La posta del direttore

Carovita e pensionati Apprendo da una vostra corrispondenza che l’indice dell’aumento del costo della vita è circa del 26 per cento negli ultimi dieci anni. A noi cittadini il dato non solo pare assurdo, ma addirittura irridente. Qui in Brianza il costo della spesa settimanale è aumentato del 100 per cento dopo il cambio valuta (lira/euro). E non nei negozietti ma in una catena di supermercati come l’Esselunga. Nel 2001 con 100 mila lire si compravano le stesse cose, e anche di più di quanto oggi si comprano con 100 euro. La mia pensione (dal ’93) ha un adeguamento annuo di circa l’1,8 per cento! Perché questo abisso fra l’indice d’inflazione ufficiale e quello subito dai meno abbienti? Credo che l’enigma stia nel paniere, che per i meno abbienti è più alieno dei presunti abitanti di un lontano sistema stellare. Per queste categorie l’inflazione reale, negli ultimi dieci anni, analizzando la mia situazione personale e di conoscenti, può superare il 300 per cento! Con tutto questo gli italiani ostentano un benessere mai raggiunto: più auto per ogni famiglia, anche di grossa cilindrata, vacanze esotiche, badanti, divertimento… Come spiegare? Non vi è che una spiegazione: lavoro sommerso, secondo lavoro. Ma un pensionato, per di più male in arnese, magari con persone a carico, come può difendersi? Non può. Lettera firmata La corrispondenza cui lei si riferisce riportava l’aumento del costo della vita dichiarato dall’indice Istat per sottolineare le buone ragioni di chi lamentava il congelamento dei benefici fiscali goduti da chi ha il coniuge a carico.A maggior ragione ciò vale se si considera, come lei sostiene e noi tutti sperimentiamo, che il costo della spesa con l’euro è di fatto raddoppiato. Convengo con lei anche sulle sue deduzioni successive. L’esperienza di un logoterapeuta Ho letto con interesse l’articolo L’uomo è artefice della propria vita nel n. 10 di Città nuova e ho pensato di dire in breve un’esperienza di un logoterapeuta artigianale a soddisfazione dell’intervistatore e dell’intervistata. Credo giusta l’osservazione che Frankl era marchiato dalla fede giudaica. Ho avuto già da studente un amore speciale per i salmi, parole di salvezza che Dio stesso ci propone per parlare con lui come fossero parole nostre. Solo un salmo termina con tristezza: l’89 (87); tutti gli altri sono parole di gioia, di riconoscenza, di certezza. È la parola creatrice (Gv 1,1) che ha preso forma umana (Gv 1,14) e ci ripete più volte che dimora in noi e noi in lei (Gv 15, 4-5, 17,26) per portare molto frutto (15-5). Quando questa verità penetra, la parola monologo che si svolge nel nostro profondo, diventa dialogo con la parola efficace che è in me, per me, e mi guarisce da ogni ripiegamento su me stesso, mi fa vivere nell’amore verso tutti: il progetto di Dio a mio riguardo (Ef 4,13) sarà realizzato già in terra oltre ogni desiderio e aspettativa (Ef 3,20). Tale verità ho inculcato per sette anni a tossicodipendenti in prima accoglienza e ho la testimonianza del padre di una ragazza dopo pochissimo tempo: Credo che mia figlia sia stata molto influenzata da lei. Con questa dottrina, in anni di confessionale, credo di aver alleggerito il lavoro di alcuni psicologi e psichiatri. Il dottor Frankl ottenga a molti la grazia che ebbe lui. Grazie alla sua discepola, la signora Elisabeth Lubras. Un prete trentino Dai referendum un chiarimento politico I referendum sulla fecondazione artificiale hanno avuto il merito di far luce su gran parte del panorama politico italiano. Come elettore cattolico non potrò certo dimenticare quei politici che hanno sostenuto con forza i referendum contro la legge n. 40. Se tutti costoro intendono la politica con i presupposti etici che hanno sbandierato nella campagna referendaria, mi rendo conto che per un cattolico si stringe notevolmente il campo delle scelte elettorali. Massimo De Carli – Roma Diversi lettori ci hanno scritto in questo senso e diversi altri in senso opposto. Ritengo che quanti fra i nostri rappresentanti politici si sono espressi in un modo o nell’altro pronunciandosi sui referendum – e lo hanno fatto quasi tutti – non potevano non mettere in conto questo rischio, di alienarsi cioè una parte dei propri elettori. Però, pur con qualche tentennamento, lo hanno fatto. E questo è l’aspetto per me più positivo della questione. È evidente che siamo liberi di trarne le conseguenze che crediamo. Forse non necessariamente così drastiche. I soliti guastafeste L’antieuropeismo di Bossi, Calderoli e compagni è, a mio avviso, molto negativo, perché non considera