Finché ci rivedremo in Paradiso

Quando Dio si fa presente e interviene nella vita quotidiana.
Palazzi della Grand Place di Bruxelles

Una mia conoscente soffriva molto per la morte del padre, pur essendo trascorsi già diversi anni. Un giorno, passando in una libreria, avevo notato un libro dal titolo Finché ci rivedremo in Paradiso. «Ecco un dono adatto per quella persona!», mi sono detta. E l’ho comprato. Poi però o non mi veniva l’ispirazione per scrivervi una dedica, o mi sfuggiva l’occasione per consegnarlo alla destinataria. Finalmente mi sono decisa a mandarglielo per posta. Poco tempo dopo, mi giunge una telefonata: era la mia conoscente, stupefatta per quel regalo arrivatole giusto il giorno dell’anniversario della morte di suo padre. Non solo: quella mattina stessa lei gli aveva chiesto un segno dal Cielo. E nell’aprire il pacchetto aveva letto: Finché ci rivedremo in Paradiso.

M.V.

 
Vino per lo zio
 
Con l’aumento di stipendio ricevuto da mio marito avremmo voluto pagare due rate mensili alla volta per finire di pagare prima del tempo la nostra automobile. Abbiamo invece deciso di destinare quella somma mensile in più ad una famiglia in difficoltà economiche per il licenziamento del papà. Poco dopo, i miei, senza essere a conoscenza di nulla, mi hanno regalato una somma corrispondente alla cifra necessaria per finire di pagare l’auto.
Di nuovo la provvidenza ci è venuta incontro in occasione del compleanno di uno zio. Volevamo regalargli una bottiglia di vino di marca, ma per la spesa eccessiva ho ripiegato su una torta fatta in casa.
Mi accingevo a impastare il dolce, quando arriva un fattorino con un pacco per me. Doveva esserci uno sbaglio: non aspettavo nessun pacco. «Eppure – ha replicato lui – questa è la sua firma sul biglietto della lotteria che lei ha vinto». «Adesso che ci penso, mi è stato regalato proprio un biglietto di una lotteria…». Apro il pacco: è una bottiglia del vino preferito dallo zio!

C.H.

 
Un passo decisivo
 
Nel mio condominio abita una vedova rimasta sola dopo il matrimonio dei due figli. Una volta l’ho invitata a trascorrere una serata da me. Mi ha confidato tra l’altro che, per non sentire più il peso della solitudine, aveva accettato di convivere con un amico. Ma ora non era più sicura che fosse un bene restare insieme. L’ho ascoltata a lungo. E alla fine, richiesta di un parere, le ho risposto che, secondo me, quel rapporto andava troncato. Essendo lei pure credente, ma non praticante, l’ho lasciata assicurandole che avrei pregato perché fosse ispirata a fare ciò che era meglio.
Dopo una decina di giorni, quella signora mi ha annunciato che aveva trovato la forza di lasciare definitivamente il compagno. Era raggiante dopo quel passo decisivo, ed ora desiderava solo ritrovare il contatto con Dio e con i sacramenti.

M.C.

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