I giovanissimi del NDT

Il Nederlands Dans Theater è legato al coreografo Jiri Kylián – dal segno classico-accademico, ma contemporaneo nel gesto e nella struttura – che ha caratterizzato la compagnia olandese in tre formazioni per valorizzare le diverse età della vita di un danzatore. Dei tre gruppi, i giovanissimi del NDT II, ha fatto la sua prima apparizione al Festival di Spoleto e, dall’11 al 13 luglio, all’Estate Teatrale Veronese. Qui presenterà tre celebri coreografie di Kylián: l'”omaggio a Mozart” Petite mort; la travolgente riflessione sulla vita e sulla morte Overgrown Path su musica di Janá?cek; e la maestosa Sinfonia dei Salmi, concepita sull’omonima partitura di Stravinskij, per “lodare il Signore con la danza”. A Spoleto, invece, i tre lavori presentati recano la firma di altri coreografi, scoperti o incoraggiati da Kylián. Avremmo tuttavia desiderato anche qui vedere qualcosa di suo. I dodici ballerini “junior”, esuberanti di vitalità e virtuosismo, hanno espresso uno stile contemporaneo variegato, di evoluzioni complesse e intricate, senza mai perdere la fluidità del movimento. In Simple Things di Hans van Manen, su Sonate di Scarlatti, Haydn, Vasks, quattro coppie abbigliate in nero con striature bianche eseguono duetti febbrili e fugaci, con movimenti di grande semplicità. Sad Case di Paul Lighfoot sembra attraversato da una scarica elettrica che, complici un mix di musiche latinoamericane, oscilla tra risata e follia. In una vaga atmosfera chassidica si svolge Minus 16 dell’israeliano Ohad Nahair. In un lungo assolo, una ballerina, da ferma, balla con movimenti trattenuti. Fino ad estenuarci. Come una liberazione entra il gruppo danzando attorno e sopra delle sedie in un crescendo che tramuta la malinconia di un canto dalle radici israelitiche in gioia e humor. In fila, poi, avanzeranno da un lato all’altro del palco, evidenziando ogni volta uno dei ragazzi per raccontare qualcosa della propria passione per la danza espressa soprattutto con un assolo. Infine, a spiazzare ulteriormente, con musiche miste di mambo e techno pop, vengono reclutati spettatori per un cha-cha-cha sul palco in una festa che vorrebbe essere un grande abbraccio con l’umanità. Una Giulietta mediterranea Non più i fasti di una Verona medievale. Bensì il sud negli anni Cinquanta. La storia degli infelici amanti scespiriani trova qui la sua ambientazione nella versione coreografica di Fabrizio Monteverde. Creato nell’89 per il Balletto di Toscana e ora riallestito, Giulietta e Romeo segna il battesimo del rinato Balletto di Roma che accoglie la fusione di altre tre formazioni: di Cristina Bozzolini, Milena Zullo e Mario Piazza. A distanza di anni il balletto mantiene i segni di una creazione innovativa che non teme il confronto con la tradizione. Anzi, la innerva – insieme alla musica di Prokofiev – di una sensibilità tutta moderna nello stile e nella sostanza. Già nel rovesciamento del titolo c’è un focalizzare lo sguardo sull’universo femminile colto nella sua volitività. Giulietta è un’adolescente inquieta, dal carattere forte, e Romeo timido e introverso. Ripulito nelle sue parti pantomimiche, Monteverde rilegge il balletto in chiave neorealista: sequenze quasi cinematografiche, travolgenti nel ritmo, graffianti nel segno. Atmosfere da cerimonie cupe, da riti di paesi meridionali, con le madri delle due famiglie contrapposte, una sottomessa, l’altra isterica, prigioniera di una sedia a rotelle. Cupa è pure la scena: un muro nero tagliato da luci livide. Su di esso si arrampica, sospesa tra due pareti, Giulietta nella celebre scena del balcone. Forse, però, è proprio questa atmosfera troppo fosca a lasciarci perplessi. Sembra assente quel raggio di luce che, al di là del finale tragico, dovrebbe lasciare il senso dell’amore più forte della morte. Bravissimi comunque i giovani interpreti e la Giulietta – ancora troppo “classica” – di Monica Perego. Mentre sembra faticare, dopo alcuni anni di musical, Raffaele Paganini. Sicuramente, però, le numerose repliche previste, lo scioglieranno. Agenda Volterra. Filo rosso della 16ª edizione di “Volterrateatro” (dal 15 al 28 luglio) è la passione, intesa come ricerca di nuove strade e nuove forme nel teatro. L’evento principale è L’opera da tre soldi di Brecht, il nuovo lavoro dei detenuti-attori della Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo, all’interno del carcere. Da segnalare lo studio di Marco Baliani su Lo straniero di Camus; Nihil da Hamletmachine di Heiner Muller, regia di Punzo; la compagnia spagnola Marta Carrasco con Myra’m (se dician tantas cosas). www.volterrateatro. it Roma: Il festival Invito alla danza (ai Giardini di Piazza Santa Croce in Gerusalemme dal 5/7 all’1/8) diretto da Marina Michetti, propone nel ricco cartellone con prestigiose compagnie fra cui Aterballetto, Dimensione Art&scena, Fabula Saltica, l’Opera di Novgorod, il San Carlo di Napoli con Viviana Durante e Giuseppe Picone, Raça Cia de Danza, Pasion Gitana. www.invitoalladanza.it g.d.

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