Con l’estate tornano i film americani di disastri aerei, navali o terrestri. In un’epoca come la nostra che vive di terrori apocalittici più o meno reali, anche un film, commerciale certo, ben organizzato come questo, descrive perfettamente ogni possibile pericolo che ci aspetta, anche all’interno di un tranquillo viaggio aereo.
È quel che succede alla linea commerciale di volo tra Los Angeles e Shangai guidata dal comandante anziano e libero Rich (un ottimo Ben Kingsley), insieme al copilota Aaaron Eckart (Ben) ansioso per il figlio malato a casa e triste per la carriera che non ha mai spiccato il volo. Dentro l’aereo c’è la fauna umana: la coppia con due bambini – la femminuccia deve proteggere il fratellino −, la signora anziana che vola a trovare la nipotina, lo smargiasso (“io sono americano!”) fumatore accanito egocentrico, i due giovani cinesi innamorati che temono di dichiararsi, il ragazzo mediocre che chatta di continuo, e così via nel ritratto in miniatura del mondo delle persone con gioie, ansie, tristezze, desideri e manie.
L’aereo ad un tratto prende fuoco, è costretto ad “ammarare” sull’oceano infestato da squali (secondo un noto topos del genere filmico). Solitudine, paura, gli squali che azzannano e uccidono, l’aereo squarciato, la corsa alle scialuppe. Come in altri racconti simili la reazione psicologica umana è diversificata: il vecchio comandante che si inabissa per salvare la gente, il co-pilota che salva un bambino isolato sulla scialuppa… tanti gesti di reciprocità necessari alla sopravvivenza comune. Tanti, tranne uno che pensa solo a sé, come a dire che nelle situazioni drammatiche ciascuno offre il suo lato migliore, o peggiore. Vince la solidarietà, per fortuna e i superstiti ricominceranno a vivere, forse in maniera diversa.
Il film, molto americano, diretto da Renny Harlin, mette insieme i consueti topoi (luoghi comuni, ndr) del genere fra momenti lievemente horror, alternati ad altri emotivi, sentimentali o avventurosi, accostati in maniera professionale, anche se ovviamente prevedibile, con una recitazione accurata ed un ritmo avvincente, tipico insomma dei film “catastrofisti”, ma non troppo. Il nocciolo del lavoro sta comunque in questo: nel pericolo o ci si aiuta, o si muore. Sullo schermo, e ben più nella vita reale. Estivo.
