Economia con l’anima

Economia con l'anima

Titolo originale, testo fondamentale per comprendere la vita economica oggi, che non è più quella che conoscevamo fino agli anni Settanta. Economia con l’anima è una raccolta sistematica di editoriali di Avvenire di Luigino Bruni, docente di Economia politica all’Università Lumsa di Roma e presso l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). Questa pubblicazione merita una particolare attenzione da parte di molti, non solo per comprendere le radici profonde della grande crisi attuale, ma anche per avviare un’educazione economico-finanziaria per tutti.

 


«C’è allora un urgente bisogno di investire in educazione economico-finanziaria, perché l’unico modo per ridurre il peso e l’invadenza dell’economia e della finanza nelle nostre vite, e magari governarle con la democrazia, è conoscerle bene o almeno meglio. Questa crisi dovrebbe portare a riscrivere interamente i manuali di economia e di finanza, aggiornandoli ma anche cancellando teoremi e dogmi errati, che sono anche alla base della crisi di questi tempi»[1].

 

Non è un caso che questo libro sia uscito quasi in contemporanea con l’apertura a Loppiano della prima Scuola popolare di economia e finanza, di quelle “buone”, da diffondere anche nelle comunità, nelle associazioni, nelle parrocchie. Potremo uscire infatti da questa crisi della democrazia formandoci per liberarci dalle manipolazioni di tecnici interessati, di indici e di “ferree leggi”. Una vera cultura economica e finanziaria, fin dalla scuola primaria e via via fino all’università, consentirà di liberarsi dalle illusioni della ideologia-religione capitalistica che ci sta conducendo alla sudditanza verso nuovi principi senza volto, ma assai spietati nel togliere lavoro, fiducia e felicità.

Si nota, in questa nuova pubblicazione del prof. Luigino Bruni, una presa di coscienza progressiva delle cause profonde della “Grande contrazione” dell’economia nel periodo 2008-2013. Si evidenzia anzitutto l’errore di molti economisti di scuola anglosassone nel considerare l’economia come un ambito separato dalla vita. Tutte le pagine del testo in esame, al contrario, rivelano un’“anima” profondamente interdisciplinare, dalla teologia alla sociologia, alla psicologia, dalla storia all’economia ed alla scienza politica. Questo tipo di pensiero critico è all’altezza della complessità della realtà attuale. In secondo luogo l’alfabetizzazione economica deve riscoprire le radici umanedell’economia, che è arte di governare la casa comune e che deve tornare ad essere “economia civile”.

Finalmente l’uomo, l’ambiente, il lavoro, la comunità, la cura, la festa, il dono, i beni comuni tornano al centro dell’economia politica. È questa l’essenza di un testo che così alimenta la ragionevole speranza di un cambiamento antropologico, culturale, economico, sociale e politico necessario per ripartire e costruire il futuro. Non si potrà uscire davvero dalla crisi, infatti, senza un cambio di paradigma. Il modello di sviluppo del capitalismo finanziario non è più sostenibile. Oggi la nostra società è piena di milioni di giovani e meno giovani disoccupati, abissi di diseguaglianze, fratture drammatiche nelle nostre società. C’è perciò urgente bisogno di una politica buona che affermi il suo primato sulla finanza con un grande progetto etico, civile, politico, economico nel cuore della comunità. Bisogna ricostruire un rapporto di fondazione delle nostre esistenze con la terra, con la natura, ridare vita ad un umanesimo capace di realizzare autenticamente libertà ed uguaglianza mediante la fraternità. Da qui, si spera, l’avvento, dopo la Modernità, della “pubblica felicità” come base di una nuova epoca di lungo periodo che potrà scaturire dal cambiamento strutturale.

Come nel 1951, l’Europa deve mettere in comune la principale risorsa strategica che sta procurando una nuova forma di guerra tra i popoli del vecchio continente e del mondo: la finanza. La regolamentazione della speculazione finanziaria, uscendo dal dogma della massimizzazione dei profitti di breve periodo, sarà alla base di un nuovo Patto per l’Europa sollecitato questa volta dalla società civile, dalla sua voglia di vita e di futuro, contrassegnato da un nuovo ordine economico mondiale, più che da un ambito politico attualmente troppo debole.

