Il governo e le “trappole” telematiche

Nel nostro paese un bambino su tre a sei anni di età accede ad Internet, due su tre a 13 anni: i primi conoscono in media dieci siti, secondi 47. I frequentatori più assidui appartengono a famiglie di ambienti socioculturali più elevati. Le cifre “ufficiali” emerse da una ricerca condotta su oltre 4 mila bambini in Italia, Francia, Germania e Regno Unito, documentano la realtà di una nuova generazione sempre più familiare con le nuove tecnologie e rilanciano la questione dei contenuti e della sicurezza di chi naviga in Internet, specie se minori. Di fronte alle numerose trappole in agguato “il governo si ritiene in dovere di intervenire – ha spiegato recentemente il ministro per l’Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca – se il contenuto è illecito, mentre l’iniziativa a tutela del contenuto dannoso deve essere prevalentemente lasciata ai singoli individui “. Arriva comunque la promessa di un software, un programma “filtro”, che sarà messo a disposizione dal governo sui siti www.innovazione.gov.it e www.italia.gov.it. Interessante la proposta di Grazia Sestini, sottosegretario al Welfare: “Una massiccia campagna di educazione all’uso consapevole di Internet che coinvolga direttamente scuole e famiglie”. Ultima annotazione: la Commissione parlamentare sull’infanzia sta ultimando un vademecum, che conterrà, come ha spiegato la sua presidente Maria Burani Procaccini “una raccolta di informazioni utili a comprendere cosa sono e come vanno utilizzati i new media, cioè oltre alla televisione, Internet, videogiochi e cellulari. Verrà spedito a tutte le famiglie italiane, per fare in modo che Internet non abbia più “trappole” e per garantire ai minori una navigazione intelligente e sicura”. IN LIBRERIA Giornalisti che cercano “Crede in Dio?”. Questa la domanda posta con discrezione e rispetto da Michele Brambilla, scrittore e giornalista del Corriere della Sera, ad una serie di interlocutori scelti fra personaggi della cultura e del giornalismo in particolare, credenti e non credenti, nel suo libro Gente che cerca. Interviste su Dio (Editrice Ancora, 2002, pagg. 160, 12 M). Accanto a bellissimi profili di credenti: da Laurentin a Marja Pavlovic, una delle veggenti di Medjugorie, l’autore, cristiano, porge la sua domanda ad interessanti e note figure in ricerca. “Dirsi certo che ciò che esiste è frutto di un nulla che si è messo insieme obbediente al caso è irragionevole, al limite dell’imbecillità “: dal linguaggio diretto, senza perifrasi, qualcuno avrà riconosciuto Indro Montanelli, che più volte dichiarò il suo rimpianto per non essere stato, a suo giudizio, visitato dalla Grazia. “Se la fede può sembrarmi irragionevole, il non porsi domande sul senso della vita mi pare stupido”, sembra ribattergli il giornalista Giorgio Bocca. “Gesù è una figura misteriosa – spiega Enzo Biagi -, difficile da spiegare solo con l’umano”. Pur non osando chiamarlo “Figlio di Dio” aggiunge: “Regge da 2002 anni, non vedo paragoni in giro”. RADIO Tutte “inBlu” A buon titolo è stata definita “la radio con tante radio dentro”. È “inBlu” infatti il nuovo identificativo di quella che in termine tecnico è chiamata una syndication radiofonica, o più semplicemente una efficace aggregazione di forze radiofoniche locali. L’idea è nata in stretta sinergia con l’Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana per riunire le oltre 200 emittenti comunitarie o diocesane (ma non mancano quelle commerciali) sparse sulla penisola ed accomunate dall’obiettivo di essere veicolo mediatico di evangelizzazione del sociale. “L’opportunità di un identificativo comune ha molteplici obiettivi – ha dichiarato Franco Rossi, responsabile dei rapporti con queste emittenti -: valorizzare piccole e grandi realtà radiofoniche, attraverso uno scambio continuo di esperienze di comunicazione; rendere più visibili sul piano nazionale le realtà locali, rafforzandone l’identità; esaltare il peso di queste emittenti anche sul piano promozionale e pubblicitario; porre le bassi per creare una voce condivisa della radiofonia cattolica in Italia”. A dare concretezza saranno, da subito, appuntamenti informativi comuni ed un programma pomeridiano condiviso di musica e notizie, trasmesso in diretta. Il tutto salvaguardando l’identità di ogni emittente ed il proprio legame con la realtà locale.

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