Elezioni anticipate, pomo della discordia

Il 26 gennaio si dovrà eleggere un nuovo parlamento. Momenti di elevata tensione tra maggioranza ed opposizione. La questione morale è ancora tutta da affrontare
Martín Vizcarra

Sebbene nelle ultime giornate la crisi politica che vive il Perù sia diminuita di intensità, restano in piedi tutti i motivi del conflitto: la sostanza della democrazia, ma soprattutto la lotta alla corruzione, problema evidenziato dal fatto che tutti i presidenti dal ‘90 in qua sono indiziati di reato o condannati.

Lunedì scorso, il presidente Martín Vizcarra ha ritenuto che ci fossero i requisiti per applicare la disposizione costituzionale che gli consente di sciogliere il Parlamento unicamerale. La norma stabilisce che, se per due volte viene respinto un progetto di legge sul quale il governo ha posto la fiducia, è possibile sciogliere il potere legislativo e convocare nuove elezioni. La norma cerca di risolvere i problemi di governabilità nel caso, come accade ora, che l’esecutivo non disponga di una maggioranza e il parlamento agisca ostruendo la sua funzione.

L’opposizione controlla una settantina dei 120 seggi, di cui più di 60 appartengono a Fuerza Popular, il partito condotto da Keiko Fujimori, figlia di Alberto, ex presidente e dittatore condannato per crimini di lesa umanità e per corruzione. La stessa Keiko sconta una detenzione preventiva, accusata di riciclaggio di denaro e di finanziamento illegale. L’opposizione sta ostacolando e neutralizza le riforme che il presidente cerca di introdurre per combattere una corruzione, con tentacoli nel potere giudiziale, la cui cupola è stata smantellata in seguito a gravi scandali.

Vista la difficoltà di avanzare, e con l’appoggio di gran parte dell’opinione pubblica, a luglio Vizcarra ha inviato un progetto di legge in Parlamento, vincolato alla fiducia, che anticipava le elezioni. La maggioranza ha fatto finta di niente e non lo ha preso in considerazione. La proposta di legge contava sul parere favorevole, in quanto alla costituzionalità, di quattro dei sette giudici del Tribunale Costituzionale di cui, nel frattempo andavano rinnovati sei membri. Contraria alle elezioni anticipate, l’opposizione ha cercato di neutralizzare l’iniziativa nominando giudici di suo gradimento, ma utilizzando un iter per niente trasparente.

Vizcarra ha prima criticato il metodo per poi inviare al Parlamento un progetto di legge per consentire una nomina trasparente dei giudici, ponendo anche in questo caso la questione di fiducia. Il parlamento lo ha direttamente archiviato ed ha proceduto a nominare uno dei giudici per modificare a suo favore la maggioranza nel tribunale. A questo punto, il presidente ha considerato nuovamente rigettato un progetto con la questione di fiducia, ha sciolto il Parlamento ed ha indetto le elezioni anticipate per il 26 gennaio. La risposta del Parlamento ha innalzato ulteriormente lo scontro istituzionale: ha sospeso Vizcarra e ha nominato presidente ad interim la vice presidente Mercedes Aráoz. Per alcune ore la tensione è crescita pericolosamente per la presenza di due presidenti. Le forze armate e la polizia si sono pronunciati a favore di Vizcarra, mentre poco più tardi la stessa Aráoz ha presentato le dimissioni.

 

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