tutto il potenziale positivo che l’Europa ha espresso e conduce verso un localismo senza futuro. Non so se questa mentalità diffusa nel panorama politico di lasciamoli giocare, tanto sono innocui sia positivo e costruttivo.A volte pare una posizione di rendita per l’apporto numerico pur minimo, per l’attuale maggioranza. Mi scuso comunque con quei cittadini che in buona fede hanno abbracciato l’idea leghista. Spero che dal loro impegno volto alla costruzione cambi un po’ questo pericoloso gioco da genio guastatori. Attilo Menos – Grottaferrata È vero, tanto quelli della Lega da una parte, quanto le ali estreme sul versante opposto, spuntano fuori, quando meno te lo aspetti, a fare i guastafeste, come piovessero da un altro pianeta. Ma fanno parte tutti quanti del gioco della democrazia e non li si può escludere, come fu fatto per tanti anni con l’ostracismo imposto al movimento sociale tenendolo fuori dal cosiddetto arco costituzionale. Oggi i loro numeri servono ai due schieramenti. Ma sta agli elettori premiarli o bocciarli. Gli immigrati e la denatalità Per caso, mi sono imbattuto in un dibattito sull’immigrazione (Rai 3) e così ho appreso dall’on. Livia Turco che gli immigrati sono indispensabili per il ripopolamento del patrio suolo italico. Mentre per l’on. Fassino l’eterologa sarebbe servita per aumentare la popolazione indigena. A quanto si evince da ciò, o si fanno figli in provetta, o si chiede agli immigrati di aiutarci a riempire i nostri asili nido. Il dubbio è lecito in quanto il problema della denatalità è comune a tutti i paesi europei fortemente industrializzati. Eppure Francia e Germania hanno pensato di aiutarsi da soli, promuovendo opportune politiche a sostegno delle famiglie. I risultati non si sono fatti attendere. Oggi è normale incontrare nuclei familiari teutonici con tre o quattro bambini al seguito. Miracolo della demagogia? No, miracolo del buon senso tedesco. Duccio di Taro È vero che gli immigrati, oltre a sostituirci nei lavori più ingrati, hanno riportato in attivo il saldo della natalità nel nostro paese. Di questo non ci si può assolutamente dolere, perché l’aver messo su famiglia in Italia li rende sempre più cittadini responsabili, tenendoli lontani dai circuiti della delinquenza, dai quali, invece, sono attratti soprattutto quelli che famiglia non hanno. Quanto al mancato sostegno di una politica per la famiglia, lei ha pienamente ragione. Siamo diventati in Europa il fanalino di coda. L’Italia cresce o si riduce? Ho letto con curiosità l’interessante articolo di Paolo Lòriga Mi si è ristretto il paese, ben documentato e ricco di confronti con altri paesi europei. Peccato però che non abbia fondamento. Infatti, poco dopo, l’Istituto centrale di statistica ha diramato i dati relativi al 31 dicembre 2004, dai quali si ricavava che la popolazione in Italia è cresciuta addirittura di oltre mezzo milione. E i quotidiani l’hanno messo in rilievo. Come la mettiamo?. S. L. – Pavia Mi spiace che la sua lettura non abbia potuto andare oltre i titoli dei giornali. Si sarebbe subito reso conto che le cifre non contraddicono quanto riportato dalla nostra rivista. Le confesso che saremmo stati ben felici di venire smentiti, pur di vedere invertita la tendenza al calo demografico. D’accordo, siamo aumentati di 574 mila persone in un solo anno. Un dato eclatante, pari all’1 per cento della popolazione. Ma guardiamo come si arriva a quella cifra. 379 mila persone sono immigrati iscritti in anagrafe nel 2004, cui vanno aggiunti oltre 152 mila cittadini a seguito di verifiche successive al censimento, e di quasi 26 mila abitanti, dovuti a sfasamenti temporali delle registrazioni anagrafiche. Il fattore centrale resta, tuttavia, il saldo del cosiddetto movimento naturale, cioè la differenza tra vivi e morti. Saldo uguale a +15.941 persone. È il primo risultato positivo dal 1992. Un segnale incoraggiante. Purtroppo, se entriamo in dettaglio, non ci sono motivi di consolazione. I nati sono stati 562.599 (+18.536), i decessi 546.658 (-39.810). Ecco il punto. Un leggero incremento della nascite è stato accompagnato da una notevole riduzione delle morti. Gli studiosi hanno subito commentato che non è opportuno parlare d’inversione di una tendenza pluriennale.Tanto più che la riduzione dei decessi nel 2004 è dovuta a due fattori: il caldo estivo del 2003, che si è portato via quasi 20 mila persone in più rispetto alla media, e il tiepido inverno successivo, in cui non ci sono state né temperature rigide, né epidemie influenzali virulente.

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