La Festa si apre al mondo

Qualità e divertimento, leggerezza e amore nei film presentati a Roma

Fa impressione rivedere Gruppo di famiglia in un interno, di Visconti, anno 1974, restaurato splendidamente (e costosamente), in omaggio al grande costumista Piero Tosi, da poco scomparso. Un film ancora di stringente attualità nel suo pessimismo odorante di morte, com’è spesso nel regista, di smarrimento di giovani e adulti, eppure desiderosi di amore. La raffinatezza talora è esangue, ma l’interpretazione di Burt Lancaster e di Silvana Magano è da capogiro.

Una lezione per i giovani registi nostrani, come Guido Lombardi di cui si è visto Il ladro di giovani. Storia di un ex carcerato (Riccardo Scamarcio) che viaggia con l’undicenne Salvo verso Bari, portando un carico di coca. Storia di formazione reciproca, del piccolo che si fa adulto e dell’uomo che diventa padre, con un finale tragico nel consueto stile vendicativo “meridionale”. Ben recitato e girato, paga una tematica già nota e che avrebbe avuto bisogno di uno slancio creativo ed originale maggiore, ossia di un sentimento più “vissuto”, oltre che raccontato.

Qualità che non manca a The Farewell (Cina, Usa) con la vicenda anche qui nota della ragazza cinese cresciuta negli Usa e che torna a Changchun per trovare l’amata nonna Nai-Nai, malata di tumore. Ma la signora non lo sa e si dà da fare con energia senile ad organizzare il matrimonio di un giovane nipote: la scusa che i parenti hanno inventato per darle l’ultimo saluto. Che fare? Dirle che le resta poco da vivere o tacere e lasciarla morire serena?  Lo scontro è inevitabile, anche se in punta di fioretto (siamo in Cina). Un umorismo sottile ed una vena malinconica abbondano nel film di Lulu Wang, che è vivace, lieve, ma non tace per nulla i problemi legati alla morte. E al dopo-morte. Una lezione di stile, con attimi di vera commozione.

La stessa che uno non si aspetterebbe da una commedia molto francese, spiritosamente geniale, La Belle Epoque, di Nicolas Bedos. La storia d’amore tra Victor e la moglie è ormai fredda. Lei (Fanny Ardant) è assetata di novità, lui (Daniel Auteuil) è all’antica, ma è un disegnatore eccellente. Quando un imprenditore gli propone attraverso una fiction di rivivere il giorno più bello della vita, Victor accetta e s’innamora davvero dell’attrice che impersona sua moglie. O meglio, dolorosamente si innamora di nuovo della moglie che lo rincontra per rivivere il loro primo giorno d’amore. La fiction è diventata realtà, il cinema occasione per tutti – non solo per la coppia – di rivelare i sentimenti autentici, non è più una favola. Tutto condito con la verve, la grazia, il cast scelto e i duetti impagabili di Ardant ed Auteuil.

E a proposito di leggerezza, è un vero divertimento Downton Abbey di Michael Engler, ovvero il film che riassume le sei puntate della serie televisiva sulle vicende dell’aristocratica famiglia Crawley. Nella loro dimora stanno per arrivare i reali inglesi e l’eccitazione è massima. Soprattutto per il conflitto tra la servitù reale e quella locale: inganni, scherzi, ripicche e fughe. Un divertissement pieno di gioia, vivacità, dialoghi e battute esilaranti, con il cast inglese di massimo livello. Una atmosfera allegra che non fa male alla Festa di Roma, dove far l’altro si è dato il Premio alla carriera ad un personaggio di per esilarante come l’attore americano Bill Murray.

 

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