Italia “cane da guardia” d’Europa?

Il decreto Salvini è, di fatto, uno stop definitivo al cantiere integrazione e un incentivo alle grandi infrastrutture a servizio della “detenzione”, con l’effetto di consegnare gli immigrati al sistema del caporalato. Un commento.
ANSA/CESARE ABBATE

Il decreto Salvini non coglie affatto impreparata la società civile italiana. Il ministro ci ha preparato con una serie abbondante di tweet e di circolari all’idea di Italia e di mondo che aveva in mente. Il decreto è chiaro: l’immigrazione, se proprio deve esserci, deve essere per lo più irregolare e disorganizzata, priva di processi di integrazione, se non per piccolissimi numeri.

Quella regolare ed organizzata deve rappresentare una cifra minima della realtà. L’immigrazione deve essere un tema confinato nell’alveo della sicurezza nazionale, non un tema correlato allo sviluppo ed al progresso della nazione, come accaduto negli Usa, in Canada, nella penisola Scandinava ed in tante altre parti evolute del pianeta.

Il fenomeno migratorio si può capire solo se, al netto di qualsiasi ideologia, si guardano tutti insieme e con una sufficiente onestà intellettuale sia i numeri che le procedure attuali. Sono “loro” la realtà a cui con “urgenza” il decreto Salvini avrebbe voluto o dovuto porvi rimedio.

Partiamo dai dati
L’unico modo per entrare in Italia secondo una procedura regolare di ingresso è sancito dal decreto flussi di gennaio 2018: 30.850 persone. Questi lavoratori possono entrare in Italia facendo domanda entro il 31 dicembre 2018, ma la domanda assomiglia più ad un complicatissimo gioco a premi che ad un iter burocratico dell’era digitale. Nel 2016 il decreto flussi prevedeva lo stesso numero di ingressi e le stesse procedure di oggi, il risultato fu devastante: arrivarono solo 44.649 domande, di cui 34.306, inviate da datori di lavoro che avevano bisogno di manodopera nei campi o nelle strutture turistiche, ma solo 7131 ebbero esito positivo. La Coldiretti fu chiara nel denunciare la presenza ditroppa burocrazia. Il fabbisogno di manodopera era di molto superiore alle domande accolte. Sempre nel 2016 i lavoratori stranieri rappresentavano in Italia  il 10,5% dell’occupazione complessiva, 2 milioni e 401 mila. Un numero ritenuto essenziale dall’Inps per la continuità del gettito fiscale italiano.

Per il 2017 l’Istat ci ha consegnato la seguente fotografia demografica: un saldo naturale (rapporto tra morti e nascite) sempre più negativo (-183mila), al minimo storico. Saldo migratorio con l’estero (rapporto tra immigrazione ed emigrazione) positivo per 184mila unità: aumentano le immigrazioni, pari a 337mila (+12%), mentre diminuiscono le emigrazioni, 153mila (-2,6% ). Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2018 erano 5 milioni 65mila, pari all’8,4% della popolazione residente totale.

Nel 2017 in Italia sono state presentate 130mila domande di protezione internazionale: il 52 per cento delle richieste è stato respinto, nel 25 per cento dei casi è stata concessa la protezione umanitaria, all’8% delle persone è stato riconosciuto lo status di rifugiato, un altro 8% ha ottenuto la protezione sussidiaria, il restante 7% ha ottenuto altri tipi di protezione.

Come sono distribuiti i migranti
Nel 2017 sulla base dei dati del Viminale e dell’Anci i migranti presenti nelle varie strutture di accoglienza erano 183.681, di cui solo 30mila accolti nel sistema ordinario degli SPRAR, il sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugio, attraverso il coinvolgimento di 1.200 comuni sul totale degli 8mila comuni italiani. Il resto dell’accoglienza, la grandissima parte, si regge su sistemi imprenditoriali di prestazione di vitto ed alloggio, utilizzando gran parte del famigerato fondo dei 5 miliardi di euro.

I numeri dei reati
Il numero di reati commessi da stranieri al 30 luglio 2018 è sceso allo 0,33% della popolazione straniera residente in Italia, rispetto allo 0.71% del 2008. Tuttavia gli stranieri appartengono alla fasce più povere e meno tutelate del sistema penitenziario italiano e, per via di una mancanza di residenza, spesso sono costretti a scontare in carcere la stessa pena che un italiano sconterebbe in detenzione domiciliare. Si arriva così all’assurda condizione di avere un detenuto straniero ogni tre. I detenuti stranieri scontano pene per reati minori rispetto agli italiani, il 44,64% dei detenuti deve scontare una pena inferiore a un anno. Il costo giornaliero per ciascun detenuto si aggira intorno ai 140 euro giornalieri.

