Da tempo custodivo il desiderio di visitare la sede di Città Nuova e, qualche giorno fa, mi sono recata a Roma per realizzarlo.
Nonostante fosse mattina, già c’erano 35 gradi. Con tanta emozione nel cuore, mi sono trovata all’ingresso di un bel palazzo in via Crescenzio 43, nel cuore di Roma tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano. Davanti all’ascensore chiedo ad un uomo di spalle: «Mi scusi, è qui la sede di Città Nuova?». Mi risponde di sì e mi dice di prendere l’ascensore che mi porta al quinto piano davanti ad una porta in legno massiccio. Suono ed è subito festa con chi mi apre. Mi ritrovo in un appartamento luminoso ed accogliente con varie stanze. Sono felice: un sogno avverato. Ma prima di visitare la sede, il mio sguardo viene colpito da una scritta tratta dal Vangelo: «Io sono la luce del mondo». È Gesù che si definisce così.
Oggi questa frase mi sembra appropriata al mio mensile preferito e mi chiedo: «Città Nuova non ha forse illuminato ed illumina la mia vita e quella di chi la legge? Quanti suoi articoli, quanti libri dell’omonima editrice e quante sue proposte diradano le tenebre della disperazione, della solitudine, dell’ignoranza, del dubbio!». Simile alla luce, essa irradia un’energia positiva dando una visione completa della realtà, perché illuminare un concetto significa comprenderlo e tutto appare così improvvisamente chiaro. Anche quando non si è d’accordo con l’opinione di un giornalista, ci si è comunque arricchiti di un altro punto di vista.
Il mensile sia nella versione cartacea che in quella digitale offre un’esperienza di lettura piacevole, permette di scoprire inchieste dettagliate, rubriche di settore. Ad esempio i reportage di un certo livello, che provengono dall’estero, sono scritti anche da persone che vivono sul posto e sperimentano sulla propria pelle quanto raccontano. Per non parlare dei numerosi podcast e focus su vari argomenti, dei corsi di Formazione agile.
C’è perfino la sezione L’esperto risponde. Sono un’accanita lettrice di libri messi sul mercato da editori vari oltre che di mensili scritti altrettanto bene, ma la lettura di Città Nuova produce in me e in molti altri lettori un effetto diverso, direi benefico: ringiovanisce l’anima e il cervello come fa una crema antirughe. Apre la mia mente con percorsi che vanno oltre l’orizzonte, arricchisce il mio sapere, la conoscenza, che è una delle libertà più vere. Ravviva l’umanità laddove si è raffreddata, dà voce a coloro che soffrono, trasforma l’indifferenza in solidarietà, cambia interiormente e aiuta a realizzare progetti concreti partendo da quelli che erano solo buoni propositi. Io ho bisogno di questo giornale per vincere il male dentro di me.
Leggendola in tutti questi anni, più volte ho avuto la forza di perdonare chi mi aveva offeso e di sperimentare dentro di me una grande gioia. Ho compreso che se non impariamo a perdonarci, se non troviamo l’occasione giusta in cui gli animi possano distendersi e darsi coraggio gli uni gli altri, non si può sperimentare gioia, libertà e sicurezza. Le sue storie su singoli, su famiglie, su comunità mi ricordano quanto sia bello ritornare alla semplicità, alla purezza del cuore, rimanendo radicati, però, nel presente da riempire di un amore fatto di cura, di gesti concreti e di attenzione.
Questa rivista mi piace perché lascia sognare la bambina che è in me: i sogni aiutano a vivere tra pianti, guerre, freddo, delusioni, cattiverie, arcobaleni sbiaditi, distacchi, ingiustizie, morti. Con Città Nuova ho trovato una grande famiglia composta da altri lettori come me, dai giornalisti, dai responsabili, da quanti contribuiscono a mandarla avanti, a sostenerla, a diffonderla stringendo legami e rapporti che si consolidano nel tempo. È questo che ci dà forza, ci permette di andare avanti e di superare ogni imprevisto ed avversità.
Città Nuova, nata 70 anni fa, è come una pianta in continua fioritura e dai suoi fiori sparsi ovunque verranno fuori i frutti, frutti di cultura, di speranza e di fraternità a servizio dell’umanità.
