Decrescita felice e sobrietà liberante

Il presidente del Movimento per la decrescita felice, Maurizio Pallante, ci parla del suo ultimo libro “Destra e sinistra addio”, per capire quali sono le nuove categorie che potrebbero invertire la tendenza a impoverire i più poveri e i motivi per cui decrescita non vuol dire recessione
Charlie Chaplin in "Tempi moderni"

Il suo libro sostiene che “destra” e “sinistra” sono categorie politiche superate. Che cosa significa questo per la nostra società?

«Destra e sinistra sono le concretizzazioni storiche di due pulsioni insite nell'animo umano: quella all'ineguaglianza e alla competizione, e quella all'uguaglianza e alla collaborazione. Pur condividendo l'idea che lo scopo dell'economia sia la crescita della produzione di merci, si sono scontrate sui criteri per far crescere l'economia e per suddividere i redditi monetari tra le classi sociali: il mercato per la destra, l'intervento dello Stato per la sinistra. Oggi l'economia finalizzata alla crescita è arrivata al capolinea: richiede più risorse di quante gliene possa fornire il pianeta, emette più scarti di quanti ne possa metabolizzare, impoverisce sempre di più i poveri, fomenta guerre, distrugge i legami sociali e ha causato una gravissima crisi morale perché ha fatto diventare il denaro lo scopo della vita. Le opzioni politiche della destra e della sinistra non sono in grado di farci uscire da questa crisi: occorre, come ha scritto papa Francesco, una rivoluzione culturale, un nuovo inizio».

 

Un altro concetto centrale del suo libro è la “decrescita felice”: cosa intende esattamente con questa espressione?

«Per definire la decrescita, occorre precisare che la crescita economica non è l'aumento dei beni prodotti e dei servizi forniti da un sistema economico, perché il parametro con cui si misura, il Pil, è un valore monetario che si ottiene sommando i prezzi dei prodotti e dei servizi finali scambiati con denaro, cioè delle merci. Ma non tutte le merci sono beni: gli sprechi di energia, il cibo che si butta, l'abuso di medicine fanno crescere il Pil, ma non soddisfano nessuna esigenza. E non tutti i beni di cui abbiamo bisogno si possono soltanto comprare. Alcuni si possono autoprodurre o scambiare reciprocamente sotto forma di dono. Il munus, che costituisce il legame sociale, il cum, delle comunità.

 

«Questi beni non fanno crescere il Pil. La decrescita non va confusa con la recessione, cioè con la diminuzione generalizzata e incontrollata della produzione di tutte le merci, ma si realizza sia con la riduzione selettiva e guidata della produzione di merci che non sono beni, sia con l'aumento dei beni che non passano attraverso la mercificazione. La decrescita non si limita a proporre di mettere il segno meno davanti al Pil, ma introduce elementi di valutazione qualitativa nel fare umano. Richiede innovazioni tecnologiche motivate eticamente, finalizzate a ridurre l'impronta ecologica dell'umanità, insieme a cambiamenti degli stili di vita. È un diverso sistema di valori che consente di distribuire più equamente le risorse della terra tra i popoli e di avere un atteggiamento più rispettoso nei confronti di tutti i viventi. La decrescita non è un modello di società codificata, ma un processo che ognuno può contribuire a costruire con le sue scelte di vita. Non è una meta da raggiungere, ma è una strada da percorrere, ognuno secondo le sue possibilità e le sue inclinazioni, anche in modi differenti nelle varie fasi della vita».

 

Che rapporto c’è tra la “decrescita felice” e la “sobrietà liberante” di cui parla papa Francesco nella "Laudato si’"?

«Il consumismo crea una dipendenza patologica dalle cose e offre solo soddisfazioni temporanee a una sofferenza interiore che alimenta in continuazione e può essere curata solo dalla sobrietà. Ma se ci si libera dal bisogno indotto di acquistare tutte le novità che vengono immesse sul mercato si fa diminuire la domanda e si inceppa il meccanismo economico della crescita: si favorisce una decrescita selettiva. La connessione tra la sobrietà e la decrescita non sfugge al papa, che individua nella crescita economica la causa della crisi ecologica e delle ingiustizie tra i popoli, auspicando una decrescita dei popoli ricchi al fine di favorire una crescita diversa dei popoli poveri. Diversa, non basata sul consumismo e il super sfruttamento delle risorse. La sobrietà, e la decrescita che ne consegue, sono due tasselli fondamentali e interconnessi della rivoluzione culturale auspicata da papa Francesco».

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