Dal turismo solidale una speranza per Amatrice

Sono iniziate nella città reatina le celebrazioni in ricordo delle 239 vittime del terremoto del 24 agosto 2016. La situazione nelle regioni colpite. La voci della comunità e dei turisti nel luogo simbolo della tragedia.

Con una fiaccolata nella notte a ricordare le 239 vittime ad Amatrice, luogo simbolo del terremoto del 2016, è iniziato il primo anniversario del sisma in Centro Italia. Poi una messa in mattinata nella tenda-base al campo sportivo con il premier Paolo Gentiloni e alle 17 un’altra messa presieduta dal vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, nella zona della Sae di Pescara, frazione di Arquata del Tronto.

Ad oggi le persone ospitate in moduli abitativi, strutture ricettive e comunali, alberghi e container sono ancora 7.500 circa. 40mila persone hanno scelto il Cas (Contributo di autonoma sistemazione). 200mila le verifiche effettuate su edifici pubblici e provati, mentre ne mancano all’appello 14mila. Per quanto riguarda le scuole, su 2.600 edifici ispezionati, il 66% è risultato agibile. I dati sono quelli della conferenza stampa tenutasi il 21 agosto a Palazzo Chigi per fare il punto sulla gestione dell’emergenza terremotoin Centro Italia alla presenza del premier Gentiloni, il nuovo Capo Dipartimento della protezione civile Angelo Borrelli e ai Presidenti delle regioni interessate.macerie-ad-amatrice-un-anno-dopo-il-terremoto-foto-di-mariagrazia-baroni

Un paese diverso
Amatrice oggi è la zona rossa con il centro storico raso al suolo e la nuova area dove sono sorte le Soluzioni abitative di emetrgenza (Sae), il Centro commerciale e l’area food con i ristoranti. Nella zona rossa in questi giorni procedono i lavori di smaltimento delle macerie. Si parla del nuovo borgo che sorgerà al posto della cittadina, ma che al momento è un plastico in scala 1/100 in cui è prevista una piazza, il recupero degli edifici ante 1930 e che dovrà  prevedere le più moderne tecnologie come  accade per le smartcity.

Ma l’idea piace ai cittadini? Al momento la popolazione sembra più concentrata a realizzare un passo dopo l’altro. Massimiliano, quarant’anni, residente in una frazione vicino mi spiega: «La mia casa è stata dichiarata inagibile. Ho una azienda agricola di allevamento di bestiame. Mia moglie ha partorito durante i giorni della forte nevicata di gennaio. La cosa che mi sembra più importante in questi mesi è che occorre adattarsi il più possibile».

E in effetti solo questo mese ha riaperto il supermercato chiuso dopo il 24 agosto e da appena pochi giorni nell’area del Centro commerciale sono attivi la lavanderia, il bar pasticceria e un’edicola: «Fino a poco tempo fa dovevamo percorrere fino a 30 Km per raggiungere il supermercato più vicino e leggere un giornale, come facevo prima del terremoto» mi dicono.

amatrice-un-anno-dopo-il-terremoto-foto-di-mariagrazia-baroniAll’entrata del paese, dov’è segnato il km 0,00, c’è l’Area Food che raggruppa in strutture di legno e vetro 3 degli 8 ristoranti storici che hanno riaperto. Tra questi c’è anche l’Hotel Roma, tristemente noto alle cronache per il decesso di diverse persone tra turisti e personale. Alessio Bucci, uno dei proprietari, è un sopravvissuto. Era rimasto diverse ore sotto le macerie con la moglie Tiziana: «La vita sta riprendendo anche se con molta lentezza. Il ristorante in questi giorni ha ripreso a lavorare e siamo sempre pieni».

E in effetti Amatrice in questi giorni è letteralmente “invasa” da persone provenienti da più parti d’Italia. Tra quelli che tornano ad Amatrice ci sono anche i volontari che hanno prestato soccorso il 24 agosto. Tra loro c’è Alessandro Giulivi, de l’Elitaliana, che era a bordo del primo elicottero che ha raggiunto Amatrice la notte del 24 agosto: «C’è un cambiamento in atto, ma tutto era fermo fino a poco tempo fa».

Tra i visitatori c’è una coppia con bambini, di Varese, in villeggiatura in Abruzzo, che hanno voluto dedicare una visita ad Amatrice e ad Accumoli dove «ancora più forte è la disperazione poiché mancano più strutture». E sembra che dal confronto di  più voci si possa parlare di un vero e proprio turismo solidale. Me lo confermano due coppie di coniugi provenienti una da Teramo e l’altra da Roma: «Volevo far visitare questi luoghi a mia cognata. Il nostro lo definiremmo un turismo solidale. Venivamo qui anche prima del sisma e mi sembra giusto continuare per far ripartire queste terre andando a mangiare un piatto di amatriciana».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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