Quando gli italiani migravano in America

Nella Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, l’economista ricorda, con un post su Facebook,  le antiche migrazioni e l’importanza che può avere un atto, anche piccolo, di fraternità compiuto oggi nei confronti di una persona sconosciuta

Colazione nel suggestivo New York Hotel, da dove partivano i migranti per l’America. Vedo una signora con alcune etichette sventolanti nel suo vestitino (pezzo unico, sportivo ed elegante). Chiaramente l’aveva messo all’incontrario. Osservo le cuciture: conferma. E mi dico: avrà un marito o un’amica che glielo dirà? Ma se è sola ed esce così? Allora ho pensato di diventare il suo “amico prestato” per 5 minuti. L’ho avvicinata, le ho detto la cosa, lei prima ha negato; poi, tastando l’etichetta dietro sul collo, un po’ rossa ha ringraziato. E ho pensato: nessuna persona è così lontana da non essere mio prossimo.

Ho festeggiato così la mia giornata del migrante: in un hotel che parla di antiche migrazioni e con un piccolo atto di fraternità/sororità civile ad una “sconosciuta”. Nessuno ci sfiori invano.

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