Viene sottolineato spesso in queste pagine l’intreccio virtuoso tra società ed economia civile, come spinta dal basso, e buona politica che sostiene, indirizza, pone regole a tutti i livelli. C’è urgente bisogno che la politica, che è capacità di fare sintesi, offra una visione del mondo e della storia del nostro tempo con l’indicazione verso il bene comune. Così come il modello economico italiano ha saputo trovare negli anni Cinquanta-Ottanta, nel Made in Italy, un felice connubio tra cultura, famiglia, Stato, movimento cooperativo, grandi imprese, oggi serve un nuovo modello di sviluppo fondato su economia civile e mercato sociale, su una democrazia con meno finanza, caratterizzato anche dal ritorno dei politici ai loro posti di responsabilità, funzioni spesso delegate a tecnici, finanzieri ed economisti, incapaci di usare i linguaggi propri della sintesi politica.

Sono troppi i talenti impegnati negli ultimi decenni nel pre-politico del volontariato e nella “post-politica” della finanza miracolosa e dei consumi a debito. Occorre tornare ad innamorarsi della “buona politica”. Il sistema da battere è infatti quello della grande rendita finanziaria alleata con i top manager, con le varie corporazioni e categorie protette. Tale obiettivo resta comunque impossibile senza una politica alta, lungimirante e forte, in rete con tutti i soggetti a evidente vocazione comunitaria e territoriale. Sono le PMI, le cooperative, il Terzo Settore, gli enti locali efficienti, i cittadini attivi, lo Stato e l’Unione Europea che rimettono il lavoro al centro per vincere la sfida della diseguaglianza. Solo un importante e perseverante movimento di “virtù civiche” potrà salvare l’Italia, a partire dalla campagna, sostenuta culturalmente anche in questo libro, contro il gioco d’azzardo, contro le slot machine, espressioni di una nuova grave dipendenza dalla “fortuna”. Si tratta di un enorme business dei giochi e delle lotterie, pari al 4% del PIL, a danno dei più deboli, con gravissime conseguenze individuali, familiari, sociali. Premiando gli onesti, indicando ai consumatori critici locali “slot free”, l’iniziativa “la virtù batte la fortuna”, inizia a demolire la cultura della fede nel fato, nemica dei poveri, vittime privilegiate di speculatori senza scrupoli.

Uscire dal declino è possibile attraverso il lavoro, pietra angolare della nostra Costituzione. Sono i 25 milioni di disoccupati, soprattutto giovani, a rappresentare un costo umano insopportabile ed uno spreco di talenti. C’è bisogno di fiducia, di credito, di finanza civile alleata con le nostre antiche istituzioni finanziarie a vocazione sociale per far partire decine di migliaia di progetti che creino lavoro, speranza e rispetto dei giovani. Luigino Bruni esprime una vera e propria nuova (ed antica) cultura del lavoro con i suoi editoriali settimanali, pubblicati dal quotidiano «Avvenire». Egli recupera riti, simboli, cerimonie del lavoro, dalla fatica alla festa, nel cuore delle comunità e delle fabbriche, non presenti nei tristi e poveri “non luoghi” della finanza, insignificanti per l’animale simbolico homo sapiens.

In conclusione questo libro vuole dare speranza restituendo fiducia alla politica, ripartendo dal pentimento, dall’umiltà e dal “digiuno”, inteso come limite, moderazione, sobrietà con tre coordinate: la comunità, una riforma radicale della nostra scuola e dell’Università, intrecciate con il lavoro, e la povertà “cattiva” da combattere con un’alleanza tra le istituzioni ed i carismi, sentendo l’anima, il sangue e la carne della nostra gente. Un libro da meditare profondamente per capire l’economia “con l’anima”.

 

 



[1] L. Bruni, Economia con l’anima, Emi, Bologna 2013, pp.158-159.

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