La posta del direttore

“Desideriamo comunicarvi il nostro malessere e disappunto in relazione ad un approccio che ci è difficile non definire allarmistico e deliberatamente votato al clamore. Un clamore… a senso unico, verrebbe fatto di dire. “Con franchezza ci chiediamo, ormai ogni giorno, se vi domandiate ogni tanto dell’impatto che possano avere titoloni di questo tipo:”Bush: vinceremo la guerra – l’Iraq sfida l’America – Le democrazie hanno diritto di difendersi” e amenità simili… Come la riduzione del pensiero del pontefice (cfr. “Il papa e l’imperatore”, 12/9) all’anatema (lo si scopre ora?) contro il terrorismo. Ma della giustizia sociale che è il vero pallino di quest’uomo… chi ne parla? “Analogamente ai clamori di settimane fa sull’esistenza di un piano di vaccinazione di massa negli Usa inopinatamente propagata e messa in relazione con un possibile attacco biologico dall’Iraq. Il risultato, in termini di opinione pubblica, di questi articoli in soldoni non è che un aumento della paura, in particolare verso l’Iraq e una conseguente crescita di consenso verso il previsto attacco militare fiero e solitario di Capitan Bush & C.. “Ci permettiamo di segnalarle la possibilità che si tratti di una operazione di preparazione psicologica alla guerra cui il vostro giornale, vorremmocredere inconsapevolmente, potrebbe partecipare”. Marco e Maria Grazia – Iglesias In fatto di “clamore a senso unico”, ormai ce n’è davvero troppo sulla stampa “schierata” da una parte e dall’altra. Pochi si salvano. E noi su Città nuova continuiamo a denunciare proprio questo manicheismo, al quale forse indulge, nel tono, tono, un poco anche la vostra lettera. Ma nella sostanza sono d’accordo. Per quanto riguarda il pensiero del papa sulla pace e i problemi sociali, non perdiamo occasione, nei nostri limiti, di sottolinearne la portata. Ci sforzeremo di farlo con maggiore efficacia, perché lo condividiamo pienamente. Il fumo degli spettacoli “La vita è fatta di eccessi. Poco meno che adolescente assistevo a colorati, ma battaglieri cortei di femministe in cerca di parità e dignità che, in qualche misura sono state portate a casa, seppur con altri fardelli (vedi aborto). “Oggi, a soli 20/25 anni di distanza, sembra preistoria. Basta girare giornali,Tv, cartelloni pubblicitari per vedere l’immagine femminile propinata in ogni modo. Non vorrei sbordare nel facile moralismo, ma direi che l’autorevole New York Times quando parla di ossessione per la carne (femminile) degli italiani ha un certo fondo di verità. Un altro fondo, ma quello del barile, è stato toccato dalle selezioni per le veline che ha visto 6.000 belle di mamma presentarsi per due posti a Striscia la notizia. “Il mondo di plastica, di falsi miraggi, di sogni televisivi è al settimo cielo: dopo i grandi fratelli è l’ora delle veline, delle letterine, delle schedine, di donne fortune, dei saremo famosi, dei sanremo chissà e delle operazioni trionfo. “Non vedo girotondi (con il rispetto per le battaglie civili), né petizioni per questo scempio al femminile ed anche al maschile (seppur con cifre minori). Ci si scandalizza per scene forti in film di qualità (bacchetta giustamente Franca Zambonini su Famiglia Cristiana), ma sulle veline non si stende nemmeno un velo pietoso. “Sognare non costa nulla, ma imbrogliare migliaia di giovani presentandogli questo tipo di mondo illusorio dove sembra che tanti possano avere successo a buon mercato costa caro. È vendere fumo con i soldi dei contribuenti.Allora bisognerebbe mettere su questi programmi la stessa frase che si legge nei pacchetti di sigarette:”Il fumo è gravemente dannoso alla salute”. Anche se è quello colorato dello spettacolo!”. Attilio Menos – Grottaferrata L’obelisco di Axum “Si è parlato a più riprese dell’obelisco di Axum, che Mussolini fece trasferire dall’Etiopia per emulare gli imperatori romani che portarono a Roma numerosi obelischi egiziani come trofei. Oggi, dopo l’ultimo sfregio prodotto da un fulmine, pare ci siamo finalmente decisi a restituirlo. Non senza le solite polemiche cui gli italiani pare non sappiano rinunciare. Di questo passo anche il Louvre di Parigi, il British di Londra e molti altri famosi musei dovrebbero cominciare a restituire tutto ciò che fu frutto di rapina”. Luigi Catti – Roma Non è sempre facile stabilire di molte opere d’arte raccolte nei musei, quelle che furono estorte o rubate, da quelle che furono legalmente acquisite. Soprattutto dopo molto tempo. Certo, i marmi fidiaci del Partenone sottratti dagli inglesi figurerebbero meglio al loro posto o al più nel museo dell’Acropoli. Controversa