ascolto a ricerca di giustizia e verità. Credo sia il momento di coniugare assieme queste quattro indispensabili vie della convivenza civile: la ricerca della giustizia e della verità può e deve essere fatta in spirito di dialogo e con un attento ascolto delle ragioni dell’altro. Su Città Nuova cerchiamo e cercheremo sempre di più di far ciò, a volte riuscendovi altre meno; ultimamente, mi sembra, con maggior decisione. Ma non rinunceremo mai a dialogo e ascolto, che sono non solo un metodo ma la sostanza stessa della nostra visione del mondo.

 

Coerenza

 

«A proposito del panorama umano che esce dalla valanga di intercettazioni pubblicate dai nostri giornali… È così semplice: ci vuole onestà, ci vuole coerenza tra essere e apparire, ci vuole onestà evangelica, limpida, “ingenua”. Quanta nostalgia! E quanta sete di girare pagina guardando alla povera amata Italia!».

Andrea Paganini

 

Cattolici e politica

 

«Leggo sul Corriere un articolo che riferisce di un incontro tenutosi a Roma nel corso del quale, da parte di un gruppo di esponenti politici appartenenti a entrambi i poli, è stato presentato un documento in nove punti, dal titolo avvincente “Manifesto per la buona politica e per il bene comune”. L’hanno sottoscritto sette sigle, tutte di ispirazione cattolica, che contano circa dieci milioni di iscritti: Confartigianato, Confcooperative, Compagnia delle opere, Cisl, Acli, Coldiretti e Movimento cristiano lavoratori. Nel manifesto si toccano argomenti quali la famiglia, la scuola, il lavoro, la sussidiarietà, la necessità del rinnovo delle classi dirigenti, il tutto nell’ottica del perseguimento del bene comune. Non è opportuno, se non necessario, che Città Nuova si renda anch’essa portavoce di questa nuova vitalità dei cattolici?».

Michele Concilio -Ciampino

 

Ci si interroga ovviamente sul dopo-Berlusconi, se non altro per questioni anagrafiche. Ciò avviene nel mondo parlamentare, ma anche nella società civile e nel mondo cattolico. Non c’è stata solo l’iniziativa da lei riportata, ma anche altri incontri e proposte si stanno susseguendo l’uno all’altro. Certamente Città Nuova se ne è occupata e se ne occuperà (raccomando di guardare anche gli articoli che pubblichiamo sul web, perché sulla rivista cartacea gli spazi sono ovviamente limitati). Mantenendo un profilo di grande attenzione, perché non si ripetano esperienze passate che non avrebbero certamente un futuro.

 

Mi piace

 

«A me Città Nuova piace e anche tanto. Ne percepisco il lavorio (faticoso ed entusiasmante) per portare la “lieta notizia fino agli estremi confini della terra”, che non sono solo territori geografici, ma anche i luoghi dell’umanità abbandonata e misconosciuta che sta intorno a noi. L’apprezzo per la spiritualità dell’unità di cui si fa veicolo e perché presta attenzione ai grandi problemi del mondo così come alla vita quotidiana delle persone e delle famiglie. L’apprezzo anche per il dialogo con i lettori, per le pagine culturali e per la storiella finale per bambini da 3 a 99 anni. Non vi è nessun cedimento alla “logica del mondo”, si mantiene alto il messaggio cristiano e nello stesso tempo ci si cala con delicatezza nelle situazioni più complicate».

Marina Casini

 

«La rivista, ultimamente la trovo più coraggiosa. Molte volte intuisco il parlar chiaro su certi argomenti, anche se non sono politici. Molto più schietti gli articoli online, che sovente condivido su Facebook, salvo, stampo e faccio girare. Trovo molto interessanti gli articoli in cui invitate direttamente al dialogo».

Adelina Baldi

 

Chiesa e Ici

 

«In questi giorni è stata montata una polemica sull’esenzione Ici alla Chiesa. È bene ricordare che queste esenzioni sono applicate fin dal 1992 con la “Legge 504” varata dal governo Amato e confermata nella sua applicazione con il decreto del 17/8/2005. Si applicano a tutte le confessioni religiose e agli enti no profit che svolgono attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive.

«Andrebbe sottolineato che le esenzioni di cui godono gli enti ecclesiastici – che tra l’altro sono solo il quattro per cento del totale degli esenti –, sono quelle di cui beneficiano tutti gli altri enti no profit. Lo stesso dicasi per la riduzione del 50 per cento dell’Ires. La Chiesa ha sempre pagato l’Ici per immobili dati in affitto o per attività commerciali che non rientrano nei canoni della legge sopra menzionata».

Vedran Guerrini

 

Liceità politica ed etica

 

«Varie sono le ragioni, di per sé legittime sul piano politico per sostenere la missione di pace in Afghanistan, ma i 41 soldati italiani morti in giovane età, dal 2004 a oggi, sollecitano una riflessione pacata sulla necessità di evitare ad altri il rischio di perdere la vita. Focalizziamo, una volta tanto, l’attenzione sulle ragioni del cuore. La morte dei figli che precede quella dei genitori è una delle realtà più sconvolgenti e terribili che possano capitare, provocando lacerazioni psichiche difficilmente rimarginabili. Pertanto, prolungare e sostenere cocciutamente le ragioni di una missione che, sebbene sia qualificata come pacifica, si è rivelata pericolosa per i militari che vi partecipano, è una scelta certo – lo ribadisco –, su cui non vi è nulla da eccepire sul piano della legittimità politica, ma molto criticabile, a mio avviso, su quello della liceità etica, poiché scardina affetti, demolisce l’unità familiare, recide violentemente esistenze nel vigore degli anni e nel pieno rigoglio psicofisico».

Antonio Botta ‑ Casoria (NA)

 

Pascal e Péguy

 

«Vi scriviamo dal circolo mensile “Con tè e Città Nuova” di Belluno per chiedervi di pubblicare un articolo che parli di Pascal e di Péguy che sentiamo spesso nominare sui giornali e alla radio».

“Con tè e Città Nuova” ‑ Belluno

 

Pubblicheremo un articolo su Pascal all’inizio del 2012 per i 350 anni dalla morte e un articolo su Péguy su uno dei prossimi numeri.

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