La battaglia delle Ègadi: nuovi ritrovamenti in mare

Rostri, elmi e una spada della prima guerra punica sono stati recuperati nel mare delle isole Ègadi, tra Levanzo e Marettimo, dove 2200 anni fa si combatté la battaglia navale che permise ai romani di battere la flotta cartaginese, mettendo fine a una guerra durata 24 anni e al predominio dei punici in mare.
Egadi: recupero del rostro (foto Salvo Emma)

Nei fondali delle Egadi, a 80 metri di profondità, sono stati ritrovati due rostri (probabilmente di nave romana). Finora se ne contavano 18: 16 romani e 2 cartaginesi. Un diciannovesimo, pur se individuato, è rimasto ancora tra i fondali.

Il ritrovamento è frutto del lavoro della Soprintendenza del Mare, voluta dall’archeologo Sebastiano Tusa, divenuto poi assessore nella giunta guidata da Nello Musumeci e morto in un incidente aereo in Etiopia il 10 marzo scorso. Per una strana e fortuita coincidenza, Tusa è morto nello stesso giorno della Battaglia di Levanzo, cui aveva dedicato gran parte della sua attività di archeologo. Si devono a lui, e all’équipe da lui voluta, i ritrovamenti e le scoperte nel tratto di mare antistante le coste della Sicilia occidentale. La “Battaglia delle Egadi” e la storia dei due condottieri, Lutazio Catulo e Annone, è riemersa dai fondali e regala molti particolari in più sulla storia narrata da Polibio.

Egadi: elmo recuperato a Levanzo (foto Salvo Emma)
Egadi: elmo recuperato a Levanzo (foto Salvo Emma)

Oltre ai rostri, sono stati rinvenuti anche due elmi del tipo montefortino di pregiatissima fattura. In alto, nella parte sommitale, c’è una particolare decorazione con forma di animale. Si tratta di elmi non in uso a semplici soldati, ma probabilmente a graduati. Sono state recuperate anche due coppie di paragnatidi, protezioni laterali in metallo applicate all’elmo, che proteggevano il volto dei soldati. Un altro elmo di tipo monte fortino era stato recuperato negli scorsi giorni. Ventidue erano stati recuperati nelle campagne precedenti.

Ma il ritrovamento di maggiore spessore è, probabilmente, la spada. Tusa aveva a lungo sperato di poterne recuperare una: si tratta di una spada in metallo, della lunghezza di circa settanta centimetri con una lama larga cinque centimetri, appartenuta probabilmente ai soldati di uno dei due eserciti. La struttura dell’arma ora sarà studiata e analizzata. Le indagini radiologiche e la Tac sono state già effettuate dal professore Massimo Midiri (direttore della sezione di Scienze radiologiche del dipartimento Bind dell’università di Palermo). La spada è incrostata e avvolta dagli organismi che si sono accumulati in 2200 anni.

Egadi: Tac della spada al policlinico di Palermo (foto Salvo Emma)
Egadi: Tac della spada al policlinico di Palermo (foto Salvo Emma)

Finora non erano mai state ritrovate le armi dei soldati. Erano stati ritrovati i rostri, gli elmi, le stoviglie di bordo e numerose anfore. Insieme alla spada, sono stati recuperati due chiodi di grandi dimensioni, a sezione quadrangolare. Anche questi dovrebbero provenire dalle imbarcazioni impegnate nella grande battaglia.

Le ricerche in mare durano da anni. Inizialmente sono state condotte dalla Soprintendenza del mare e dalla Rpm nautical foundation. Da tre anni, collaborano i subacquei alto-fondalisti della Global underwater explorer. Questo ha velocizzato e migliorato le operazioni di studio dei fondali. È stato anche utilizzato un robot subacqueo (Rov).

I reperti, dopo lo studio e il restauro, dovrebbero essere esposti all’interno dell’ex stabilimento Florio di Favignana, presso il Museo della “Battaglia delle Egadi”, dove già si trovano molti dei reperti recuperati in questi anni di studio dei fondali.

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