Donne in giallo e nero

Personaggi femminili intensi e intelligenti, modelli positivi, nelle fiction in onda sul piccolo schermo.
Lolita Lobosco

Il giallo e il nero sono colori facilmente adoperati per riempire di scorrevolezza e dinamismo la fiction italiana degli ultimi anni. Il giallo è del mistero, il nero é del crimine e del resto la nostra televisione ha sempre abbondato di investigatori indaffarati a risolvere casi: dal Commissario Maigret di Gino Cervi (da Simenon), al Nero Wolfe di Tino Buazzelli, passando per il Corrado Cattani di Michele Placido in La piovra fino all’indimenticabile Maresciallo Rocca di Proietti.

È una strada espressiva lunga e collaudata: un contenitore robusto e capiente nel quale inserire ingredienti ed argomenti, contenuti di vario livello. È una via affidabile che ha trovato alimento fortificante in vent’anni di Commissario Montalbano e più o meno parallelamente nei successi investigativi di un sacerdote spesso più bravo dei carabinieri a venire a capo dei misteri: Don Matteo. La cui principale virtù, tuttavia, la sua vera bellezza, sono lo sguardo attento sugli altri, la misericordia e il sostegno, le parole incoraggianti, sapienti, nel tempo confuso e fosco raccontato. Come fari nel presente tra le oscurità umane e le bellezze di Gubbio o di Spoleto.

E figlia di quel successo può anche essere letta l’idea (sempre Lux Vide) dell’omologa femminile di Don Matteo: la straordinaria Suor Angela di Che Dio ci aiuti, mirabilmente vestita da Elena Sofia Ricci. Anche lei, la suora con un passato difficile alle spalle e una bellissima relazione con Dio – per certi versi doncamillesca – é brava nell’osservare i dettagli per scoprire misfatti, reati, ed impedire errori umani. Ma soprattutto, come il prete in bicicletta, è abile a scavare nei cuori, a leggervi dentro e a battersi, a modo suo testardamente, coraggiosamente, umanamente e cristianamente, per rendere più dignitose, piene e felici le vite che incontra.

La vera novità di Suor Angela, però, è il suo essere donna, il suo porsi in qualche modo tra i capofila di una fiction italiana sempre più aperta alle protagoniste femminili che mentre investigano si raccontano. A riavvolgere il nastro si trovano altri precedenti, per esempio Linda e il Brigadiere, dove figlia (Claudia Koll) e padre (Nino Manfredi) risolvevano i casi, e poi Non uccidere con Miriam Leone, senza dimenticare il lavoro corale di La squadra, Distretto di Polizia e più di recente quello de I bastardi di Pizzofalcone, in cui le donne hanno comunque un ruolo centrale nelle indagini.

Ma sta aumentando la frequenza con cui la bellezza dell’essere donna è protagonista della fiction attraverso il racconto di genere: da Imma Tataranni fino a Mina Settembre e Lolita LoBosco, abbiamo creature articolate, con personalità vivaci e comuni irrisolti privati che le rendono vicine allo spettatore. Donne normali, vere, forti ma anche del pianerottolo accanto, coi loro guai, la loro pulsante interiorità e la loro lampante energia d’animo.

Sono spesso alle prese con un doppio compito: scoprire i malfattori, fare verità, e mettere ordine, trovare equilibrio nella propria vita. Sono quasi sempre in movimento dentro un contesto urbano non astratto ma connotato e di robusto impatto visivo, in certi casi vero e proprio sfondo attivo. Bellezza d’Italia, solitamente del Sud, come la Bari di Lolita Lobosco, tra le ultime a scendere in campo nelle prime serate Rai di questi ultimi anni di fiction. Interpretata da Luisa Ranieri, e liberamente ispirata ai romanzi di Gabriella Genisi, Lolita è tanto bella quanto sveglia e indipendente, e tanto brava nel lavoro quanto in difficoltà nella gestione del rapporto con la sua famiglia di origine. In qualità di vicequestore è tornata a Bari dopo molto tempo al Nord, e con intelligenza e personalità sa tenere testa ai suoi colleghi, tutti maschi, ed è stimata, autorevole e libera ma anche sola, quarantenne non omologata ad un passato al quale comunque – soprattutto nel rapporto col padre scomparso – è emotivamente legata.

Ha delle affinità con un altro personaggio recente atterrato in prima serata su Rai1: la Mina Settembre di Serena Rossi, ricavata dalla penna di Maurizio de Giovanni. Di professione assistente sociale, molto audace nello sfidare i pericoli per dare una mano ai bisognosi, con un presente sentimentale tutt’altro che stabile, Mina si muove in una Napoli caotica e verace, amabile e faticosa. Qui dentro vive la sua intelligenza (è anche psicologa) e il suo privato non facile, imperfetto, di ricerca, dopo la separazione dal marito traditore all’inizio del racconto. Anche per il lei il passato familiare bussa in fondo al cuore e il rapporto con sua madre non è una passeggiata. Tutt’altro. È audace, Mina, nello spendersi per i fragili e per questo si avventura alla ricerca di verità pericolose.

Il suo rapporto col Sud è insieme di continuità e rottura, come per Lolita e come per la Imma Tataranni di Vanessa Scalera, di professione sostituto procuratore a Matera. Ha tempra, capacità, è tosta ma sa lasciarsi andare all’ironia e al sorriso. Si è conquistata il suo spazio con fatica e intende mantenerselo portando avanti i valori della giustizia e dell’onestà. Anche lei si muove in un paesaggio non banale ma vivo, e anche in lei le indagini, lo svelamento del mistero si fondono armoniosamente con la commedia in cui traspare la vita, ribolle il mondo interiore.

È incoraggiante avere personaggi femminili non superficiali, fatti di carne e sentimenti, oltrechè di capacità investigative. Speriamo che questi segnali portino a uno sviluppo sempre più ampio e intelligente della complessa ed enorme bellezza della femminilità. Le riprese della seconda stagione di Imma Tataranni cominceranno il 29 marzo prossimo, e anche per Mina Settembre si parla con insistenza di seconda stagione. Per Suor Angela siamo ormai alla sesta, ma il personaggio è ancora in grande forma e guai a toccarlo. I numeri e le possibilità sono buone anche per Lolita Lobosco, e la speranza generale è che questa tendenza porti allo sviluppo di ritratti femminili intensi e intelligenti che sappiano essere modello positivo.

 

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