Fatti e opere di bellezza

Recentemente fatti ed eventi diversi ricercano ed indagano la bellezza come un bisogno primario. Ci salverà la bellezza: parafrasato da Dostoevskij, lo slogan campeggia sui manifesti che ancora tappezzano la città di Torino. È il filo conduttore del salone internazionale del libro; un motto che contiene una sfida: Misurarsi con la bellezza, riuscire a metabolizzarla avviando una metamorfosi spirituale, nel tentativo di raggiungere una sfera superiore di conoscenza e di autocostruzione. Le conferenze indugiano sul limite che separa il bello dal brutto, il buono dal cattivo e, in primo luogo, l’insopprimibile necessità dell’uomo di dare un senso alla propria esistenza attraverso qualcosa che lo superi: quel di più che solo la letteratura, l’arte, la musica possono esprimere. Senza bellezza perdiamo la nostra umanità, dice invece in una recente intervista lo scrittore-filosofo Sergio Givone. Egli addita il rapporto ossessivo-compulsivo della nostra società nei confronti di una bellezza sempre più vuota e sempre più bramata, comprata, votata. L’amara affermazione trova conferma accendendo la tv: ultimissima, la réclame di un depilatore cui è affidato di esprimere il senso vero della bellezza. Ancora: Ciò che è buono è anche bello, ma questa verità va cercata nella prova, nella sospensione, nella sfida di una malattia…. Così si è espresso il regista Eugenio Cappuccio a proposito della tematica affrontata dal suo film Uno su due. Ma le sue parole vanno oltre, ci indicano una via: rifuggendo dal lezioso, dal gradevole e da tutto ciò che oggi la vuole facile e veloce , la bellezza si rivela piuttosto sotto le pieghe più profonde del vissuto, nel quotidiano duro che si illumina di conquista, scoperta, stupore, in tutto ciò che di straordinario possiamo scorgere sotto l’ordinario. Sazia questa sete di bellezza che il mondo sente. Le parole di Chiara Lubich rimbalzano come un’eco di manifestazione in manifestazione. Una visione profonda di Dio come bellezza che può essere ricreata dall’artista, rivelandola nascosta in ogni aspetto del mondo e dell’uomo. Sono solo alcune pennellate fra le tante che oggi sembrano indicare l’urgenza di un riscatto: la bellezza non è superfluo piacere, ma qualcosa di costitutivo. Se di bellezza siamo fatti, per scoprire chi siamo, per ri-crearci e salvarci, c’è bisogno di fatti che la risveglino, per simpatia, in ciascuno; c’è bisogno di opere che la mostrino e scoprano, come un’isola, la facciano emergere.

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