Educare all’impegno

La società di oggi tende ad anestetizzarci: molti cercano di evitare il dolore, cercano la raccomandazione per il posto di lavoro senza studiare, scelgono il doping per vincere senza allenarsi, vivono rapporti superficiali per paura dell’impegno di scoprirsi e ferirsi. Come dare una risposta concreta a questo modo di intendere la vita? Non vorrei che mio figlio crescesse con questa tendenza. Come educare all’impegno e alla responsabilità?. Sara – Terni La ringrazio della bella domanda che riguarda un compito antico, oggi sentito con maggior preoccupazione dai genitori, poiché si vive in società immerse in una generale tendenza al disimpegno e alla sottovalutazione delle qualità etiche del vivere civile. Il papa per primo ci richiama all’attenzione verso il relativismo etico che scansa l’altruismo e cerca solo le facili convenienze del singolo individuo. Per risponderle faccio tesoro, tra l’altro, di ciò che mi hanno detto alcuni giovani a cui ho rivolto la stessa domanda. Mi hanno risposto di aver vissuto l’educazione all’impegno e alla responsabilità in modo naturale, quando i genitori ne davano testimonianza, ma non solo: un rinforzo di ciò è stato essere coinvolti nelle scelte, piccole e grandi, che la vita familiare propone continuamente. Scelte etiche, come quelle dell’accoglienza ai più deboli (i nonni anziani, ad esempio), dell’ospitalità (i vicini di casa, ad esempio) e del servizio (il volontariato fuori casa, i compiti domestici). Scelte che permettono ai ragazzi di mettere in comune talenti e beni, anche in piccole esperienze di conoscenza del mondo del lavoro. Quindi, oltre all’esempio, è importante che i genitori chiedano ai figli la più ampia partecipazione. E questo è in contro tendenza rispetto a un diffuso modo di sottrarre ai figli la possibilità di sperimentare autonomia e di mettere a frutto l’entusiasmo e la creatività che sono propri della loro età. Una assurda modalità di educare i ragazzi di oggi li riempie di oggetti e li allontana dallo sforzo di mettersi alla prova. Consideriamo anche che queste modalità educative rappresentano un rischio altissimo per la salute mentale dei più giovani, i quali sempre più vivono la paura del futuro come i grandi, quando precocemente è stata incrinata in loro la fiducia in sé e negli altri. È quella paura di scoprirsi e ferirsi cui lei accenna nella sua lettera. Chi si salva? I ragazzi che sono stati abituati ad andare controcorrente, proprio quelli che sono stati educati all’impegno e che si sono sentiti amati in questo. Vale la pena dunque, anche sotto questo aspetto, di combattere la presunta felicità del riuscire a conquistarsi le cose senza fatica, perché si combatte la fragilità psicologica che può scaturirne. E infine vorrei ricordare che una delle qualità che più sono utili ai ragazzi in crescita è la possibilità di autovalutarsi mentre si porta avanti un progetto di vita. È una qualità che i genitori possono stimolare, orientandoli a rivedere periodicamente le loro scelte, col dialogo e con l’ascolto. spaziofamiglia@cittanuova.it

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