Firenze, mostra virtuale agli Uffizi

L’arte interpreta il miracolo, dal Tre al Novecento. La Galleria degli Uffizi propone un itinerario lungo i secoli grazie a quindici opere dai musei fiorentini
Mostra Uffizi dal sito ufficiale

La bibbia e i vangeli raccontano storie di interventi miracolosi che l’arte ha rappresentato fin dai primi secoli. Guarigioni da malattie ad opera di Cristo, di Maria e dei santi hanno attirato la devozione dei  fedeli per secoli e gli artisti che ne hanno interpretato il fervore e la speranza.

Fra gli episodi più ricorrenti fin dall’antichità cristiana la Resurrezione di Lazzaro  o la Guarigione dei cieco nato. In epoche poi attraversate da malattie di ogni genere, da pestilenze ricorrenti l’invocazione a Dio e ai santi si è espressa attraverso la creazione di opere artistiche – veri e propri oggetti mediatici – adatte  ad invocare la protezione divina.

Anche oggi pestilenze e malattie non mancano. Bene ha fatto perciò la Galleria degli Uffizi a proporre un mostra itinerario lungo i secoli, grazie a quindici opere dai musei fiorentini, che illustrino il percorso dell’arte su questo soggetto, a cui si sono dedicati maestri grandi e piccoli.

Pietro Lorenzetti verso il 1340 ha dipinto la tavola con le storie della Beata Umiltà, un fiction concentrata in alcune scene ricche di colore e di una ambientazione attuale (per l’epoca). La monaca guarisce con la sola benedizione un frate malato ad una gamba che rischiava di perdere, sulla soglia del convento che sembra un palazzo trecentesco. Il pittore senese ama le tinte vivide e luminose che lo rendono un abile narratore così che ogni scena è gustosa e facile da comprendere per i l fedele, ed emozionante  per la sua innocenza per noi.

IL Beato Angelico (1440) racconta la storia dei due santi medici Cosma e Damiano – protettori della famiglia fiorentina- nella predella della Pala di San Marco. Un capolavoro di freschezza: i due santi sostituiscono la gamba malata del diacono Giustiniano con quella di un etiope morto. Tutto s i svolge all’interno di una camera da letto, i due sembrano veri medici sul tavolo operatorio. L’immediatezza realistica del miracolo.

Sono ancora Cosma e Damiano, nella mostra virtuale, presenti nella pala della Madonna col bambino e santi del Botticelli, mentre Francesco Botticini (1471-14712) raffigura i Tre Arcangeli Michele Raffaele e Gabriele in una vasta tavola. Tre figure monumentali: al centro Raffaele guida i l giovane Tobia che porta il pesce che guarirà il padre Tobia dalla cecità, ai lati Michele armato contro satana – la malattia del peccato – e Gabriele con il giglio dell’annunciazione a Maria, colei che dona le grazie.

Interessante lo stendardo che il Sodoma ha dipinto su tela per Siena nel 1525: da una parte Maria  in alto e  i santi  protettori della città,  dall’altra la figura dell’atleta di Dio il martire  San Sebastiano da secoli  protettore contro la peste. Un giovane eroe rinascimentale perfetto e languido, modello di bellezza e di fede.

In mostra possiamo poi ammirare un disegno  di scuola raffaellesca sul Miracolo del cieco nato,  la piccola tela con san Filippo  Neri che guarisce papa Urbano VIII dalla gotta di Pietro da Cortona (1640), molto curata, per passare  fra gli altri a San Pietro che guarisce  i malati con l’ombra del parigino Laurent de  la Yre (1650) e arrivare alla luminosa acquaforte di Rembrandt (1647-1649) di Cristo che guarisce  i malati. Una epifania spettacolare del miracolo come illuminazione collettiva da parte della figura trasparente del Messia, vero bagliore sulle miserie umane, di grande commozione.

Si chiude con il San Sebastiano (1943) di Giovanni Colacucchi, un ritratto di spirito laico di un martirio giovanile e in tempo di guerra.

C’è da vedere e da pensare, soffermandosi davanti a queste opere una per una. Portano una grande pace.

 

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