Cervantes prima di Cervantes
Alejandro Amenábar si diverte un mondo, a quanto pare, a raccontare la storia di Cervantes, prigioniero del Bey di Algeri insieme ad un gruppo di spagnoli schiavizzati e rapiti dopo la battaglia di Lepanto. In attesa del riscatto, i detenuti vivono in condizioni miserevoli ma non miserabili e lui, Miguel, si diverte a raccontare loro storie che inventa. Il Bey, un veneziano ex cristiano ora islamico, duro e spietato, si incuriosisce e chiama il giovane ventottenne nel suo palazzo. Cervantes lo affascina gradualmente con le sue storie, lo sorprende e nasce fra i due, dopo alcuni tentennamenti da parte di Miguel, una love story, molto vantaggiosa per lo spagnolo che ottiene una semilibertà.
La serie dei prigionieri è mista: il terribile inquisitore domenicano che denuncia Cervantes, il prete che cerca il nipote rapito, il cristiano che si fa musulmano e tradisce gli ex amici, e così via. Fra palazzi arabescati, saune sensuali, vesti scintillanti e una vita di liberi costumi, con Cervantes che rischia la morte per una tentata fuga, il film è uno spettacolo autentico, un melodramma un po’ eroico dove il Bey, interpretato da Julio Peña, e il Cervantes del nostro Alessandro Borghi sono molto efficaci in questa cronaca “reale” – fiction permettendo – di crudeltà, astuzia, amicizie, congiure e piaceri. Prodotto raffinato che parte dall’Algeri bianca e accecante per finire con i mulini della Mancha, tra mura, acque, fughe e carceri. Onnipresente, la luce del sole. E l’intelligenza di Cervantes che scopre la sua vocazione di scrittore.
Fuze
Aspettiamoci al solito suspence, pazzie e un film “doppio”. Nel senso che mentre gli artificieri trovano una bomba inesplosa che sembra del 1940 e si affannano sotto la guida del Maggiore a disinnescarla, nel caos londinese, una banda di rapinatori tenta il colpo spettacolare ad una banca sotterranea cercando soldi e gioielli, specie diamanti. Risultato? Le due storie si svolgono parallelamente finendo però per incrociarsi. Ed è la sorpresa di un film nemmeno troppo lungo dove il personaggio chiave è appunto “fuze”, cioè il detonatore che serve a ciascuno dei due gruppi, pur con scopi differenti.
Doppia esplosione, della bomba e nella banca. Di qui, fughe, ansie, azione, vendette, crudeltà, entusiasmi, evacuazioni di massa. Insomma, anche tanta paura. E, ovviamente, terroristi mediorientali. Il consueto repertorio che il regista David Mackenzie sfrutta con piacere e libertà, ed anche un certo spirito tra l’ironico e il beffardo (specie verso gli alti gradi militari) usando al meglio gli attori Theo James e Aaroan Taylor–Johnson insieme ad un cast in forma per divertirsi a raccontare due storie che poi sono una. Fra intraprendenza, coraggio, rischio e amicizia oltre il Paese d’origine. Scivola via che è un piacere, quello dell’avventura per l’avventura.
