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Elezioni, ruspe e campi rom

Con la visita a Roma del leader leghista Salvini, emerge inevitabilmente la questione della segregazione dei cosiddetti “nomadi”. L’esempio della possibile integrazione che arriva da Alghero nella dichirarazione di Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato
CAMPI ROM FOTO ANSA

Il candidato in pectore del centrodestra a Roma, Guido Bertolaso, nelle sue prime esternazioni pubbliche ha espresso un giudizio sulla “condizione di vessazione” subita storicamente dai “rom”. Dichiarazioni che hanno fatto insorgere il leghista Matteo Salvini che, nei giorni scorsi, ha visitato nella Capitale uno dei luoghi dove la politica ufficiale raramente arriva: il campo nomadi di via Salviati, posto nell’estrema periferia est tra le zone Collatina e Prenestina.

L’intento del leader lombardo è stato quello di dimostrare la reale condizione di disagio che vivono molti cittadini italiani che abitano spazi destinati a raccogliere tutte quelle contraddizioni della metropoli che sfuggono nella cronaca del “Palazzo”. Salvini è stato accolto dai suoi sostenitori, con tanto di esibizione di ruspa giocattolo, da una nutrita pattuglia di giornalisti ma anche dagli stessi nomadi che non si sono sottratti alle sue domande.

Anche Bertolaso, dopo aver già definito la critica condizione dell’Urbe («città terremotata»), ha rilasciato dichiarazioni puntuali a Il Secolo D’Italia, per ribadire che «oggi, a Roma come in altre città italiane, gli insediamenti rom rappresentano spesso un problema; donne e bambini vengono sfruttati per mendicare o fare piccoli furti, si creano contesti socialmente inaccettabili e tutto ciò rappresenta un disturbo alla pacifica convivenza. Serve una nuova strategia».  

Sulla necessità di chiudere i campi destinati a rom, sinti, ecc…, esiste, da tempo, una campagna di mobilitazione civile da parte dell’associazione 21 luglio perché, fanno notare i suoi esponenti, «vivere in un “campo rom” non è un privilegio; al contrario, è una condanna». Per l’associazione, che promuove i diritti delle comunità rom e sinti in Italia, i “campi nomadi” rappresentano una segregazione inaccettabile, «un’anomalia tutta italiana: il nostro Paese è l’unico in Europa dove esistono “campi per soli rom” istituzionali».  

La soluzione per «superare i “campi” e l’assistenzialismo inutile e inefficace» si può trovare nei  percorsi di inclusione sociale volti a favorire «la fuoriuscita da tali ghetti etnici di persone in emergenza abitativa».

Su questa linea inclusiva, basata su un forte legame sociale, abbiamo messo in evidenza su Città Nuova l’esperienza emblematica che sta avvenendo nella città di Alghero in Sardegna. A partire da tale esempio concreto, abbiamo chiesto una dichiarazione a Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato della Repubblica, che è intervenuto recentemente, il 30 gennaio 2016, nella bella e fiera città catalana ad un convegno di un’intera giornata che ha visto la partecipazione delle famiglie rom accolte in città e dei loro ospitanti, oltre ad associazioni, istituzioni, mondo universitario e della stampa ( approfondimento sul numero in uscita del mensile Città Nuova).

"Il superamento dei "campi nomadi" – ci ha detto Manconi (leggi l'articolo "Campi nomadi contro i diritti umani") – si può e si deve fare: noi della Commissione diritti umani del Senato riteniamo che i campi siano stati e continuino a essere oggi il principale fattore di ghettizzazione e, allo stesso tempo, quasi un incentivo ai processi di auto-ghettizzazione". Per il presidente è ora di invertire la rotta e lo si può fare mediante buone prassi e attraverso l'azione di amministrazioni locali intelligenti, proprio come sta accadendo ad Alghero.

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