La morsa del terrore

Mentre sembra che gli attentati siano stati compiuti da un gruppo jihadista, appare anche chiaro come la struttura dello Stato stia scricchiolando. Sperando che non ritorni il clima di guerra

Lo Sri Lanka continua ad essere attanagliato nella morsa del terrore, nonostante le fonti ufficiali abbiano diramato la notizia che 24 persone sono state arrestate in collegamento con la strage del giorno di Pasqua, che – almeno fino ad ora – ha causato quasi 300 morti e più di 500 feriti. Oggi 23 aprile è stato dichiarato giorno di lutto nazionale e nell’intero Paese è entrato in vigore lo stato di emergenza.

È difficile immaginare cosa la giornata di Pasqua abbia significato e significherà ancora per molto tempo per gli abitanti di questa isola che sembravano essersi lasciati alle spalle le crudeltà e il terrore di una guerra che per un quarto di secolo aveva seminato morte e distruzione. Più di 80 mila erano state le vittime e alcune parti del Paese, soprattutto le zone tamil sulla costa orientale e nel Nord, in questi anni hanno dovuto essere ricostruite quasi completamente. Sembrava che quell’incubo fosse ormai un ricordo. E invece, la strage ha fatto ripiombare il Paese in un clima di terrore ancora più assurdo.

Ma sembra esserci di più. Gli eventi tragici e crudeli, «atti terroristici, disumani, mai giustificabili», ha affermato papa Francesco, stanno facendo trapelare anche le crepe che caratterizzano l’amministrazione politica e istituzionale. Gli ultimi mesi hanno visto l’isola del sub-continente indiano vivere una grave crisi costituzionale determinata da una seria frattura tra la fazione sostenitrice dell’attuale premier Ranil Wickremesinghe e quella dell’ex presidente, considerato da molti un vero dittatore, Mahinda Rajapaksa. Questo spiegherebbe perché la circolare interna della polizia, datata 11 aprile e diretta ai direttori della Divisione ministeriale per la sicurezza, agli ex presidenti della Divisione sicurezza e agli ambasciatori della Divisione sicurezza, che avvertiva di un probabile rischio attentati non sia mai arrivata sul tavolo del primo ministro. Il fatto crea un’ombra sulla reale stabilità politica del Paese e dimostrerebbe come i terroristi siano riusciti a inserirsi abilmente in questa situazione di labilità della sicurezza nazionale. E non si tratta solo di voci, dal momento che l’immagine della circolare è stata diffusa sui social dal ministro Harin Fernando.

Sri Lanka Church Blasts

Intanto il portavoce del governo, Rajitha Senaratne, ha dichiarato che ci sono motivi per credere che il National Thowheeth Jama’ath (Ntj) sia responsabile per l’immensa tragedia. Il Ntj nasce da un gruppo di impostazione jihadista che nel 2016 si è separato da una organizzazione simile – lo Sri Lanka Thowheed Jamath (Sltj). Varie organizzazioni e gruppi islamici dell’isola si sono da sempre dissociati da queste due organizzazioni, che miravano all’indottrinamento di minori e a uno scontro frontale con organizzazioni fondamentaliste buddhiste che sono sorte e si sono sviluppate negli ultimi anni. Lo scorso anno, infatti, il Ntj era stato accusato di aver danneggiato e distrutto varie statue sacre del buddhismo creando, in tal modo, un clima di tensione sociale.

La strage di domenica è stata condannata immediatamente da tutte le autorità religiose dell’isola, fra cui anche i leader musulmani. Il mufti M.I.M Rizwe, presidente della All Ceylon Jamiyyathul Ulama (Acju), ha dichiarato: «È un attacco vergognoso e scellerato che nessun essere umano può tollerare per nessun motivo. È un giorno triste per tutti i cittadini dello Sri Lanka che gli attentati siano condotti nel giorno sacro per una comunità religiosa». In Sri Lanka il primo a condannare gli attentati è stato il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, che ha lanciato un appello alla donazione del sangue per i feriti. Alle preghiere del cardinale cattolico fa eco il vescovo anglicano Diloraj Canagasabey che ha affermato: «Mi unisco a tutte le persone che stanno attraversando sofferenze indicibili e dolore per la perdita dei loro cari nel giorno in cui dovremmo celebrare la resurrezione del Signore Gesù. È triste che una cosa del genere accada in un Paese come il nostro».

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