I miti del sangue

Da una rubrica sulla quale Igino Giordani commentava i fatti di attualità, estrapoliamo questo paragrafo dedicato fra l’altro alla repressione francese in Algeria.
Giorno per giorno
L’Europa, e con essa l’umanità intera, si dissangua, da generazioni, per la resistenza al cristianesimo offerta da minoranze di intellettuali e di fanatici cultori di miti. Il cristianesimo insegna la pace, la fraternità, che valica barriere di ogni specie, anche di razza e di lingua e di casta e di dinastia; quei fanatici hanno cercato di barricare i popoli dentro le recinzioni spinate del sangue e della boria. Nell’Europa cristiana, umanistica, erede della cultura greco-romana e della sapienza ebraica, son potute erompere le mitologie antirazionali del razzismo, del nazionalismo, del totalitarismo…

 

La guerra è stata il castigo di Dio di quella follia concettuale, tradotta in crimini e rovine. Ma sulle rovine, irrigate di sangue, milioni di creature si sono ricredute e han compreso la razionalità dell’amore, della collaborazione, della libertà: e hanno optato per le ragioni della vita.

Una retroguardia di fanatici resta: si pensi a chi in Francia pretende di negare all’Algeria una indipendenza, la quale, se fosse stata accordata subito, avrebbe collegato quel popolo ai francesi con ben altro vincolo da quello delle forze armate. In siffatta presunzione antistorica, anacronistica, essi rischiano di spaccare il popolo francese, mentre uccidono e fanno uccidere africani ed europei in una guerra pazzamente costosa, che è diventata un pericolo per tutto il Mediterraneo.

E non diciam nulla del nazismo freno-patico dell’apartheid nel Sud Africa.

 

Bisogna congratularsi del buon senso degli italiani i quali, non solo non si sono opposti all’indipendenza della Somalia (né dell’Eritrea, Libia ed Etiopia) ma l’hanno preparata e aiutata, rendendo amici dell’Italia quegli africani, che il fanatismo di una romanità posticcia, riesumata dalla retorica, aveva rischiato di farci nemici. Come cristiani ed europei, auguriamo alla Francia, maestra di libertà a mezzo mondo, di ritrovare la pace e la forza morale nell’accettazione della realtà nuova, che è un progresso; e di aggiornare il suo sviluppo nella fraternità e nella libertà, fuori dai miti che già han massacrato l’Europa, servendo così il popolo lavoratore, intimamente avverso a quelle frenesie.

Igino Giordani

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