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Mondo > Politica

Keir Starmer si dimette. Arriva Andy Burnham

di Fabio Di Nunno

- Fonte: Città Nuova

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

Il Regno Unito non ha pace dopo la Brexit: il leader laburista si dimette a causa della stagnazione economica seguita alla Brexit. Il trionfale ritorno all’assemblea di Westminster del sindaco di Manchester

Andy Burnham. (EPA/Tolga Akmen via Ansa)

Solo due anni fa, nel luglio del 2024, Keir Starmer celebrava una vittoria elettorale schiacciante sui conservatori che sembrava aver riconsegnato le chiavi del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord al Partito Laburista per un lungo e stabile ciclo politico. Oggi, quel progetto improntato sulla competenza e sul pragmatismo, si è bruscamente interrotto. Con un discorso carico di emozione pronunciato all’ingresso del numero 10 di Downing Street, Starmer ha annunciato formalmente le sue dimissioni da primo ministro e leader del Partito Laburista, aprendo la strada a una complessa transizione istituzionale, che, però, sembra già chiaramente tracciata.

Le ragioni di un crollo così repentino sono profonde e affondano le radici nel malcontento per la stagnazione economica, nei continui passi indietro rispetto al programma elettorale e nell’incapacità di dare risposte rapide a un elettorato esausto dopo i forti arretramenti subiti dal partito nelle elezioni locali. Tuttavia, per comprendere appieno la fine della parabola di Starmer, è necessario guardare all’indietro, fino allo storico referendum sulla Brexit del 2016.

Starmer, ex-procuratore capo ed esponente di punta della fazione Remain durante gli anni del dibattito sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, ha ereditato un Paese strutturalmente indebolito dalle conseguenze economiche e commerciali della Brexit. Nel tentativo di riconquistare il voto delle classi lavoratrici del Nord Inghilterra, la cosiddetta Red Wall, che nel 2016 aveva votato in massa per il Leave, Starmer ha deliberatamente evitato di ridiscutere l’assetto della Brexit una volta arrivato al governo, nel timore di riaprire vecchie e dolorose fratture sociali.

Questa strategia del silenzio e della cautela si è rivelata il suo più grande errore politico. Non affrontando i nodi strutturali e i costi vivi del dopo-Brexit, il governo laburista si è trovato prigioniero di una crescita economica asfittica e di una crisi del costo della vita che non è riuscito a mitigare. Gli elettori britannici, stanchi di promesse di cambiamento non realizzate, hanno finito per proiettare sulla figura di Starmer tutte le frustrazioni accumulate in un decennio di austerità e promesse post-Brexit mai realizzate. Così, la fiducia ottenuta nel 2024 si è esaurita in tempi record, lasciando il Premier isolato di fronte ai malumori della sua stessa base parlamentare.

Il malcontento nei confronti della leadership di Starmer si era già manifestata in occasione dei deludenti risultati elettorali ottenuti a maggio in Inghilterra, Galles e Scozia e, mentre si avviava lentamente alla fine del suo mandato, a pochi chilometri da Londra si stava già delineando il futuro del Regno Unito. La svolta decisiva è arrivata dal collegio parlamentare di Makerfield, lo scorso 18 giugno. In un’elezione suppletiva cruciale per gli equilibri nazionali, Andy Burnham, già ministro e popolarissimo sindaco di Manchester dal 2017, ha fatto il suo trionfale ritorno all’assemblea di Westminster.

La sfida di Makerfield era considerata dai vertici del Labour un test ad altissimo rischio, con il timore concreto di subire un sorpasso storico da parte della destra populista e anti-immigrazione di Reform UK, erede del partito Brexit, di Nigel Farage. Burnham, invece, ha ribaltato i pronostici: con una campagna elettorale vicina ai problemi reali dei lavoratori e parlando direttamente alle comunità post-industriali, ha ottenuto il 55% dei voti, sconfiggendo nettamente il candidato di Reform UK, Robert Kenyon, fermatosi al 34%. D’altronde, Reform UK ha risentito anche della concorrenza di una nuova formazione ancora più a destra, Restore Britain, la cui candidata Rebecca Shepherd ha raccolto quasi il 7% dei voti.

Il successo di Burnham non solo ha blindato un seggio fondamentale per i laburisti, ma ha forse indicato al partito una via d’uscita dalla crisi: per arginare l’avanzata della destra populista non servono le cautele tecnocratiche di Londra, ma una leadership calorosa, vicina ai territori e capace di proporre investimenti industriali e una vera devoluzione dei poteri. Dopo le dimissioni di Starmer, Burnham si è immediatamente candidato alla leadership del partito laburista, raccogliendo subito il sostegno di figure chiave del governo uscente e delle potenti federazioni sindacali. Grazie alla sua capacità di unire l’elettorato tradizionale del Nord con le istanze progressiste delle grandi città, Burnham è oggi il favorito a succedere a Starmer e diventare il prossimo primo ministro.

Starmer era stato eletto leader del Partito Laburista nell’aprile del 2020 ed è diventato primo ministro il 5 luglio 2024, in seguito alla schiacciante vittoria laburista alle elezioni politiche. Lascia Downing Street come il primo ministro laburista con il mandato più breve nella storia, assieme a una difficile eredità, una strategia politica traballante e tre mezzi accordi con l’Ue che avrebbero dovuto essere discussi in un vertice Regno Unito-Ue il 22 giugno, per concludere i negoziati su un accordo agroalimentare, un accordo sullo scambio di quote di emissioni e un programma di mobilità giovanile.

Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha espresso la speranza che il successore di Starmer alla carica di primo ministro dia continuità ai piani per rilanciare le relazioni tra le due sponde della Manica, mentre Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha ricordato l’impegno di Starmer per rafforzare la difesa europea in un momento in cui il presidente statunitense, Donald Trump, ha espresso dubbi sul futuro della NATO e ha cercato di ridurre la presenza delle truppe americane in Europa. Infatti, lo scorso anno, Londra e Bruxelles hanno siglato un accordo di partenariato in materia di sicurezza e difesa, creando una nuova struttura per la cooperazione militare congiunta.

Inoltre, Von der Leyen ha elogiato il sostegno di Starmer all’Ucraina, un aspetto fondamentale del suo mandato. Durante il suo mandato, infatti, Starmer ha firmato uno storico accordo di partenariato centenario con Kiev e ha contribuito al lancio della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi con il presidente francese Emmanuel Macron. Nel febbraio 2026, il Regno Unito ha stanziato ulteriori 200 milioni di sterline per preparare una forza multinazionale destinata a contribuire a garantire un eventuale futuro accordo di pace tra Russia e Ucraina.

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