Eliminare la violenza e le molestie nel mondo del lavoro

La Commissione europea esorta gli Stati membri dell’UE a ratificare la Convenzione internazionale sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, mentre Colao, che guida la task force per risollevare l'Italia dopo il Covid 19, propone misure per favorire la parità uomo-donna e la tutela delle vittime di violenza.  

La Convenzione sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, in particolare nei confronti delle donne, riconosce chequesti due fenomeni possono rappresentare una violazione o un abuso dei diritti umani e una minaccia alle pari opportunità.

La Convenzione è stata adottata nel giugno 2019, in occasione del centenario dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e costituisce il primo strumento internazionale che introduce norme internazionali in materia di violenza e molestie legate al lavoro.

Secondo l’indagine sulla violenza contro le donne condotta dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, nell’Unione europea (UE) una donna su due dichiara di aver subito una qualche forma di molestia sessuale almeno una volta dall’età di 15 anni. Sul totale delle molestie sessuali, nel 32% dei casi segnalati il molestatore è collegato al luogo di lavoro della donna: spesso si tratta di un collega, di un capo o di un cliente.

Non essendo membro dell’OIL, l’UE non può ratificare le Convenzioni OIL poiché solo gli Stati membri possono farlo. Quando uno strumento dell’OIL rientra nell’ambito delle competenze dell’UE è necessaria una decisione del Consiglio dell’UE che ne autorizzi la ratifica. Pertanto, la Commissione europea ha adottato una proposta di decisione del Consiglio dell’UE grazie alla quale gli Stati membri potranno progredire nel processo di ratifica a livello nazionale della Convenzione sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro.

Guy Ryder, direttore generale dell’ILO, ritiene che «i nuovi standard riconoscono il diritto di tutti a un mondo del lavoro libero da violenza e molestie». Secondo Nicolas Schmit, Commissario per il Lavoro e i diritti sociali, «la nuova Convenzione è uno strumento internazionale indispensabile per tutelare il diritto di tutti a un luogo di lavoro libero dalla violenza e dalle molestie».

Per Helena Dalli, Commissaria per l’Uguaglianza, «la violenza nei confronti delle donne sul luogo di lavoro riguarda tutti noi. Certamente le vittime sono coloro che soffrono maggiormente, ma anche i loro colleghi e le loro equipe lavorative subiscono conseguenze. La Convenzione internazionale è la soluzione giuridica che fa in modo che uomini e donne non subiscano violenze e molestie sul lavoro». Dalli lancia un appello agli Stati membri, ma anche ai singoli cittadini: «Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte al fine di ottenere un cambiamento reale per la parità di genere».

Intanto, in Italia, la task-force di Vittorio Colao per far ripartire l’Italia dopo il clou della pandemia da Coronavirus, ha elaborato una serie di proposte per contrastare la violenza sulle donne, sostenere la presenza delle donne nella società e sui luoghi di lavoro, ma anche favorire la parità uomo-donna. In breve, il piano prevede, tra l’altro, un aumento a 15 giorni del congedo parentale per i padri, un incremento degli asili nido, l’introduzione di forme di sostegno alla maternità per le lavoratrici autonome, un contributo per le donne vittime di violenza, un aumento delle risorse per centri antiviolenza e case rifugio, un assegno unico per ciascun figlio,  la valutazione dell’impatto di genere di qualsiasi legge e incentivi per l’occupazione, favorendo l’assunzione di donne vittime di violenza.

La cultura gioca un ruolo essenziale e, in Italia, essa è intrisa di stereotipi sul ruolo della donna. Infatti, la task-force propone di iniziare dalla scuola per sostenere la parità uomo-donna, favorire l’avvicinamento delle bambine alle materie scientifiche, promuovere lo sport femminile riconoscendo un maggiore professionismo, ecc.

Altre misure riguardano la parità di stipendio di uomini e donne, da raggiungere attraverso regole di trasparenza, nonché l’introduzione di quote di genere negli organi apicali e consultivi, favorendo anche la partecipazione delle donne nelle istituzioni, negli enti pubblici, nei partiti politici, nelle fondazioni e nel terzo settore.

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