Un cantiere in ritardo
Il commento migliore a questa fotografia del fenomeno migratorio in Italia è probabilmente quello della società Idos, che elabora ogni anno un Dossier Immigrazione, la fonte più autorevole in materia: «in tema di integrazione l’Italia è un cantiere i cui lavori risultano in ritardo e talvolta neppure avviati».

Salvini su Facebook, grazie italiani io lavoro per voiIl decreto Salvini in sintesi
I principali contenuti del decreto Salvini in materia di immigrazione sono: cancellazione della protezione umanitaria, stretta sugli SPRAR (non più aperti come oggi ai richiedenti asilo, ma solo a coloro che hanno già ottenuto lo status di rifugiati), aumento dei giorni di “detenzione amministrativa” presso i Centri di Rimpatrio, da 90 a 180 giorni, trattenimento dei richiedenti asilo e degli irregolari presso gli hotspot ai valichi di frontiera, esclusione dai registri anagrafici dei richiedenti asilo, che quindi saranno di fatto privi di residenza, nessun cambiamento al sistema dei CAS né al decreto Flussi.

Il decreto è di fatto uno stop definitivo al cantiere integrazione ed un avvio concreto al contenimento e al respingimento del fenomeno migratorio. Con buona pace dei benpensanti preoccupati dai fondi spesi per l’immigrazione, che toglierebbero economie agli italiani, il decreto agevolerà le grandi infrastrutture a servizio della “detenzione” e ridurrà, fino a renderli insignificanti, i tanti piccoli cantieri comunali impegnati nell’integrazione dei richiedenti asilo.

Negli SPRAR infatti l’integrazione è affidata a personale esperto, i fondi vengono controllati da appositi revisori dei conti e la titolarità della governance è in mano ai comuni. Con gli Hotspot, i CPR, i CAS e similari, ed un decreto flussi così lontano dal fabbisogno di manodopera, gli immigrati saranno definitivamente consegnati ad essere ostaggio di sistemi imprenditoriali e del caporalato. A meno che non si pensi che, grazie al decreto Salvini, l’agricoltura non avrà più bisogno di nuova manodopera regolare e che i 60 milioni di profughi del mondo si fermino tutti in Libia.

Aumenteranno gli immigrati irregolari
La stima reale è di un aumento esponenziale di migranti irregolari ed un aumento correlato di spese detentive, una riduzione sostanziale della loro integrazione negli 8mila comuni italiani, il 70% dei quali è colpito da spopolamento, invecchiamento ed a rischio di estinzione nel prossimo decennio.

Per fare un esempio di come il sistema della “sicurezza” può fare corto circuito si prenda il caso della GEPSA. Società di capitali francese, ricollegabile alla società energetica GDF-SUEZ, tra le più importanti in Francia. Gepsa ha fiutato l’affare anni addietro ed è passata dalla gestione privatistica delle carceri d’Oltralpe alla gestione in Italia dei Centri di accoglienza più grossi e redditizi: il Cara di Castelnuovo di Porto (2011); il CARA di Milano (2014); i CIE di Roma e Torino. Dalla privatizzazione delle carceri alla privatizzazione dell’accoglienza, e viceversa, il passo è breve e molto proficuo per chi lo compie.

E così l’Italia passa da faro della civiltà mediterranea a buttafuori d’Europa, facendo tra l’altro, forse inconsapevolmente, gli interessi anche di gruppi francesi impegnati nell’energia. Un’altra visione sarebbe potuta essere quella di un’Italia accogliente, in dialogo con le sponde del Mediterraneo, impegnata in accordi utili per il mercato, l’energia, lo sviluppo, le persone.

L’Italia premiata dall’Unesco (insieme al Marocco, alla Croazia, a Cipro, alla Grecia, al Portogallo, alla Spagna), per i valori della sua dieta mediterranea, per il suo stile di vita e per la sua accoglienza della biodiversità. L’Italia che grazie all’Eni ha scoperto nelle sue acque, condivise con l’Egitto, il giacimento di gas naturale più grande dei due continenti. L’Italia che da sola lanciò l’operazione “Mare Nostrum” tra il 2013 ed il 2014 per salvare chi fuggiva dall’Africa ed assicurare alla giustizia i trafficanti di vite umane, questa Italia potrebbe davvero contare per il futuro dell’Europa e dell’Africa.

L’Italia che si volge al Mar Mediterraneo come un cane da guardia, difendendo i forti ed i potenti dai deboli e dagli ultimi, che investe in detenzione ed in rimpatri, che rinuncia al cantiere lento e progressivo dell’integrazione, a chi giova questa Italia del decreto Salvini? Questa è la domanda a cui qualcuno dovrà rispondere.

 

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