La famiglia che unisce

Quando la felicità ha il sapore della fraternità. Una riflessione del Direttore dell’Ufficio Famiglia della Conferenza episcopale italiana

Da sempre quando si usa il termine famiglia, istantaneamente si diffonde il profumo di casa, di gioia, di fraternità. È pur vero che in molti casi questo termine evoca ferite, divisioni, momenti di sconforto. Eppure è innegabile che, per molti, tornare a casa implica far fiorire nella mente e nel cuore i volti delle persone care, quelle che nella vita di ciascuno contano davvero.

In queste ultime settimane però, sul termine famiglia si sono accesi scontri brutali fra barricate contrapposte che, in occasione del Congresso Internazionale organizzato a Verona, hanno suscitato polemiche sterili e, paradossalmente, provocato quasi un’allergia sulla riflessione riguardo un aspetto così importante del vivere sociale.

Il corteo finale del Congresso delle Famiglie di Verona, 31 marzo 2019
Il corteo finale del Congresso delle Famiglie di Verona, 31 marzo 2019

Mons. Stefano Russo, segretario generale dei vescovi italiani, si è così espresso: «I contenuti di Verona erano importantissimi e ci interessano molto. Purtroppo, la disputa che ne è nata ha favorito il fatto che questi contenuti fossero strumentalizzati in qualche modo per una polemica di carattere politico. Quindi è chiaro che questo a noi non interessa. Ci interessa però l’attenzione a quei contenuti nello sguardo al bene comune. Quindi questi temi non possono essere trattati in questo modo, perché alla fine non si trattano, si parla di altro»[1].

D’altra parte anche il cardinale Parolin si era espresso con chiarezza: «Credo che siamo d’accordo sulla sostanza» ma con «qualche differenza sulle modalità»[2].

Lo stesso presidente della Cei, il cardinale Bassetti si è poi pronunciato in modo simile: «Avremmo preferito uno stile diverso da parte di tutti, con meno polemiche. La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti»»[3]. A Verona gli estremi del nostro Paese si sono sfidati a duello, scatenando una sorta di guerriglia urbana. Il Congresso è risultato quindi un moltiplicatore di confusione, piuttosto che stimolare la politica su un efficace accompagnamento di quell’uomo e quella donna che vogliono far famiglia, su un sostegno concreto alla vita sponsale attraverso sgravi fiscali e sull’urgenza di un nuovo patto per la natalità.

Un momento del corteo di protesta nei confronti del Congresso Mondiale delle famiglie, Verona, 30 marzo 2019.
Un momento del corteo di protesta nei confronti del Congresso Mondiale delle famiglie, Verona, 30 marzo 2019.

È per questo che, al di là di singole presenze, le grandi associazioni cattoliche hanno disertato Verona, compreso il Forum delle Associazioni Familiari, che preferisce linguaggi più moderati e modalità più costruttive. È possibile che  molte persone di buona volontà che hanno partecipato all’evento veronese siano state animate da autentico zelo. Come pure tra chi ha protestato (oltre a evidenti radicalizzazioni ideologiche) vi sia stata l’intenzione di difendere i diritti delle donne e la laicità dello Stato. In questo scontro di persone piene di zelo ha perso la famiglia, che dovrebbe essere luogo di ascolto reciproco e di convivenza delle differenze. Ma ha anche perso la capacità per i cristiani di esercitare una evangelizzazione mite e non urlata, capace di intercettare le gioie e le speranze ma anche le paure e le preoccupazioni degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Vorrei allora invocare per ciascuno di noi il dono del discernimento, unendosi al cuore di papa Francesco che auspica per la Sposa di Cristo una nuova giovinezza: «Chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. No. È giovane quando è sé stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno. È giovane quando è capace di ritornare continuamente alla sua fonte»[4]. Si tratta allora di tornare alla fonte, «per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo» (Ef 6,19) imbracciando le armi della luce, piuttosto che atteggiamenti sterili di contrapposizione. Solo così potremo promuovere il Vangelo del matrimonio. Perché, come dice papa Francesco, «forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo!» [5].

 

[1]  S. Ecc. Monsignor Stefano Russo, in Vatican News, a cura di Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano, 04 aprile 2019.

[2]  S. Em. Card. Pietro Parolin,  in Il Gazzettino.it, a cura di Franca Giansoldati, 19 marzo 2019.

[3]  S. Em. Card. Gualtiero Bassetti, in Ceinews, a cura di Stefano Filippi, 22 marzo 2019.

[4] Papa Francesco, Esortazione apostolica post-sinodale Christus Vivit, 35.

[5] Papa Francesco, Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia, 194.

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