Il talento di Vladimir Yurovsky

Roma, Accademia Filarmonica Romana. Ci sono giovani direttori che si sentono ormai delle star, sostenuti come sono da una pressione mediatica ( e da sponsor autorevoli) che rischiano però di bruciarne il talento entro pochi anni, impoverendoli artisticamente e umanamente. Vladimir, non è fra questi. Russo cresciuto in Germania, dotato ma studioso, ha raggiunto la sua prima convincente maturità. Il concerto con la Russian National Orchestra, che ha inaugurato la Stagione della Filarmonica, ha rivelato un musicista ferrato e personale: gesto deciso e chiaro, una sensibilità dinamica pungente, un coinvolgimento sincero che ottiene dall’ottima formazione sonorità davvero impressionanti per colore, ritmo, e forza. Repertorio russo, s’intende. Lo Sciostakovic – cent’anni dalla nascita – con la Suite op.143 a su sei poemi per contralto e orchestra (1973), il Ciaikovskij dell’ouverture Romeo e Giulietta e la Sinfonia n. 6 Patetica. Se del primo autore, Yurovsky insieme al contralto Marianna Tarasova (che voci quelle russe, morbide e sonore: un capolavoro) mette in rilevo una sinuosità di accompagnamento alla linea del canto tragico – le liriche sono della poetessa Marina Cvetaeva, morta suicida nel 1941 -, del secondo il direttore affronta due partiture, una, giovanile e tardoromantica e la Patetica, composta e diretta a pochi giorni dalla morte misteriosa, nel 1893. Giova soffermarsi sull’interpretazione del giovane direttore, perché ha il coraggio di scremare una tradizione che vuole un’esecuzione zuccherosa e lacrimosa di questo lavoro. Che è drammatico, una autentica confessione dei traumi di un’anima sensibilissima, presaga della morte. Ma che ha la forza di comunicarci il disagio, l’amarezza, l’attaccamento alla vita, al suo fascino (il valzer zoppo del secondo tempo): dovrò morire, ma non voglio, pare ci dica il musicista. Yuroski, fiero e serio, non ammorbidisce nulla, sintetizza il lusso orchestrale – splendide le viole e gli ottoni – in grumi incalzanti, fa gemere tutta l’orchestra sino al finale ove la sinfonia si spegne sui mormorii degli archi gravi: è la vita che si annienta e lascia uno spazio silente, una pausa lunghissima, voluta tenacemente dal gesto sospeso del direttore. Dopo il quale, l’applauso fortissimo e insieme contenuto, dice che questa è una interpretazione che resta inchiodata dentro: come se Ciaikovskoij finalmente l’avessimo compreso. FESTIVAL A ROMA – Nuova Consonanza. La 43ª edizione prevede incontri, concerti, performance e seminari sul tema Fast Forward – Nuove musiche e nuove tecnologie, con l’omaggio agli 80 anni del maestro Mauro Bortolotti. Dal 30/10 al 16/12. – V Festival Internazionale Musica e Arte Sacra. Fra gli eventi, la presenza dei Wiener Philarmoniker nella basilica vaticana di San Pietro. Dal 15 al 19/11.

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