Il frutto che rimane

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Con grande gioia abbiamo accolto l’elezione di papa Benedetto XVI. A lui assicuriamo la nostra più intensa e costante preghiera. Per la conoscenza diretta che ho di lui, avendo egli doti particolari per cogliere la luce dello Spirito, non mancherà di sorprendere e superare ogni previsione. Ci sembra abbia rivelato l’anima del suo pontificato nelle parole finali pronunciate il giorno dell’apertura del conclave, quando ricordava qual è il frutto che rimane: quanto abbiamo seminato nelle anime: l’amore, la conoscenza, la fede, il gesto capace di toccare il cuore, la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Preghiamo il Signore, come lui ha invitato a fare, perché lo aiuti a portare frutto, un frutto che rimane, e la terra venga cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio. In lui, siamo certi, è garantita la continuità con il Concilio Vaticano II e con il pontificato di Giovanni Paolo II. In lui è viva la sensibilità per la dimensione carismatica della chiesa, per i nuovi movimenti e comunità. Ci sono rimaste impresse le sue parole, alla vigilia del grande incontro del ’98 dei movimenti con papa Wojtyla, nei quali il card. Ratzinger intravedeva l’azione dello Spirito Santo che rinnova la giovinezza della chiesa, ed evidenziava il perché del particolare legame, lungo la storia della chiesa, tra i movimenti e il papato. Per noi è la chiamata ad una nuova responsabilità.

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