Discutendo di eutanasia

Problema non più eludibile per chi scrive e fa opinione è quello dell’eutanasia e del rispetto della vita declinante. E non basta una semplice spolverata di etica sociale, ma ormai è necessario un approccio insieme medico, bioetico, giuridico-civilista e giuridico- penale. NetOne, luogo di incontro per comunicatori ispirati dai Focolari, a Trento ha affidato una rapida sessione di formazione per giornalisti a noti esperti del campo. Per la prospettiva bioetica si è avvalso della collaborazione di Margherita Brusa, bioeticista, della Fondazione Lanza di Padova, che ha introdotto la considerazione della morte lungo la storia e fino ai nostri giorni, contrassegnati da un forte rifiuto culturale di essa. Per la prospettiva medica, invece, il dott. Alberto Marsilio, membro del gruppo di studio La cura alla fine della vita, della Società italiana di geriatria e gerontologia, si è soffermato sui cambiamenti nel processo del morire, eutanasia e accanimento terapeutico, terapia del dolore, cure palliative, indicando poi, secondo la sua esperienza, salute e malattia come beni relazionali. Per la prospettiva giuridico- civile, il prof. Andrea Nicolussi, ordinario di Istituzioni di diritto priva- to dell’Università cattolica di Milano e membro del Comitato nazionale di bioetica ha parlato di Solitudine individuale e solidarietà: il bene della vita e i paradossi della libertà sovraccaricata, con la quale ha cercato di prospettare la dimensione della relazionalità quale orizzonte fondante il discorso giuridico su questo argomento. Mentre per la prospettiva giuridico-penale, Monica Baggia, avvocato del Foro di Trento, ha considerato i risvolti penali previsti nell’ordinamento italiano, accennando alle prospettive di riforma. Interventi ricchi e riflessione serena, rigorosa ed approfondita: questo il risultato della sessione. Un servizio prezioso al nostro lavoro e alle nostre incertezze, alle pressioni di cui a volte siamo fatti oggetto, ha commentato un giornalista presente. E un secondo: Ci è stato offerto un metodo e un fondamento per riflettere, proprio su una questione su cui manca precisamente riflessione e si procede per slogan e pregiudizi. Si è fatto ordine nel tema. L’eco nei media trentini è stata notevole. Lettera aperta Tu, che sei video-giochi dipendente Ciao Giovanni, non so se il nome è giusto… ma ti chiedo dieci minuti del tuo tempo. Cinque per leggere questa lettera e cinque per fare un esperimento. So che ti piace giocare, e giocare spinto, nel mondo virtuale. So che sei entrato in una specie di voragine senza fine. Forse all’inizio era puro piacere di giocare e sfidare le tue capacità, o forse voglia di sperimentare un altro mondo diverso da questo senza senso, o forse tristezza per qualche dispiacere intimo, o forse… non so. Comunque sia, adesso il mondo virtuale dei video-giochi è diventato il tuo vero mondo reale, mentre quello vecchio del tuo corpo, della tua famiglia, della scuola o del lavoro, del giorno e della notte è solo uno sfondo di cartone che serve a mangiare, dormire e poco più. Ma anche il tuo mondo virtuale probabilmente sta diventando ripetitivo, magari condito di rabbia e/o stanchezza e/o dipendenza. Ti faccio una proposta, fai un esperimento: ogni tanto (ogni giorno?) riserva cinque minuti del tuo tempo per rientrare nel mondo reale e guardare il cielo azzurro o un panorama o qualsiasi cosa che sia concreta e bella. È un esperimento che puoi fare da solo, senza raccontarlo a nessuno. E che puoi interrompere facilmente, ma anche ricominciare quando vuoi. Non ti sto chiedendo di lasciare il tuo mondo virtuale, solo di riprendere possesso anche della parte bella del tuo mondo reale. Il motivo di questa richiesta potrebbe essere che i tuoi cari sono preoccupati per come stai buttando via la tua vita. Oppure perché, come certamente sai, esiste una intossicazione da video-giochi che a lungo andare crea modificazioni permanenti nel cervello favorendo lo stabilirsi di una vera e propria dipendenza, come qualsiasi altra droga. Potrei dirti che prima o poi sarà il tuo corpo a fermarti. Oppure che reale e virtuale stanno convergendo, per cui non riuscirai a scappare ancora a lungo nel tuo mondo alternativo. Ma il vero motivo è un altro. Ti chiedo di fare questo esperimento perché il cielo azzurro e la notte stellata sono il video-gioco per eccellenza, ma fatto da un Dio che è amore e non da un uomo. Non so se sei credente o no. Non importa. Ti chiedo solo di fare l’esperimento, magari sdraiandoti su un prato a naso in su. Se non funziona puoi sempre tornare a nasconderti nel virtuale. Ma se funziona vale la pena ripetere l’operazione. Prima da solo. Poi insieme a qualcuno di cui ti fidi e che sa apprezzare cose belle. C’è una sfida per te, Giovanni, se vuoi. Una sfida tutta da giocare. Giulio Meazzini

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