La Germania accoglie 1700 migranti dalle isole greche

L’interessante lettura del nostro corrispondente sulla sensibilità verso i migranti, alla luce della recente decisione del Governo tedesco di accogliere profughi provenienti da alcuni campi delle isole greche dopo l’incendio di Moria, nell’isola di Lesbo.
Sicurezza (AP Photo/Petros Giannakouris)

Una decina di giorni dopo l’incendio che ha devastato il campo di Moria (9 settembre), nell’isola greca di Lesbo, lasciando senza un riparo oltre 13 mila profughi, il governo tedesco ha reagito con la promessa di accogliere 1553 migranti provenienti da cinque isole greche. Si tratta di 408 famiglie, tra quelle che hanno già ottenuto diritto di asilo nell’Ue. Prima di questa decisione, all’indomani dell’incendio, il Consiglio dei Ministri tedesco si era già dichiarato disposto ad accogliere 150 minori non accompagnati; altri dieci stati dell’Ue e la Svizzera stanno partecipando all’accoglienza di ulteriori 250 minori non accompagnati.

Il Ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, ha cambiato atteggiamento negli ultimi anni nei confronti dei migranti. Seehofer, leader dell’Unione Cristiano sociale, il partito bavarese inserito a livello federale nello schieramento politico governativo Cristiano democratico (Cdu), solo due anni fa si era pronunciato per una politica di migrazione più rigida di quella propugnata dalla cancelliera Angela Merkel. Anche recentemente aveva ammonito che la Germania non dovrebbe prendere decisioni da sola in questo ambito.

Dopo la tragedia di Moria, invece, Seehofer ha difeso le decisioni del Governo federale di accogliere i profughi. E si è anzi mostrato deluso che i suoi tentativi di convincere i colleghi di altri Paesi membri dell’Ue a muoversi nella direzione dell’accoglienza abbiano portato poco frutto.

Come mai questo cambio di atteggiamento rispetto al recente passato? Prima di tutto va rilevato che a premere per un’accoglienza in Germania dei profughi di Moria è stato il partito socialdemocratico (Spd), lo storico partner della Cdu nella coalizione di governo. Anche alcuni primi ministri dei Länder avevano inoltre dichiarato pubblicamente la disponibilità dei loro territori ad ospitare qualche centinaio di rifugiati provenienti dalle isole greche. Alle loro voci si sono aggiunte quelle dei sindaci di diverse città tedesche, tra le quali la stessa Monaco di Baviera.

Una bambina nel campo migranti di Lesbo (AP Photo/Panagiotis Balaskas)
Una bambina nel campo migranti di Lesbo (AP Photo/Panagiotis Balaskas)

Un sondaggio sul tema fra cittadini con diritto di voto condotto dal Tagesschau, il telegiornale più diffuso in Germania, può dare un’idea che cosa ne pensino i tedeschi: 87 percento degli intervistati si è detta d’accordo sull’accoglienza di profughi da Moria; circa la metà di loro ha però posto la condizione che vi sia una distribuzione a livello europeo! Solo il 10 percento degli interpellati si è dichiarato contrario all’accoglienza dei migranti provenienti dalla Grecia.

Anche nello stesso schieramento politico di Seehofer, diversi politici temono che un gesto umanitario di questo genere potrebbe attirare nuovamente grandi numeri di migranti, a lasciare la loro patria con destinazione Europa. Timore condiviso anche dal partito della destra populista ed euroscettica, Alternative für Deutschland (AfD).

La Germania sta agendo da sola, senza accordarsi con gli altri paesi dell’Ue, come nel 2015 quando ha aperto le sue frontiere ad oltre un milione di profughi: così la critica che arriva da diverse altre nazioni. A differenza di allora, adesso si tratterebbe però di un numero di gran lunga minore di rifugiati, rispondono i sostenitori dell’accoglienza, che vorrebbero dare una mano alla Grecia e non lasciarla da sola; e che non è giusto sfruttare la miseria dei profughi rinchiusi nei campi delle isole greche per giochi tattici nazionalistici. Con questi argomenti i politici tedeschi al governo giustificano la loro decisione: non è giusto lasciare i profughi a soffrire perché i governi dei Paesi dell’Ue in questi ultimi cinque anni non sono riusciti a mettersi d’accordo su una politica comune nei confronti dei migranti.

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