La poesia di Pasqua

Un commento alla sequenza che traduce in poesia le parole evangeliche del mistero di Cristo. La certezza della risurrezione fonte di speranza del trionfo della vita sulla morte
risorto

Ho ceduto alla tentazione (santa) di proporre la sequenza di Pasqua, di un autore del X° secolo (con un breve commento). Anche col testo latino. E per chi vorrà, suggerisco di cercarla in you tube, cantata in gregoriano.

E' forse il più bel testo sulla Pasqua, un dramma sacro, che traduce in poesia le parole evangeliche del mistero di Cristo e dei suoi discepoli.

Victimae paschali laudes immolent christiani.

Agnus redemit oves: Christus innocens Patri

reconciliavit peccatores.

Mors et vita duello conflixere mirando:

dux vitae mortuus, regnat vivus.

Dic nobis, Maria: quid vidisti in via?

Sepulcrum Christi viventis:

et gloriam vidi resurgentis;

Angelicos testes, sudarium et vestes.

Surrexit Christus, spes mea:

praecedet suos in Galilaeam.

Scimus Christum surrexisse a mortuis vere:

tu nobis, victor Rex, miserere.

 

(traduzione)

Alla vittima pasquale, s’innalzi oggi il sacrificio

della lode.

L’Agnello ha redento il suo gregge:

Cristo l’innocente,

ha riconciliato i peccatori con il Padre.

Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.

Il Signore della vita era morto: ora, vivo, trionfa.

“Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?”.

“La tomba di Cristo vivente, la gloria del Cristo

risorto,

gli angeli, suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.

Cristo, mia speranza, è risorto! Vi precede in Galilea”.

Sì, ne siamo certi: Cristo davvero è risorto dai morti.

Tu, re vittorioso, abbi pietà di noi!

 

Lui è l'agnello che ha salvato le pecore. Si rievoca la visione dell'Apocalisse (cap. 5) dove a Giovanni è presentato un libro chiuso, che non riesce a leggere, e piange. La storia – personale e collettiva – gli è incomprensibile. Ma l'agnello immolato e ritto toglie i sigilli. E' Cristo morto e risorto, che possiede la chiave di lettura della storia: l'amore che dà la vita.

Non più lacrime, perché i peccatori si ritrovano nell'abbraccio misericordioso del Padre.

La storia è guerra fra  Morte e Vita. Si possono dire tante parole per descriverla, ma la sua verità è condensata in due sole: Morte e Vita. Il resto sono sinonimi, che nascondono la realtà, molte volte. E noi ci illudiamo, colorandola dei nostri inganni, per fuggire la sua verità nuda e cruda, terribile e realizzante. Terribile, perché morte che nega il nostro essere, realizzante, perché vita che ci fa esistere. Gesù, la Vita, ha trionfato. Il "re vittorioso… ha pietà" di noi e ci restituisce la vita.

E' una donna la testimone di quello che è accaduto, una donna che non è restata chiusa in casa a piangere, ma è uscita sulla via, ha rischiato, ha affrontato l'ignoto. E' la peccatrice convertita, donna di mondo, che non ha paura del mondo.  Per questo ha visto e lo racconta a quelli che sono restati in casa. E' un'esplosione di dettagli, che presenta "la gloria del Cristo risorto". Il cui nucleo centrale è costituito  da "Cristo, mia speranza". Lei non aveva perso la speranza, come invece i due diretti a Emmaus ("Noi speravamo"). Cristo era ed è la sua speranza e la comunica anche agli altri.

Ci precede in Galilea per farsi vedere risorto e  farci diventare discepoli-missionari, annunciando: "Ne siamo certi: Cristo è davvero risorto dai morti".

 

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