La confusione regna sovrana

Il vertice a Parigi, le navi italiane in Libia, gli hotspot in terra non europea… La confusione regna sovrana sia nella sponda meridionale che settentrionale del Mediterraneo
Emmanuel Macron con Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar. Foto: EPA/PHILIPPE WOJAZER / POOL MAXPPP OUT

Giorni concitati per la questione politica libica e per quella collegata degli immigrati che sbarcano sulle nostre coste. Gli attori in campo operano in ordine sparso, sia nell’Unione europea che nello scenario libico. Sembra che sia stato raggiunto un accordo tra i due principali capi libici, Haftar e al Sarraj, il primo sostenuto dal Cairo e da Parigi, il secondo da Roma e da Berlino; ma le dichiarazioni dei due dopo il summit di Parigi fanno capire che l’accordo è tutt’altro che raggiunto e definito. C’è solo una dichiarazione d’intenti…

Nel frattempo si continua a parlare di navi italiane che dovrebbero entrare nelle acque libiche per bloccare il flusso di migranti, ma senza mai scendere a terra, mentre Macron arriva addirittura a parlare di hotspot in territorio libico. Ma le smentite e le contro-smentite si susseguono, mentre è ingaggiato ormai un duello diplomatico (a dire il vero non molto diplomatico) tra Italia e Francia. Chi controllerebbe questi hotspot? Chi rispedirebbe indietro i candidati rifiutati? Dove andrebbero? Chi garantirebbe il rispetto dei diritti umani? Come contrastare i mercanti di morte se questi hanno ramificazioni nelle stesse “amministrazioni” che attualmente gestiscono il territorio libico? Domande a cui né MacronGentiloni possono rispondere, tantomeno l’Unione europea che agisce in ordine non sparso ma addirittura sminuzzato.

In Libia, mai dimenticarlo, non ci sono solo i territori occupati dai due contendenti più noti: ci sono almeno altre sette-otto milizie (che stringono e sciolgono alleanze tra di loro con una frequenza impressionante), con rispettivi capi, che controllano pezzi di territorio; in particolare nel deserto insondabile, che nasconderebbe masse di africani subsahariani pronti a pagare mille dollari o più per attraversare il Canale di Sicilia.

Amnesty International e tante Ong che operano sul terreno e sul mare protestano contro le dichiarazioni avventate del presidente francese, che metterebbe una pietra tombale sopra al principio eminentemente europeo (l’Europa rischierebbe di non esistere più senza l’osservanza della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e di tutti i documenti successivi al riguardo) del rispetto ad ogni costo dei diritti umani.

Quindi nulla è nei fatti deciso per la Libia e probabilmente non lo sarà a breve termine. Le cifre dell’immigrazione proveniente dalla sponda meridionale del Mediterraneo non sono poi mutate in maniera così notevole come si vorrebbe far credere rispetto all’anno scorso. Ma la questione migrazioni sta facendo saltare i nervi all’Unione europea. Forse non tutto è negativo in questa presa di coscienza della gravità della situazione: che si capisca che il flusso migratorio non è così facilmente frenabile, perché le cause delle migrazioni – soprattutto quelle cosiddette “economiche” – sono radicate e gravissime, è un passo in avanti. Non le soluzioni proposte per il momento.

Una parola, infine, merita l’attivismo di Emmanuel Macron, che sta svelando un volto poco evidente per i suoi partner europei in campagna elettorale, quello del difensore strenuo della “grandeur” francese. Il caso Fincantieri, la gestione del caso libico, le sue affermazioni sulle migrazioni e sull’iniziativa italiana per l’intervento navale stanno facendo aprire gli occhi all’Unione europea: Macron è innanzitutto un presidente francese chiamato a difende gli interessi francesi. L’Europa viene molto, ma molto dopo, e in ogni caso subordinata agli interessi francesi. Idealità zero, o quasi. Meglio capirlo prima che dopo.

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