Elezioni legislative, frammentazione alla francese

Le elezioni francesi certificano al secondo turno l’instabilità del quadro politico, già evidenziata al primo turno. Macron perde la maggioranza assoluta e dovrà scendere a patti con un partito di minoranza. Saranno i repubblicani? Oppure la sinistra di Mélenchon? Le possibili conseguenze sul panorama ucraino.
Jean-Luc Melenchon (AP Photo/Michel Euler)

L’ultimo baluardo della stabilità dei sistemi elettorali europei sembra franare. Anche la Francia è stata colpita dal morbo della frammentazione dell’elettorato e della conseguente composizione sminuzzata del parlamento. In realtà il fenomeno era cominciato già ai tempi di Sarkozy, ma ora ha compiuto la sua parabola. In realtà, altre volte il sistema francese era stato messo a dura prova dalla cosiddetta cohabitation (il primo a sperimentarla fu Mitterrand che si trovò con un parlamento in maggioranza di destra e un premier coriaceo come Chirac e poi Balladur a capo del governo, salvo che poi fu lo stesso Chirac, da presidente, a dover “sopportare” il premier socialista Jospin), ma allora era almeno chiaro chi aveva la maggioranza in parlamento. Questa volta, invece, i numeri stanno lì a certificare la mancanza di un chiaro vincitore.

Emmanuel Macron (AP Photo/Michel Spingler, Pool)

Questi i dati per i 577 seggi dell’Assemblea nazionale, con maggioranza assoluta a 289 seggi: Ensemble! (Macron) ha ottenuto 245 seggi (ne aveva 341), il 38,6 per cento dei voti; Nupes (sinistra di Mélenchon) 131 seggi e il 31,6 per cento dei voti; Rassemblement National (destra di Marine Le Pen) 89 seggi per il 17,3 per cento dei voti; repubblicani 61 seggi e 7 per cento dei voti. Il sistema a doppio turno con collegi uninominali non è quindi riuscito a dirimere le parti: Macron perde voti, la sinistra unita da Mélenchon guadagna in seggi e in voti, mentre, alla fine di un lungo percorso assai accidentato, Marine Le Pen riesce ad avere un suo cospicuo gruppo di parlamentari, ottenendo la bellezza di 89 seggi quando ne aveva solo 8 nel precedente parlamento. I repubblicani, eredi del gaullismo e del Rassemblement pour la République di Chirac, non hanno ottenuto che pochi seggi, 61, ma sufficienti per essere l’ago della bilancia.

La sola maggioranza oggi possibile politicamente sembrerebbe quella che metterebbe assieme Ensemble! e, appunto, i repubblicani. I quali, però, sembrerebbero propensi a non cadere nell’abbraccio con Macron che molti dei suoi sostenitori riterrebbero mortale. Appare improbabile un governo di Macron con la sinistra, e tantomeno con la destra, entrambi governi che andrebbero contro la natura stessa dell’attuale presidenza, votata all’equilibrio centrista, contro le estreme. Ma la premier in carica, Élisabeth Borne, si trova a dover cercare a tutti i costi una nuova maggioranza, visto che tra il resto ha perso tre dei suoi principali ministri, e allora nulla può essere dato per certo.

Marine Le Pen (AP Photo)

Insomma, la Francia conosce anch’essa il morbo che sta colpendo quasi tutte le democrazie europee e occidentali, con il tramonto dei partiti forti tradizionali e la decisa tendenza al protagonismo anche dei piccoli leader. «Benvenuta nel club!», verrebbe da dire, se non fosse che la società francese, erede e talvolta nostalgica di certezze monarchiche, si ritrova a dover affrontare un inedito panorama politico sbriciolato. È la conseguenza di un mondo complessificato e, mai dimenticarlo, digitalizzato, cioè sottoposto a quelle armi propagandistiche di grande potenza che sono i social network e la loro tendenza a creare piccoli leader senza nessun radicamento territoriale.

La domanda che le cancellerie europee, così come la Casa Bianca e il Cremlino, si pongono è legata all’attualità della guerra in Ucraina: la Francia rimarrà fedele alla Unione europea e alla Nato o, come spesso è accaduto in passato, l’Eliseo prenderà una posizione non allineata, e magari si schiererà contro ulteriore invii di armi a Kiev e cercherà un maggior contatto con Putin? Le posizioni di Le Pen e Mélenchon parrebbero spingere la Francia verso queste posizioni più defilate rispetto all’Unione e all’Alleanza atlantica, ma apparirà ben presto evidente come le grandi manovre nell’Unione cercheranno di spingere in tutti i modi per un’alleanza tra macronisti e repubblicani, per un radicamento certo nelle tradizioni europee e atlantiche.

Vedremo se, dopo i risultati frammentari del secondo turno delle legislative, la Francia conoscerà a suo turno anche la tradizione della prima repubblica italiana, ma non solo, cioè quella delle infinite consultazioni per la formazione di un governo.

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