Il fascino degli antieroi

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Superman è irrimediabilmente relegato negli albi a fumetti. L’Uomo Ragno è spacciato per sempre: “Chi l’ha ucciso non si sa – ricordava la vecchia canzone -, forse quelli della mala, forse la pubblicità”. E neppure Indiana Jones, con le sue mirabolanti imprese, gode più di vasta ammirazione. Non si salvano nemmeno gli altri formidabili personaggi – che nell’immaginario collettivo incarnano (o incarnavano) le idealità dell’effigie “senza macchia e senza paura” -: tutti stanno calando precipitosamente nel gradimento generale. Sarà forse a motivo dell’overdose di azioni con effetti speciali, propinate sugli schermi fino alla nausea. Sarà, più semplicemente, che sono cambiati i tempi. Fatto è che vanno mutando i parametri convenzionali e la fisionomia gli eroi assume nuovi, inattesi tratti. E a delinearli sono proprio i giovani. Le loro preferenze – e qui sta la novità in controtendenza – vanno a quelli che sono così tanto protagonisti tutti i giorni, anche sui mezzi di comunicazione, che finiscono per passare inosservati; così attuali nella cronaca da diventare inattuali. Anche nella giornata di oggi: fateci attenzione. Le nuove generazioni apprezzano in modo particolare carabinieri e vigili del fuoco, missionari e volontari, scienziati e ricercatori. Insomma, niente, proprio niente di quelle figure straordinarie fino ai limiti dell’umano, solitarie, invincibili e capaci di gesta impossibili al resto dei loro simili. I giovani sono attratti dal fascino dei protagonisti nel quotidiano, degli antieroi per eccellenza. Lo ha rilevato un’indagine sul tema “Chi è l’eroe del nostro tempo”, i cui risultati sono stati presentati in aprile a Bologna nell’ambito del Futurshow, una manifestazione di tecnologia e comunicazione, punto di riferimento delle nuove generazioni. Il quadro che ne emerge è davvero significativo. Per nove giovani su dieci, gli eroi “esistono ancora”, “non sono una finzione” ed è possibile “incontrarli nella realtà di tutti i giorni “. Il 65 per cento degli intervistati è stato addirittura testimone: ha visto “almeno una volta un eroe in azione “. I ragazzi sono conquistati da alcune doti di questi eroi: al primo posto mettono l’altruismo (62 per cento), la lealtà e la sincerità (54), e solo dopo viene il coraggio (43). In definitiva, per essere considerati eroi bisogna soprattutto “amare il prossimo” e “impegnarsi a salvare vite e cercare di diminuire il dolore e le sofferenze degli altri”. Dunque, gli eroi di oggi, per i tre quarti degli intervistati, sono “tutti coloro che mettono a repentaglio la propria vita per salvare gli altri”, seguiti da quelli che “pongono in secondo piano i propri interessi personali”. Ecco, perciò, il loro profilo: persone normalissime, che prediligono agire in gruppo, le cui armi sono l’altruismo e lo spirito di sacrificio, l’intuito e il senso di solidarietà verso tutti. Il fronte delle loro imprese è quanto mai ampio: i nemici non sono però personaggi negativi, ma i grandi problemi del nostro tempo, dalle malattie alla fame, dal dolore alle povertà, dagli squilibri al terrorismo. Ecco perché i giovani includono, tra gli artefici del bene comune, anche scienziati e ricercatori, che, pur negli apparentemente lontani laboratori in cerca di cure contro il cancro e l’Aids, sono avvertiti vicini e a totale servizio dell’umanità di oggi e di domani. Ecco perché guardano agli ignoti volontari partiti per tutti i sud del mondo ad alleviare le piaghe del corpo e dello spirito. Dopo l’11 settembre, ma anche dopo l’esplosione in via Ventotene, a Roma, e l’incidente al Pirellone, a Milano, un posto particolare nel cuore dei giovani è riservato ai vigili del fuoco. “C’è sempre stata viva simpatia verso il nostro corpo – ammette Gianni Poppa, della segreteria del comando dei vigili di Roma -, ma negli ultimi tempi è crescita la sensibilità e l’attenzione verso il nostro lavoro. Riceviamo un sacco di telefonate di chi vuole sapere come si fa a diventare uno di noi”. “Anch’io ho notato tra noi giovani – ci confida Gloria Bettini, di Padova, commentando i risultati della ricerca – maggiore rispetto per tutte quelle persone che si dimostrano eroi nella vita quotidiana, che sanno fare le cose “di nascosto”, però le fanno bene. Anche dei bravi insegnanti, a volte, possono essere visti come eroi. Ma questa sembra una categoria in via d’estinzione”. Rossana Petrillo, siracusana, 21 anni studia lettere classiche: “Ho imparato che i veri eroi sono quelli che cercano di migliorare