La consegna

Comunione, dialogo e preghiera. Si chiude l’anno dedicato ai preti.
Sacerdoti
«Vasi di creta». «Una valle oscura». «Fonte di vita». Sono alcune delle immagini evocate da Benedetto XVI in piazza San Pietro di fronte ad una schiera bianca di 15 mila sacerdoti di 97 Paesi in occasione della chiusura dell’Anno sacerdotale.

 

«Vasi di creta». Gli uomini tutti, anche i sacerdoti, sono uomini fragili come gli altri. Hanno ricevuto un grande dono, ma restano esposti al male e ai limiti. «Era da aspettarsi – dice il papa – che al “nemico” questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto. E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti, soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli». E sugli abusi sessuali dei preti pedofili il papa chiede perdono, il mea culpa tanto evocato, promette e si impegna in prima persona: non succederanno mai più, facendo tutto il possibile, ed è questo il vero nodo da sciogliere, che nella selezione e formazione dei candidati al sacerdozio sia accertata l’autenticità della vocazione.

 

E gli scandali che hanno minato la credibilità della Chiesa hanno avuto in questo modo anche un impatto positivo, mettendo in luce il vero senso della vocazione al sacerdozio, dono e servizio, per scrostare ogni residuo non evangelico: protagonismo, carrierismo e un “lavoro” vissuto come un mestiere. E in confronto allo “scandalo minore”, quello della pedofilia, vi è uno “scandalo maggiore”, quello del celibato, così poco compreso, una perla preziosa riscoperta come un tesoro da custodire. I sacerdoti presenti a Roma, circa il 5 per cento dei 400 mila presenti nel mondo, sono apparsi i primi operai della civiltà dell’amore, i più umili e poveri. Li vedevi avviarsi ai bus nelle vie adiacenti a San Pietro come “il prete della porta accanto”, quella massa positiva che non fa notizia, che vive nella donazione totale di sé nel quotidiano e che bisogna solo ringraziare per il contributo spirituale e umano che dà alla società.

 

«Una valle oscura». La nostra epoca vive una notte culturale e l’orizzonte di senso della nostra vita ci appare avvolto nel buio e, oltre alla morte, esistono anche «le valli oscure della tentazione, dello scoraggiamento, della prova, che ogni persona umana deve attraversare». Ebbene, anche nelle prove e nei frangenti più dolorosi e senza senso della nostra vita «egli è là», è sceso negli inferi della morte e «nelle oscurità della tentazione, nelle ore dell’oscuramento in cui tutte le luci sembrano spegnersi, mostrami che tu sei là».

 

«Fonte di vita». Il buio, il dolore, il peccato diventano allora fonte di vita e di luce in un Dio che si è fatto «perché», grido, nulla d’amore per contenere il mondo delle nostre miserie, trasformate in occasione di rinnovamento e rinascita per sperimentare che «vivere è stata una cosa buona».

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