Firenze, le mostre alla Galleria degli Uffizi

Verso i 500 anni dalla morte. Le acque di Leonardo da Vinci

Bisogna osservare  bene Il Battesimo di Cristo del Verrocchio.  Perché l’angelo di sinistra, opera del giovanissimo Leonardo, è posto accanto ad un ruscello trasparente che sgorga da una cascatella lontana,  dipinta goccia per goccia. Poi, fermarsi, nella stessa sala, sull’Annunciazione, la Vergine ragazza turbata davanti all’angelo sul prato, oltre il quale si apre un panorama di montagne scanalate nella nebbia, tra fumi e rocce. Solo dopo si può scendere a piano  terra ed entrare nella rassegna dove le pagine del Codice Leicester-  ora proprietà di Bill Gates – ci vengono mostrate nelle vetrine. E’ il mondo meraviglioso di Leonardo, l’indagatore  onnivoro. Si vedono  i codici con i testi di Strabone,  Tolomeo, Plinio il vecchio e altri lavori medievali che il Genio studiava. E poi le sue ricerche:  sulla luna, le ere della terra,  il volo degli uccelli e soprattutto l’acqua. Leonardo è attratto dall’elemento, e infatti lo vedremo in quasi tutti i suoi dipinti dalla Gioconda alla Vergine delle rocce alla Madonna con s. Anna e s.Giovannino: in apparenza sfondo, in realtà protagonista.

Le pagine del Codice, realizzato tra il 1504 e il 1508 vedono  l’acqua come microscopio della natura, ossia fonte inesauribile di scoperte. Quella natura che per Leonardo è una sorta di dio che tutto contiene e da cui tutto deriva.  Ecco  allora l’indagine:  dalla struttura di una singola goccia d’acqua alle sorgenti, dai temporali alle dighe alle paludi, fino alla possibilità dell’acqua sulla luna. La quale non è – come si pensava – una sfera di cristallo, ma è simile alla terra, con una superficie ruvida come la buccia di una noce o di una prugna. Leonardo passa osservando la terra e le sue trasformazioni – il Mediterraneo diventerà un fiume, secondo  lui -, con infinita curiosità, analizzando rocce  e uccelli, iniziando ricerche senza finirle mai. I diciotto grandi fogli, piegati in due, ognuno di quattro facciate, sono l’immagine di questo percorso insaziabile di conoscenza. Qui dell’acqua, fonte primaria  di vita, di tutto ciò che ha respiro sotto i l cielo, uomini e cose. La Natura, grande madre universale. E’ il sentimento di ammirazione verso di lei che feconda la ricerca del Genio, una passione che arriva anche a noi e ci entusiasma. Da non perdere.

L’acqua microscopio della natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci. Firenze, Uffizi. Fino al 20.1.2019 (catalogo Giunti)

Le simpatie del Vasari

Giorgio Vasari, l’autore  delle celebri Vite degli artisti, era toscanocentrico. Perciò le sue indagini sugli artisti non toscani non sono sempre  oggettive. Se per lui Michelangelo è il numero uno, e dopo lui, Raffaello, gli altri o seguono questa scia o gli manca qualcosa. E’ perciò molto interessante la rassegna “D’odio e d’amore” che parla del rapporto del Vasari con gli artisti di Bologna, città “nobilissima” dove soggiornò nel 1530 e nel 1539, trovandosi male per le invidie dei pittori locali – dice lui-, ma anche – diciamo noi – per i suoi pregiudizi verso  la scuola  emiliana. Per Giorgio, un pittore come il Correggio, se fosse stato a Roma a vedere le cose di Michelangelo e le antichità,certo avrebbe molto migliorato la sua arte, oppure il Parmigianino  era da ammirare perché seguiva la lezione di Raffaello. Invece, detestava un artista creativo e fuori schema come Amico Aspertini. In mostra, tutto ciò è visibile grazie  ai dipinti e soprattutto alla ricca  esposizione di disegni: di Vasari, Parmigianino,  Amico  Aspertini, ma anche di Salviati, Francesco Francia, Perin del Vaga, Prospero Fontana ed altri. Ossia, la cultura dei Manieristi nell’Italia di metà Cinquecento. Che fantasia ad esempio in Amico, che perfezione  nel Parmigianino. Vasari,a denti stretti, l’ha dovuto ammettere. La bellezza dell’arte  non era solo in Toscana: questa rassegna lo dimostra.

D’odio e d’amore Giorgio Vasari e gli artisti a Bologna. Uffizi, fino al 2 dicembre (catalogo Giunti)

 

 

 

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