Gli occhi di Antonio

Sei mamme della “Terra dei Fuochi” fondano un’associazione che segue le famiglie nei loro viaggi della speranza per curare i propri figli malati di tumore. E non solo. La storia di Marzia Caccioppoli, presidente di Noi genitori di tutti.

25 ottobre 2003. Antonio nasce sano, forte, pesa più di 4 chili. Marzia Caccioppoli da poco sposata, residente da nubile nel centro storico di Napoli, non può immaginare che la scelta di spostarsi in periferia, in campagna, sarebbe risultata così letale per la sua famiglia appena nata. Un’infanzia difficile, genitori separati, la spingono a cercare a Casalnuovo il luogo ideale dove cominciare una nuova avventura. Scelgono questa cittadina di 50 mila abitanti distante 13 chilometri da Napoli perché la vita è più vivibile, l’aria più respirabile, il contatto con la campagna salutare per la crescita del bambino. Non sanno che si sono trasferiti nella “Terra dei fuochi”, definita, “il triangolo della morte”. Una “Terra dei fuochi” che comprende un’area di 1076 chilometri quadrati tra Caserta e Napoli, per un totale di 57 Comuni e 2,5 milioni di abitanti. Le sue viscere sono la discarica di tutti i peggiori scarti tossici d’Italia. Una montagna di rifiuti seppelliti sotto terra, sfuggiti a tutti i controlli che causano centinaia di morti per tumori devastanti anche se non si è mai potuto dimostrare un nesso di causa-effetto.

Marzia trascorre anni sereni con il marito, prova ad avere altri figli ma altri non ne arrivano. A 8 anni Antonio comincia ad avere problemi al lato destro del corpo. È claudicante e comincia a fare tutto con la mano sinistra. La risonanza magnetica decreta una sentenza senza appello. «Pensavo ‒ racconta Marzia ‒ fosse una encefalite, nella mia mente vagliavo tutte le possibilità, ma mai avrei immaginato quello che sarebbe successo…, anche se mi ero accorto dalle espressione di medici e infermieri che qualcosa non andava». La tensione dell’attesa è massima, Marzia sviene e si risveglia 50 minuti dopo. Rinviene su una barella. La mente è annebbiata, non comprende dove sta. Pensa di aver partorito di nuovo. Un bambino malformato. Un’infermiera la riporta alla realtà e le dice che il figlio sta per terminare le analisi. La diagnosi è sclerosi multipla, ma è errata. Un luminare esamina i risultati e le spiega che si tratta di tumore al cervello in stato avanzato. Devono portarlo di corsa al Gaslini di Genova. Comincia un lungo calvario, un viaggio della speranza che si protrae per più di un anno, tra interventi, cicli di chemioterapia, ma il glioblastoma multiforme non perdona. È un tumore tipico dell’età adulta, si presenta tra i 50 e i 70 anni, ed è singolare abbia colpito un bambino di 8 anni. «Prognosi infausta». Sono le parole del medico che risuonano per mesi nella testa di Marzia. «Le ho sognate anche di notte. Non sapevo quanto sarebbe durata ancora la vita del mio bambino. 2 mesi. 2 anni, ma stava andando via».

«Antonio ha capito tutto della malattia. Soffriva di essere al Gaslini e di non poter stare con i suoi compagni di gioco e di scuola. Siamo riusciti, con uno speciale permesso dell’ospedale a tornare a Casalnuovo per la prima comunione insieme ai i suoi amichetti. Gli ho chiesto se come regalo voleva il miracolo della sua guarigione. Lui mi ha risposto che come regalo voleva una sorellina. Sapeva che non ce l’avrebbe fatta e non voleva che restassi sola. Voleva una femminuccia per farmi avere una compagnia, ma non una sostituzione. L’ultimo desiderio lo ha espresso pensando a me».

È morto il 2 giugno del 2013 a 9 anni e mezzo quando risuonavano i rintocchi delle campane alle 12 del Corpus Domini.

«Ero sdraiata nel letto accanto a lui. In quegli attimi la mia mente ripercorreva tutta la sua vita. Mi ricordavo quando aveva 2 anni e mezzo e mi diceva: “Mamma. Tu sei l’anima della mia anima”. Allora io gli chiedevo spiegazioni. “Cos’è l’anima, Antonio?”. E lui: “Quella cosa che abbiamo nel petto”. Quando stava per andare via ho poggiato la mia bocca sulla sua e quando ha esalato l’ultimo respiro, ho tirato il suo respiro dentro di me. Per me è come se lo avessi ripreso dentro di me. La sua anima è dentro di me e non l’ho lasciata andare via. Lo custodisco dentro di me».

La vita di Marzia si insinua dentro un tunnel nero molto lungo da cui si ha l’impressione di non uscire mai. Si ha solo la luce sufficiente per andare avanti. Passo dopo passo.

Una natura contaminata, uccelli tropicali, scimmie che si dondolano sui rami. Cominciava così il video musicale di Earth song di Michael Jackson, il preferito di Antonio appassionato e talentuoso batterista rock. Subito dopo lo scempio. La foresta rasa al suolo dalle ruspe. Non ci sono più né albe, né tramonti, né pioggia, né campi fioriti. Solo guerre e morti, industrie che inquinano, la morte di una bambina che giocava in bicicletta. «Cosa abbiamo fatto al mondo?». Intona il grido di dolore di Jackson. Finché un vento impetuoso ristabilisce l’ordine sulla Terra. Gli alberi tagliati si rialzano in piedi, un ragazzo ucciso dalla guerra riprende vita, l’inquinamento scompare. Marzia legge ora quel video come una anticipazione di tutto ciò che sarebbe avvenuto.

Pochi giorni dopo la morte di Antonio sa del disastro ambientale della “Terra dei fuochi”. Tramite una ricerca su Internet legge le denunce di don Maurizio Patriciello che parlava di un’altra vittima, un altro bimbo morto, un’altra vittima della “Terra dei fuochi”.

Ad una marcia di protesta incontra don Maurizio. Lo avvicina, si presenta, gli dice di Antonio. Don Maurizio la sprona a non guardare al proprio dolore ma a lottare per quello degli altri: «Se vogliamo dare delle risposte alle nostre domande, camminiamo fianco a fianco e cerchiamo di risolvere e di capire tutto quello che ci sta accadendo». Per Marzia tutto cambia, è il punto di svolta della sua vita. Da allora comincia la sua battaglia accanto alle altre mamme. Studia, si documenta. Con altre mamme fondano l’Associazione Noi Genitori di Tutti.

Hanno in comune il dolore sovrumano di avere un figlio in cielo. Bambini diventati angeli troppo in fretta, fiori recisi dal cancro in una terra scempiata dallo smaltimento illegale di rifiuti industriali. Insieme hanno deciso di dedicarsi alla denuncia di quanto accade da più di trent’anni e di adoperarsi a difesa dei bimbi che vivono in Campania tutelando l’ambiente e il diritto alla vita.

«Da allora abbiamo cominciato a chiedere bonifiche e fondi per la prevenzione. Denunciamo camorristi, industriali, politici. Combatto perché per amore di Antonio non accada più la stessa cosa».

L’associazione sostiene le famiglie nei loro viaggi della speranza verso il Gaslini di Genova, aiuta economicamente le famiglie meno abbienti, il loro sogno è che un giorno questa associazione possa occuparsi dei bambini sani e non degli ammalati.

«Ogni volta che bacio un bambino – conclude Marzia – è come se baciassi Antonio. Nei loro occhi rivedo i suoi».

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