Guadagnare sulla mafia

Beni confiscati a Cosa nostra e usati per la comunità. Iniziative in tutta Italia per conoscere l’utilizzo sociale, mentre si progettano zone franche di legalità per le imprese
Terreni confiscati alla mafia
Sono 830 i Comuni italiani che ospitano nel proprio territorio almeno un bene confiscato alla criminalità organizzata. E ben 12 Comuni ne hanno più di 100! Come prevedibile Palermo è in testa alla classifica con 1870 beni, il 18.9 per cento del totale. Seguono poi Reggio Calabria (220), Roma (193), Milano (184), Bari (113) e Napoli (109). Le aziende confiscate sono invece 1.377, di cui di cui 232 da destinare a nuova gestione Anche in questo caso quasi la metà delle aziende confiscate (il 37,55 per cento) si trovano in Sicilia, seguite da Campania (19,61 per cento) e Lombardia (14.23 per cento).

 

Questi numeri sono stati pubblicati dall’“Agenzia nazionale per beni sequestrati e confiscati”, costituita nel febbraio dello scorso anno e dotata di autonomia organizzativa e contabile, sotto la vigilanza del Ministro dell’Interno. In questi giorni l’Agenzia ha destinato 54 nuovi beni di cui 50 immobili, costituiti in prevalenza da appartamenti, locali, terreni e 4 beni aziendali, costituiti da strutture operanti nel settore della ristorazione, un impianto di produzione di calcestruzzo e dai silos di stoccaggio. Tra i nomi legati alle confische balzano agli occhi i nomi degli Aquino in Calabria e Zagaria  in Campania.

 

Risultati di grande rilievo, che non sarebbero stati neppure ipotizzabili se, quindici anni or sono, non fosse stata approvata la legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni sequestrati alle organizzazioni criminali. Una legge preceduta da una imponente mobilitazione popolare che raccolse oltre un milione di firme per la petizione popolare a sostegno della proposta di legge. Fu un successo. Da allora sono passati quindici anni durante i quali centinaia di ville, terreni, appartamenti e altri beni, si sono trasformati in cooperative sociali, sedi di associazioni, aziende produttive.

 

«Quindici anni dopo – commenta don Ciotti, presidente dell’associazione Libera – il bilancio è positivo, anche se rimangono delle criticità. Non sempre è stato facile dare applicazione alla legge, che sul piano operativo ha scontato una serie di debolezze, ostacoli burocratici e ritardi». Libera proprio per festeggiare l’avvenimento ha organizzato “ Prendiamoci bene: è Cosa Nostra!”, una settimana di visite guidate sui beni confiscati alle mafie con la partecipazione di studenti, scuole, cittadini, associazioni, scout, parrocchie in collaborazione con l’Agenzia dei beni confiscati e il Ministero dell’istruzione.

 

Tra gli appuntamenti, in Calabria, ad Isola di Capo Rizzuto si visiterà una palazzina confiscata dove sarà realizzato un centro per colonie estive; in Campania, ci si recherà a San Cipriano D’Aversa nella villa confiscata a Pasquale Spierto dei Casalesi ora centro sociale per ragazzi e comunità alloggio per pazienti  psichiatrici. A Roma apre le porte la Casa del jazz, una villa confiscata alla Banda della Magliana, trasformata in auditorium, mediateca e sala registrazione. A Milano si entrerà nella boutique  del “Lusso etico sociale ed ecologico” allestita in un immobile confiscato alla “’ndrangheta” in Viale Monte Santo. In Sicilia, a Trapani, i ragazzi delle scuole visiteranno la Cooperativa Calcestruzzi Ericina, confiscata a Vincenzo Virga. Tutti gli appuntamenti sono consultabili sul sito di Libera.

 

Una settimana, di mobilitazione nazionale, che ancora una volta sottolinea la necessità di un impegno corale, di  una comunità che scende in campo per la legalità e che aiuta anche le istituzioni a divenire più sensibili. Sempre in questi giorni il Consiglio nazionale di Unioncamere ha costituito un Comitato per la legalità che, a nome di tutto il sistema delle Camere di commercio, coordinerà le azioni di monitoraggio e le iniziative antiracket e antiusura. Il progetto vuole agire su tre fronti: la governance delle aziende confiscate alle organizzazioni criminali, che occorre gestire in modo efficiente in vista del loro futuro reinserimento sul mercato; la nascita di nuove imprese per la gestione dei beni confiscati; il consolidamento e lo sviluppo di aziende già re-immesse nel circuito economico.

 

Un anticipazione c’è stata a Caltanissetta, in Sicilia, dove si è riunito il Tavolo unico di regia per lo sviluppo e la legalità: qui Comuni, Provincia, associazioni di categoria, Confindustria, hanno lanciato la “zona franca per la legalità”, un territorio con vantaggi per le imprese in grado di attrarre finanziamenti in tutto il nisseno.«Dopo aver ripulito questa parte dell’Isola e avere contrastato un fenomeno mafioso fortemente radicato, questa realtà è pronta al rilancio e ad una nuova stagione», ha detto Roberto Scarpinato, procuratore generale antimafia  e storico componente del pool antimafia della procura di Palermo.

 

Questi numerosi e concreti percorsi di legalità in tutta Italia raccontano di un’ azione che parte dal basso,  e che naturalmente informa le istituzioni: una crescente riscossa fatta di migliaia di scelte fatte ogni giorno da migliaia di persone che compiono un lavoro tenace e silenzioso con dignità e onore.

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