il mondo attorno a sé, facendo semplicemente il proprio dovere e gettando semi di speranza. Molto giovani sono di questa stessa idea”. Giuliano fa presente un’esigenza: “Dobbiamo avere dei riferimenti, degli esempi vivi e veri da poter seguire “. E aggiunge: “Il primo mito che mi viene in mente è mio padre: un uomo realizzato, che, se ho bisogno di una spiegazione o di un consiglio, mi è accanto, disponibile e pronto a condividere la sua esperienza”. Per Francesco, 19 anni, liceo classico a Torino, “i pompieri, i missionari, i volontari in ambito sociale sono senz’altro personalità ricche, ma poco conosciute, purtroppo”. Lui li apprezza, perché “mostrano un eroismo quotidiano, non sfavillante, ma concreto e per questo più prezioso”. Eleonora, diciannovenne torinese, è invece in difficoltà: “Non mi sento portata per salvare il mondo! Ammiro chi è capace di dare la vita per gli altri, ma li sento troppo lontani da me”. Alessandro, ventitreenne universitario romano, insegna karate a giovanissimi in un quartiere popolare: “Negli ultimi anni, i mass media non propongono solo “divetti”, ma anche personaggi più comuni, e davvero eroici, come ad esempio i protagonisti di ER-Medici in prima linea, che hanno contribuito a cambiare l’idea circa gli eroi di oggi”. E commenta: “L’11 settembre ha confermato questa tendenza, mostrando un nuovo spirito di solidarietà, di sacrificio. Credo che il mondo e i suoi punti di riferimento stiano lentamente ma decisamente cambiando”.Ad avvalorare le impressioni di Alessandro e degli altri intervistati vengono in soccorso i risultati di altre indagini sui giovani. L’istituto Abacus ha fotografato, per conto del mensile per ragazze Top Girl, le fanciulle tra i 14 e i 19 anni. Negli ultimi due anni il numero di quelle attive nel volontariato è triplicato, passando dal 7 al 20 per cento. “Nel 2000, nella precedente ricerca, prevaleva l’estetica – chiariscono i ricercatori -. Oggi c’è la riscoperta dell’impegno “. Anche in fatto di politica. Un sondaggio Acli-Iref pone in evidenza che i più interessati sono i giovanissimi tra i 16 e i 19 anni. La metà di loro è scesa in piazza per una manifestazione, per firmare petizioni, per sostenere iniziative e scioperi. “C’è un nuovo orientamento delle nuove generazioni verso i valori pubblici e l’impegno politico”, illustrano gli osservatori. Per due terzi dei giovani, “l’impegno politico consiste nel partecipare ad attività a favore della comunità”. E non è altro che una delle dimensioni più alte del vivere quotidianamente da eroi. I GIOVANI CERCANO ALTRUISMO E AUTOREVOLEZZA “I risultati del sondaggio sugli eroi di oggi rivelano che nei giovanissimi c’è soprattutto una ricerca di altruismo”. Ezio Aceti, psicologo, esperto nelle problematiche dell’adolescenza, consulente psicopedagogico del comune di Milano, non ha dubbi. Eppure crescono in un ambiente dove la cultura della donazione non è affatto prevalente. “Nonostante ciò, e al di là della figura dell’eroe e del sistema dei valori, l’altruismo è ciò che loro apprezzano di più. È una componente sociale della persona, che i giovani sentono molto forte”. Perché prediligono gli eroi della vita quotidiana rispetto ai mitizzati superman? “I ragazzi di oggi ricercano modelli che siano più vicini a loro, più umanizzati, che facciano vedere loro che è alla portata di tutti o di molti vivere in un certo modo. Loro ne hanno enorme bisogno e questa esigenza è di per sé molto positiva, perché rivela che il messaggio di certi valori (l’altruismo, il sacrificio di sé, l’aprirsi agli altri) resta sempre attuale e vero”. È più difficile oggi maturare una propria identità? “Tutti i giovani sono alla ricerca di un’identità, soprattutto gli adolescenti. E bisogna tener conto che i giovani di oggi corrispondono un po’ di più agli adolescenti di una volta, perché l’adolescenza si è prolungata. Un adolescente di 17 anni di oggi corrisponde, come maturità emotiva, a un quattordicenne di 15- 20 anni fa; invece da un punto di vista intellettivo, sono molto più intelligenti i giovani di oggi. C’è, dunque, in loro una maggiore fragilità emotiva e, al tempo stesso, la ricerca di punti di riferimento”. Prof . Aceti, come valuta allora la ricerca di modelli positivi? “È un segnale di speranza. Una volta chi provava ad essere buono e aperto agli altri passava per un bigotto e un bonaccione. Oggi certi valori sono apprezzati e possono diventare patrimonio di molti. C’è un senso della socialità che si va diffondendo un po’ di più tra tutti”. Quali indicazioni trarne? “Non rinunciare mai a