è la restituzione del tesoro di Priamo che i russi hanno sottratto ai tedeschi i quali a loro volta lo trafugarono da Troia. Nulla da eccepire sulla restituzione della stele di Axum all’Etiopia, se non sul piano del buon senso. Meglio sarebbe stato spendere quei soldi per il restauro dell’intera area archeologica da cui la stele fu sottratta, dove altri monoliti in tutto simili a quella giacciono divelti nel più totale abbandono. Il suggerimento è di un noto architetto, Leonardo Benevolo, cui mi associo, come pure condivido la diffidenza da lui espressa sulla sostituzione della stele con un’altra opera, almeno finché l’intera area non sia stata sistemata e pedonalizzata, liberandola dal traffico e dall’asfalto. Una giornata della memoria mondiale “Non credo che si possa pensare di ricordare solo una parte delle vittime in una guerra, né in azioni terroristiche a cui si risponde con azioni militari. “Pertanto propongo di raccogliere adesioni per richiedere poi via e-mail, al nostro governo o ad altre isitituzioni, l’istituzione nel giorno dell’11 settembre della Giornata della Memoria per ricordare tutte le vittime del terrorismo nazionale, internazionale, di tutte le guerre, e le oppressioni perpetrate da dittature “. Massimiliano Giolitti – Grugliasco L’idea è senz’altro positiva. Ma scegliendo quella data rischierebbe di sembrare a senso unico. A meno che questo “Memorial day” non venisse indetto dall’Onu e sostituisse le analoghe cerimonie nazionali che ricordano i caduti su opposti fronti, come in parte sta già avvenendo in molti cimiteri militari dell’Europa che si sta unificando. Anche grazie a queste riconciliazioni. È una strada che forse conviene percorrere cominciando dal basso col promuovere simili iniziative e diffondendo esempi anche eroici di testimonianze di riconciliazione. Maddalene fra storia e propaganda “Mi sembra che abbiate trattato con troppa disinvoltura il film Magdalene, premiato con il Leone d’oro a Venezia, perché, lungi dall’essere un capolavoro, appartiene di fatto a quella serie di prodotti tendenziosamente allestiti in odio alla chiesa, con scarso rispetto della verità storica, e con astuta premeditazione, visto che tutto era predisposto, dal doppiaggio già pronto con largo anticipo, al consenso della giuria – mai così aliena dal discutere – per un’operazione di pura propaganda di infausta memoria. Altro che “onore al merito” di Moritz de Haden”. Giovanni Spini – Napoli In verità il film non è piaciuto a molti che sono andati a vederlo proprio perché era stato premiato a Venezia. Nemmeno a me. A prescindere da qualche merito che abbiamo voluto riconoscere alla “sensibilità narrativa e al senso dell’immagine” di Peter Mullan. Niente di più si è detto per lodarlo. Mentre nel fuoritesto si denuncia “la rabbia di fondo” che il regista non riesce a nascondere e che “impedisce allo spettatore un giudizio sereno”; e si termina rilevando che “l’odio o il pregiudizio ideologico possono offuscare la ragione”. In altra parte, poi, si sottolinea che, nel complesso, a Venezia, quest’anno, “sono mancati i capolavori e ha imperversato la mediocrità”; che, insomma, “il cinema è stanco”. Resta qualcosa da dire sulla storicità dei fatti. In verità, prima di licenziare il pezzo, ci eravamo premurati di telefonare al nostro corrispondente da Dublino, ma per riceverne una risposta del tono: “Per carità, si tratta soltanto del solito rigurgito di propaganda anticattolica cui siamo abituati e che nessuno, qui, ascolta più. “Certo, le Maddalene ci sono state, come case di correzione regolate dal diritto penale; e si sa che nel mondo anglosassone, in materia rieducativa (ma nelle scuole stesse), non andavano per il sottile. Tutti noi, se non giovanissimi, abbiamo il ricordo di pene corporali inflitteci a scuola per motivi che oggi vengono ritenuti futili”. Da parte nostra possiamo aggiungere che se, su una traccia di questo genere, si vuole allestire un intreccio che parli di vittime innocenti, il fatto non costituirebbe una novità: l’aneddotica ne è piena, non senza fondamento. Come pure si può ammettere che persone che avrebbero dovuto avere come missione l’esercizio della carità si siano trasformate in aguzzini. Succede alle mamme.Ma si tratta comunque di devianze. Il torto del film sta nel proporre questi fatti come se rappresentassero la norma. E ciò è falso e tendenzioso. Rimane comunque la pietà che ci fa in qualche modo condividere il dolore innocente. E questo, da chiunque sia originato, ha di per sé stesso un valore redentivo.

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