Dov’è finita l’eccellenza diplomatica?

La complessità degli scacchieri arabi cozza con la volontà decisionale dei governi occidentali. La Francia impantanata in Cirenaica e Tripolitania. Tre suoi soldati muoiono a Bengasi
Tripoli © Michele Zanzucchi 2007

Una breve notizia sui quotidiani di stamani riporta d’attualità la situazione in Libia. Un paio di mesi fa le dichiarazioni belligeranti di certi governanti europei sembrava indicare che un intervento armato diretto era alle porte. Poi qualcosa si è inceppato: i servizi hanno confermato la grave frammentazione politica e militare del Paese; il governo al-Sarraj non ha mai potuto veramente insediarsi; il generale Haftar continua da solo la sua battaglia contro il Daesh e gli altri estremisti islamisti (ma i tre soldati francesi sono morti nel loro elicottero abbattuto dai ribelli mentre sostenevano un’azione del generale); la complessa e costosa guerra siriana ha consigliato di non aprire altri fronti; Obama non ha voluto appoggiare un altro intervento dopo quello sciagurato del 2011… Insomma, dietro front, e meno male.

 

Ma la Francia, e forse anche la Gran Bretagna, sono militarmente presenti in Libia, come lo sono in Siria, come lo sono in Repubblica Centrafricana, in Burkina Faso, in Mali, in Costa d’Avorio… La Francia è certamente un Paese che si sta esponendo non poco sul fronte anti-Daesh, e forse anche per questo sta pagando un tributo di sangue importante sul fronte del terrorismo da esportazione. Ma tale presenza non è certo determinata “solamente” da uno spirito democratico, da una difesa dei valori laici della République Française nei confronti di un fondamentalismo che minaccia le stesse istituzioni europee. Purtroppo ci sono infiniti interessi economico-politici che stanno dietro questi interventi, come ha dimostrato proprio l’affrettato intervento di Sarkozy (e Cameron) in Libia del 2011.

 

Stupisce che il Paese della “eccellenza diplomatica” si sia impantanato in Cirenaica e Tripolitania, così come analogamente stupisce che il Paese della “eccellenza democratica”, come la Gran Bretagna, sia scivolata sulla buccia di banana del referendum sulla Brexit. Il fatto è, credo, che troppi apparati statali, che siano diplomatici, militari, d’intelligence o amministrativi, lavorino come se l’Europa non esistesse, come se il mondo fosse ancora all’ora dell’azione del singolo Stato contro il resto del mondo. Non è più l’epoca dei facili imperialismi, è l’epoca delle sinergie e della multipolarità.

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