presentare i valori, ma farlo attraverso testimoni, quindi veicolati da modelli vicini alla loro vita. Allo stesso tempo, non cadere nella trappola di spettacolarizzare le loro fragilità: non giova far vedere Erika (la giovane assassina, con Omar, della mamma e del fratellino, ndr) troppe volte alla televisione, i giovani ne provano un’emozione negativa. Il dovere etico che come società abbiamo è di presentare i valori fondamentali, senza stancarci mai”. Addio grandi eroi, allora? “Il sondaggio evidenzia la ricerca di autorevolezza. L’eroe è colui che è autorevole – non autoritario -, che è di esempio e dà orientamento. Ma per i giovani intervistati c’è la necessità di un’autorevolezza che divenga patrimonio di tutti: ecco perché non c’è più il grande personaggio, ecco perché si è sensibili agli altri e si ha stima del volontariato. Dovrebbero nascere scuole di volontari: non basta solo la generosità, serve una generosità guidata, intelligente, allora diventa bella, efficace. di questo qua i giovani sentono il bisogno”. ACETI UN RIMPROVERO PER GLI ADULTI Con i giovani ha esperienza da vendere. Edoardo Patriarca, attuale portavoce del Terzo settore, è padre di due figli, insegnante di chimica alle superiori e, fino a un mese fa, presidente nazionale dell’Agesci, che raggruppa 180 mila scout. Per le nuove generazioni l’eroe è chi si impegna per gli altri nel quotidiano. Una sorpresa per lei? “Questa indicazione offre uno spaccato dei giovani più vera di quanto dicano tante altre ricerche, dove il mondo giovanile viene tacciato di pochi valori e di disimpegno. I nostri ragazzi hanno un gran desiderio di vivere bene il quotidiano. C’è voglia di qualità buona della vita e delle relazioni. E il “quotidiano” va inteso non appiattito su sé stesso, ma in cerca di un senso profondo da giocare poi anche su vasti orizzonti”. Questa esigenza dei giovani deve interpellare seriamente gli adulti? “Mette in luce il fondamentale valore della testimonianza. I giovani chiedono di avere accanto adulti che dicano, con il vissuto del giorno per giorno più che con le parole, che la vita ha grandi valori e grandi prospettive, e che si può vivere bene per gli altri all’insegna del servizio e della felicità”. Ne incontrano, di questi adulti, i giovani? “Sempre meno, temo. Vedo adulti, a volte troppo moralisti, noiosi, che fanno soltanto rimbrotti; oppure adulti disattenti, presi troppo dalle loro questioni. “Non si ha più tempo per stare insieme gratuitamente, per raccontarsi le ultime cose, anche gioie e preoccupazioni, ma orientate da una grande prospettiva: una vita agganciata alle stelle, direi, per chi crede in Dio. Bisogna far trasparire ai ragazzi la passione per la vita”. L’altruismo e la lealtà, negli eroi quotidiani, sono percepiti dai giovani più importanti del coraggio. Secondo lei, cosa rivela questa preferenza? “Altruismo e lealtà richiamano proprio i valori del quotidiano: la gratuità, il senso dell’onore, il meritare fiducia, il rispetto della parola data e della legalità. Sono percepiti dai giovani come valori oggi in pericolo. Va quindi colto seriamente questo loro appello silenzioso”. Quali saranno, secondo lei, le caratteristiche dei prossimi eroi? “Avranno il volto sorridente – il sorriso del cuore, beninteso, niente di stereotipato – e possederanno una grande capacità di comunicare ottimismo nella vita, senza nascondere le difficoltà. Poi, sapranno essere benedicenti e misericordiosi, perché ai ragazzi bisogna dare una pacca sulle spalle e dir loro ogni tanto: ti voglio bene, stai facendo delle cose belle; misericordiosi, in modo che quando sbagliano ci possiamo sedere con loro e capire come ricavare dall’errore una lezione per imparare a crescere ricominciando. “Sapranno combattere il tempo veloce e recuperare il tempo lento, quello dell’amicizia, del gratuito, dell’ascolto, del far festa. Infine, per chi crede, comunicare Gesù come un grande amico, non come il Dio dei “no”; un Gesù non solo crocifisso ma anche risorto, che ci prospetta una vita di felicità, giorno per giorno”. Questi eroi del futuro sembrano educatori. È di questo che c’è bisogno? “Sì.Temo ci siano pochissimi adulti con la voglia di accompagnare e sostenere i giovani. Si tratta anche di recuperare una diversa dimensione del tempo. Educare oggi vuol dire accettare i tempi lunghi, accogliere le sfide dei giovani, i conflitti, i loro “no” e saper aspettare. Avendo però un progetto in testa, quello di testimoniare i valori fondamentali della vita”. PATRIARCA

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