Ischia, Casamicciola si continua a scavare

È ancora presto per trovare parole adatte ad esprimere il dolore causato dagli eventi disastrosi che hanno colpito l’isola d’Ischia e la già martoriata Casamicciola Terme, ma in questo momento valgono di più le azioni, la solidarietà che silenziosamente abbraccia chi ha perso tutto, con gesti, ma anche con la concretezza
Ischia Foto Alessandro Garofalo/LaPresse -

Otto morti e ancora quattro dispersi. Questo il bilancio al momento della tragica alluvione causata dalle fortissime piogge nella notte fra venerdì 25 e sabato 26 novembre a Casamicciola Terme, uno dei sei comuni dell’Isola di Ischia.

Si continua a scavare nella zona più colpita intorno via Celario, sotto il Monte Epomeo nella parte alta del comune. Ormai la speranza di ritrovare vivi i quattro dispersi è morta e sepolta. Si scava a mani nude come per il terremoto del 2017 proprio nella stessa zona. Un territorio che si lecca ancora le ferite ed a fatica è riuscito a rialzarsi.

Ma anche stavolta la presenza generosa, costante dei volontari è stata immediata e trasversale in tutte le richieste di bisogno. «Ciò che regna è lo sgomento. Il territorio completamente invaso dal fango, scempiato nella sua versione già fortemente provata dai danni del terremoto – afferma Luisa Pilato coordinatrice della Caritas diocesana -. Gli stessi luoghi ancora feriti dalle macerie, dai crolli. Oggi è teatro da un fiume di fango che ha invaso tutto e che ha portato via le vite, soprattutto di innocenti, i più piccoli».

Tutte storie terribili e molto simili, come l’immagine della prima vittima, Eleonora. Sembra che il papà le avesse detto di non abbandonare la casa perché probabilmente pensava di poterla raggiungere lui e metterla in salvo. Ma Eleonora forse non sentendosi al sicuro, ha abbandonato la casa e, da alcune fonti raccontate sul posto, pare che l’abitazione abbia retto mentre lei ha perso la vita sotto due metri di fango. Tutte storie simili che raccontano il tentativo di mettersi in salvo.

«È stato molto duro l’impatto nel salire su per quelle strade infangate e vedere i luoghi così scempiati – continua Luisa -. Sapere che sotto quel fango sicuramente ci sarebbero state vite che potevano essere salvate, ma più il tempo passava più la speranza nel trovarle vive si affievoliva. Però se da un lato c’è stata la consapevolezza della morte che si respirava in ogni angolo di quella strada, dall’altro lato c’è stata la reazione immediata, da subito che si è letta sul volto dei soccorritori».

I primi, le forze dell’ordine del posto, sono saliti lassù in via Celario.  Continua Luisa: «Non dimenticherò mai il volto bianco pallido di Maurizio Pinto, poliziotto ischitano di lungo corso, che aveva stampato in faccia la morte. Lui è stato tra i primi soccorritori a raggiungere il luogo e a scoprire la prima vittima, Eleonora, dal cui volto sfigurato non sarà facile dimenticare. Aria di morte si respirava in ogni angolo, con un freddo pungente sotto la forte pioggia, mai avvertito prima».

Con Mario Di Sapia della Caritas diocesana si sono immediatamente recati sul posto rendendosi conto da subito ciò che era necessario. «Verificare, capire, pianificare: in poche ore abbiamo articolato quella che possiamo chiamare una “carezza” da mettere in campo. Fare arrivare bevande calde contro il freddo – meteorologico e dell’anima –  atroce, recuperare panni puliti e asciutti, quanto di necessario poteva essere utile, soprattutto per coloro che giungevano infreddoliti e bagnati al Coc, il Centro Operativo comunale, primo luogo dove lasciare le proprie generalità e avere la destinazione in un albergo».

In poco tempo grazie ai social si è avviata la macchina della solidarietà per recuperare beni di prima necessità e qualche piatto caldo. Come accaduto nella fase del terremoto del 2017 si è capito cosa serviva agli sfollati: indumenti, giochi per i più piccoli, animazioni per bambini, dare vicinanza psicologica o semplicemente un ascolto sincero e un abbraccio. Poi è stato attivato il servizio mensa presso la cittadella della carità della diocesi di Ischia. «Nei prossimi giorni attiveremo un secondo punto presso la parrocchia di Ischia Ponte per poter garantire 800 pasti gratuiti al giorno, per le forze dell’ordine, i volontari la protezione civile e logicamente per gli sfollati».

Inoltre si sono persi anche i luoghi dove poter effettuare la spesa – supermercati, farmacie, etc – pertanto è partito anche il servizio per gli abitanti che non hanno subito danni alle proprie abitazioni ma faticano ad avere gli approvvigionamenti necessari.

«Per queste persone – continua Luisa – è stato articolato un punto distribuzione nella parrocchia di Santa Maria Maddalena situata nel cuore della zona colpita dalla frana, ed è stata garantita anche una distribuzione domiciliare per coloro che non possono uscire di casa (anziani, malati, impossibilitati per vari motivi). Il parroco, don Gino Ballirano fin dal primo momento si è precipitato ed è sempre stato presente per stare vicino alla sua gente, così con don Marco trani che sta coadiuvando tutti gli uffici diocesani per far sì che si risponda velocemente e al meglio la macchina del volontariato e della solidarietà.

L’obiettivo principale non è solo attivare questi servizi, ma mantenere alta la speranza. Ci siamo ritrovati il Centro giovanile Papa Francesco e diversi punti Caritas pieni zeppi di giovani. Questi centri negli anni hanno sempre trasmesso la solidarietà e la vicinanza a tutti. Ma adesso stanno dando la possibilità a tanti giovani di venire e mettersi in dono» conclude Luisa.

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