Irlanda: il grido delle vittime

Città Estere

La notizia del rapporto-shock su abusi fatti da religiosi cattolici in Irlanda ha ormai fatto il giro il mondo. Si tratta di un’indagine, voluta dal governo irlandese, sull’abuso fisico e sessuale sistematico ai danni di bambini e adolescenti di entrambi i sessi, in scuole, orfanotrofi, riformatori e in altri istituti gestiti da 18 ordini religiosi. Come ha scritto uno dei maggiori quotidiani internazionali: «È la cronaca di una discesa agli inferi, tenuta nascosta per decenni, poi trapelata qui e là, ma solo ora svelata in tutta la sua mostruosa realtà. Il rapporto non è di facile lettura».

Di fronte alla gravissima realtà, il card. Sean Brady piega la testa: «Mi vergogno che dei bambini abbiano sofferto in un modo così orribile in queste istituzioni». E, come afferma la Conferenza episcopale irlandese, l’abuso è ancora più grave in quanto è stato perpetrato da chi era chiamato a prendersi cura dei bambini in nome di Gesù Cristo. Già.

Il male di un abuso da parte di un prete, un frate o una suora è maggiore perché toglie dal bambino quello “spazio” di Dio rappresentato nella mente del minore dai consacrati. Per cui a chi possono gridare le vittime? Il Cielo per tante di loro sembra distrutto; l’immagine di Dio danneggiata.

 

Che fare? Bisogna soprattutto riconoscere che è l’ora delle vittime. È importantissimo ascoltare, e ascoltare a lungo, il loro grido, tacendo ogni voce di negazione, ogni tentazione di giustificarsi, ogni sentimento di sospetto.

Indubbiamente, ciò apre un momento di profonda analisi storica, sociologica e teologica su come e perché sia stato possibile lo svilupparsi di un simile fenomeno, al punto da diventare endemico. La verità deve venire fuori. Ma tale studio non deve mai prendere il posto dell’ascoltare, e lasciarsi penetrare dalle ferite profonde delle vittime.

Da diversi anni la Chiesa in Irlanda sta creando strutture adeguate per promuovere un clima sicuro, efficace e responsabile per i minori. Tali passi, però, come ha notato l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, «non asciugheranno mai le lacrime di coloro che sono stati abusati». Ora sarà essenziale per vescovi, istituti e congregazioni religiose lavorare ancora di più a stretto contatto per affrontare le necessità delle vittime e per il loro processo di guarigione.

C’è da sperare che colui che ha “sperimentato l’inferno” si faccia sentire nel cuore delle vittime dell’abuso,  come colui che ascolta più profondamente, l’unico che davvero capisce il loro grido.

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