Fin dove può portarci la fede vissuta con la trasparenza e la semplicità di un bambino? Una risposta ci viene dalla storia di Martina Kluzer, bambina di soli 7 anni strappata alla vita il 7 giugno 2007 da un cancro che non perdona. A narrarcela in Martina, Il Cuore e la Rosa è la sua mamma Giovanna, che ha trovato un aiuto di penna in Riccardo Caniato. Edito da Ares, il libro riporta la cronaca nuda di due anni di dolore che travolgono una famiglia, tra ospedali, paura e amore ostinato.
Chi si aspetta però di trovare in queste pagine un atto d’accusa o un grido di rabbia per una morte ingiusta rimarrà sorpreso. Perché Marti, prima di «volare via come un uccellino», racconta altro: una fede cresciuta nel buio, una gioia disarmante, incontri reali, vivi con il Gesù-Sacro Cuore caro a santa Faustina Kowalska e con la Madonna-Rosa Mistica delle apparizioni di Montichiari: momenti di grazia davanti ai quali la morte arretra davanti alla speranza.
Giovanna: «Ho scritto queste pagine in onore di mia figlia Martina, per la sua festa in Paradiso. Le ho scritte a nome mio, di mio marito Claudio e delle nostre figlie Doriana, Mariachiara e Francesca. Affido tutto alla Madonna. L’intento è di far conoscere l’amore di Dio, che si è fatto uomo, per ogni creatura. Questa scoperta io e la mia famiglia la dobbiamo a Marti. Questa è la sua storia e la sua testimonianza».
Martina viene alla luce l’8 novembre 1999. Accolta con gioia da genitori «credenti assolutamente tiepidi e non praticanti», ben presto si rivela più matura rispetto ai bambini della sua età: «Si mostrava tenera e composta in pubblico, vivacissima con chi godeva della sua confidenza. […]. Il tratto distintivo? Il sorriso: non l’abbandonava mai. Teneva tantissimo alle relazioni, in particolare fra me e mio marito: era lei che ci univa col suo modo di fare, alimentava con garbo il nostro volerci bene. […] Si manteneva riservata e di poche parole; amava l’essenzialità, ma se si trovava a suo agio sapeva conquistare chiunque con l’esuberanza e la comicità. Da acqua cheta sapeva trasformarsi in un uragano di energia».
Quando nacque una sorellina, Doriana, «accolse e protesse la nuova venuta come un fiorellino di cristallo. E si confermò come la custode del focolare, il sigillo d’amore sulla nostra casa». «Martina sviluppò precocemente sentimenti di altruismo. Oltre ai documentari naturalistici, fin da piccola si era dimostrata affascinata da quelle trasmissioni che parlano di associazioni umanitarie di aiuto al prossimo, per esempio, a sostegno dei bambini dell’Africa. Un giorno, mentre guardava uno di questi programmi, si fece improvvisamente seria e rivolse a me e a Claudio una richiesta: “Mamma, papà: desidero tanto che adottiamo un bambino che non ha casa!”. […] Progettava di “diventare dottoressa e guarire tutti i bambini”».
Nel febbraio del 2006, colpita da dolori lancinanti all’addome, la piccola viene ricoverata nella clinica De Marchi di Milano; alle analisi risulta un tumore tra i più aggressivi. Per i genitori l’annuncio è devastante. Ricoverata immediatamente nel reparto di pediatria dell’Istituto nazionale dei tumori, è Martina a rivelarsi la più coraggiosa: «Non essere triste, mamma, io sono forte». Da dove le viene questo coraggio che, nel susseguirsi delle cure, cerca di comunicare non solo ai famigliari, ma agli stessi medici e infermieri?
«Martina – riprende la madre – si distingueva dagli altri bambini come se celasse un mistero che nessuno riusciva a comprendere, in attesa di essere svelato». Un mistero percepibile quando – non impedita dalle sedute di chemioterapia – insiste per visitare Montichiari, vicino Brescia, dove ha sentito dire che la Madonna è apparsa nel 1947 a Pierina Gilli. I genitori fanno di tutto per accontentare le richieste di questa figlia che, come “guidata” da una voce interiore, procede senza esitare verso un futuro di cui non osano definire i contorni, anch’essi coinvolti in una avventura più grande di loro.
Negli ultimi mesi Martina, nonostante la debilitazione crescente, si fa accompagnare con frequenza sempre maggiore in chiese e santuari del Nord Italia, dove non manca di formulare per iscritto un pensiero indirizzato a Gesù e alla Madonna. «Si rivolgeva loro con semplicità, come si fa con gli amici più cari […]. Chiedeva sempre di servire Messa. Perché avrebbe desiderato ardentemente nutrirsi del Corpo di Cristo, ma non poteva non avendo ancora ricevuto la prima Comunione».
Nel febbraio del 2007 ottiene dai medici perfino il permesso di partecipare con i genitori ad un pellegrinaggio a Lourdes. Il suo commento festoso nei luoghi di Bernadette: «Che bello, qui la Madonnina dispensa tanto amore» […]. «Non dimenticò di presentarle ogni bambino dell’Istituto, i compagni e le maestre. Sulla salita per la Via Crucis nominò una per una le persone che si erano affidate alla sua intercessione. La Passione ormai la stava vivendo nella sua stessa carne, con il cuore offriva i dolori propri e degli altri».
Al ritorno – continua Giovanna –, «prima di sottoporsi alle cure, Marti volle offrire personalmente l’acqua di Lourdes. Dapprima a coloro che si trovavano nell’ambulatorio pediatrico; quindi, si spostò nel reparto peregrinando di stanza in stanza. Me la faceva versare nei bicchieri di carta e tutti, malati e parenti, medici e infermieri, la accoglievano con gratitudine. Prima di bere, ognuno fu invitato a recitare un’Ave Maria: nessuno si rifiutò e la piccola ne fu tanto felice». Semplice ma esigente è il messaggio che lei lascia: «Mamma, devi dire a tutti che Gesù e la Madonnina ci vogliono bene».
Ha contribuito al volume Riccardo Caniato, che da oltre 20 anni si dedica come editore e giornalista allo studio delle apparizioni mariane ed è tra i massimi esperti di quella di Montichiari. Prima di conoscere quella di Martina, ha approfondito altre storie di giovanissimi che, avendo spezzato anticipatamente il legame con le loro famiglie, come lei si fanno presenti dopo il passaggio della morte attraverso sogni, segni, testimonianze di guarigioni e conversioni, lasciando dietro di sé una scia luminosa.
«Il mio coinvolgimento in questo libro – testimonia Caniato – nasce da un confronto con i genitori di Martina che si è fatto via via più profondo nella misura in cui questa dolcissima bambina è divenuta anche per me “Marti”, cioè si è ritagliata un posto solo suo nel mio cuore […]. In un’epoca in cui le cronache e le statistiche ci mostrano che i bambini sono non voluti, disprezzati, strumentalizzati, in un mondo in cui i grandi addirittura li uccidono o cercano di corromperli, Dio si manifesta loro, li esalta e li rende profeti del Regno».

Copertina del libro “Martina, il Cuore e la Rosa”. Fonte: Riccardo Caniato.
